Il centrosinistra ha già perso le elezioni? A parere di chi scrive, la risposta è no (i superstiziosi ne traggano le conseguenze). La risposta non va trovata solamente negli eventuali intoppi che l’attuale sistema elettorale Rosatellum prevede, quando piuttosto nella oggettiva situazione politico-elettorale in cui ci troviamo oggi nel 2022.

La destra, spinta dai voti di Fratelli d’Italia, è indubbiamente la favorita anche dai sondaggi, per quanto la storia recente è ricca di illustrissime vittime degli “orientamenti di voto” quotidianamente in coda ad ogni telegiornale. FdI ha coltivato esponenzialmente i suoi voti con quattro anni e mezzo di opposizione (oltre alla precedente legislatura), che come noto garantisce un tesoretto elettorale. Ma al di là della collocazione che ha avuto in questi anni all’interno del Parlamento, è riuscito ad indossare il costume di partito nuovo, senza alcuna macchia proveniente dai più recenti esecutivi. Oggi sembra ricalcare ciò che è stato il M5S, votato da molti perché considerato la vera novità.

Tuttavia, forse per vuoti di memoria comune, FdI è il contrario esatto del “partito nuovo”; nato dalle ceneri degli ex colonnelli di Alleanza Nazionale poi confluiti nel PDL e che hanno isolato Gianfranco Fini quando tentò di creare un partito di destra europeista e dichiaratamente antifascista (in Italia manca tutt’ora), ha partecipato attivamente a tutti i Governi Berlusconi. Giorgia Meloni era Ministra della gioventù nell’ultimo esecutivo guidato dall’ex cavaliere, anche quando ci portò ad un passo dal fallimento nel 2011.

Ovviamente tutti se ne sono dimenticati.

Conti alla mano, la destra (secondo i sondaggi più a lei favorevoli) ha le stesse percentuali del 2008, sua ultima vittoria alle politiche, che con l’attuale legge elettorale significa i 2/3 del Parlamento 2022-2027.

Tornando alla sinistra ed al Partito Democratico, esiste un mondo che astrattamente rappresenta un bacino elettorale che può portarle voti: quella società civile, fatta da persone che ogni giorno vanno a lavorare e che vivono con la preoccupazione di arrivare a fine mese. Sono quelli che, intervistati dai vari telegiornali, esprimono la loro delusione verso la politica, rinunciando ad andare a votare.

Ciò che non ha reso il Partito Democratico in questi anni attrattivo per questo mondo è difficile da individuare. Del resto gli italiani hanno dovuto convivere con una crisi economica seconda solo a quella del ’29, una pandemia, una guerra dietro casa. La risposta è quindi banale ma allo stesso tempo difficile da definire: manca loro la speranza di un futuro più roseo.

Ciò è contenuto nella storia della sinistra, impossibile negarlo. Ma se nei decenni passati si riusciva ad attrarre a se’ quel mondo, facendo sentire che esisteva una comunità, oggi si è andati via via scemando.

Ovviamente nessuno potrà pretendere che Enrico Letta riesca in un mese a cambiare tutto. Ciò che invece è possibile è una campagna elettorale basata su punti chiari spiegati con chiarezza e coraggio. Perché coraggio? Perché deve avere la forza di sostenere che la patrimoniale (per beni di lusso) serve per aiutare il figlio dell’operaio, quindi togliere qualche spicciolo da chi ha tanto significa creare giustizia sociale.

Se la flat tax è uno strumento ingiusto, bisogna allora spiegare che la progressività proporzionale delle tasse, peraltro prevista dalla Costituzione, è un altro esempio di giustizia sociale che permetterà a tutti di sopravvivere versando ciò che si può versare.

Allo stesso tempo lo Ius scholae non deve essere solo una battaglia di principio verso chi di fatto è già italiano ed inspiegabilmente non riesce ad essere considerato tale dalla legge per colpa di un meccanismo obsoleto e sbagliato, ma anche uno strumento per contrastare la crisi demografica.

Si potrebbero fare tanti altri esempi, ma la sintesi è che se la sinistra, con la forza delle proprie idee, riuscirà a dare speranza a chi magari non vota da tempo, allora l’esito del 25 settembre non sarà scontato.

(Andrea Valentinotti)