Economia, pandemia, global warming, geopolitica, crisi di governo e la guerra dietro casa in rapida successione e senza che se ne veda alcuna luce in fondo al tunnel, senza dimenticare la vita di tutti giorni per gli affanni di chi telefona, posta sui social, whatsappa e invia mail su quel che verrà, dalla cupezza per la quarta dose e se rimandarla o no in attesa del vaccino contro il vaiolo delle scimmie; l’ottimismo mediterraneo, soprattutto quello italiano, in questo “solare” periodo dell’anno ha sempre gettato acqua sul fuoco sui guai dissipando nubi e spianando ogni orizzonte verso l’immancabile lieto fine, tanto santificando le ferie quanto bandendo stress, tanto dimenticando gli affanni quanto rasserenando i vicini di ombrellone, così da “bannare” le malsane imprevedibilità nella certezza del lieto fine, che tanto (come sempre), prima o poi arriverà.

E’ (forse) anche da qui che nasce il vizio dell’indifferenza, sia per la paura di rimetterci sia per la svogliatezza di combattere per la verità anche in presenza di un fatto grave, scegliendo di contro cogliere gli attimi ben più gradevoli di stare per i fatti propri a godere le ferie agognate da mesi che generano distrazione e disconnessione dalla dipendenza digitale di tutti i giorni; è anche da questo poco edificante trend che si teme in occasione del turno elettorale delle politiche del 25 settembre il fenomeno “astensionismo”, un brutto ricordo del recente passato dove quasi la metà della popolazione “voltò le spalle” al diritto/dovere del voto innescando una crisi di rigetto, ancor oggi senza soluzione, che ha investito tutto il sistema sia da destra che da sinistra senza che nessuna “Istituzione” sia stata in grado di farvi fronte e che diventerà guaio ancora peggiore quando come prevedibile prima o poi “minerà” i poteri di cui la Costituzione investe il Capo dello Stato.

Benzina questa per il vecchio sogno nel cassetto del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi sul tema del presidenzialismo che tanto trovato sponda da parte dell’alleata di coalizione di centrodestra Giorgia Meloni (FdI) da lei definito “cosa seria che garantisce stabilità”, quanto contrarietà da parte Pd da sempre nettamente contrario e intento com’è nel far muro e a difendere la Costituzione, mentre “Terzo Polo” di Calenda e Renzi più a spostare l’attenzione elettorale sul premierato ovvero l’elezione diretta del Presidente del Consiglio; su Mario Draghi (ex premier), chiamato a suo tempo per eseguire il mandato affidatogli dal Presidente della Repubblica, pochi gli accenni all’inizio di una campagna elettorale rovente che sembra bypassare questo recente passato dove giochi e sgambetti di corridoio, ripicche personali e tornaconti elettorali hanno affossato l’ultimo esecutivo Draghi, abbandonato da Giuseppe Conte, da parte del movimento di Grillo, dalla Lega di Matteo Salvini e da Berlusconi che hanno privilegiato gli interessi di bottega alle responsabilità.

Troppo tardi per dire che cosa sarebbe successo se un evento imprevedibile avesse potuto cambiare il corso degli eventi di quel governo, la certezza rimane quella che senza un partito alle spalle in Italia non si può fare politica, ecco perciò il progetto “campo largo” del Pd del segretario Enrico Letta tendente ad ampliare la coalizione di centrosinistra soprattutto su alcuni punti forti annunciati, come l’azzeramento dei contributi a tempo indeterminato per i giovani e quello della gratuità del trasporto locale in base all’ISEE; coalizione di centrodestra (FdI-Lega-Forza Italia) a promuovere soprattutto tematiche economiche inerenti il sostegno alla manifattura nazionale, il rispetto degli accordi dell’Alleanza Atlantica e, come già detto, l’elezione diretta del capo dello Stato.

Promesse elettorali che pagheranno dazio ad una quotidianità fatta di progetti di legge discussi per anni, sentenze del Tar, di pronunce del Csm di dibattiti tra partiti sempre più o meno uguali al potere, tra servizi segreti ed evasori fiscali alle prese con una crescita economica che langue ed il lavoro che non ha più coesione tra individui e strati sociali aumentando a dismisura il divario tra chi ha e chi non ha e quindi anche la differenza tra i destini dei singoli; poco ottimismo perciò nell’aria, con la democrazia corrosa per la latitanza della legge da parte di corporazioni, ordinamenti regionali e della malavita che a volte si intrecciano, con i governi che nei decenni si sono alternati che nulla hanno fatto per risolvere i problemi della gente, puntando soltanto nella difficile arte della politica volta ad “arginare” la parte avversa generando così astensionismo, e ciò lo si è ben visto nel caso del comunismo e, in parte, del fascismo: declinazioni di sinistra e di destra che hanno continuato a trovare schiere di “fedeli” nonostante i loro fallimenti.

(Giuseppe Vassura)