Ravenna ricorda l’anniversario della morte di don Giovanni Minzoni, parroco di Argenta (provincia di Ferrara ma arcidiocesi di Ravenna-Cervia), educatore, sacerdote attento ai diritti dei lavoratori, ucciso 99 anni fa, il 23 agosto 1923, da due fascisti della zona.

Don Giovanni Minzoni (Foto Wikipedia)

Lunedì 22 agosto, alle 18 vi sarà una deposizione di fiori alla lapide di piazza Garibaldi, cui seguirà una lettura di brani del diario di don Minzoni, il saluto del sindaco Michele de Pascale e l’intervento dell’ex deputata Albertina Soliani. L’appuntamento è organizzato dal Centro studi Donati in collaborazione con Acli, Associazione Zaccagnini, Azione Cattolica, Cif, Agesci e Masci. Martedì 23 agosto l’arcivescovo mons. Lorenzo Ghizzoni celebrerà una Messa di suffragio alle 18,00 nella chiesa San Nicolò ad Argenta.

Nato a Ravenna nel 1885, Giovanni Minzoni entrò in seminario nel 1897 e nel 1909 fu ordinato sacerdote. Durante gli anni di formazione entrò in contatto con Romolo Murri e il modernismo teologico, avvicinandosi al movimento democratico cristiano. L’anno seguente fu inviato ad Argenta, di cui divenne parroco dopo la fine della Grande guerra, durante la quale prestò servizio come cappellano militare ottenendo la medaglia d’argento al valore militare. Poco prima dello scoppio del conflitto si era recato a Bergamo per studiare alla Scuola sociale della diocesi.

Ad Argenta promosse la costituzione di cooperative di ispirazione cattolica tra i braccianti e le operaie del laboratorio di maglieria, il doposcuola, il teatro parrocchiale, la biblioteca circolante.

Grazie all’incontro con don Emilio Faggioli, fondatore del gruppo scout “Bologna I” e poi assistente ecclesiastico regionale dell’Asci (Associazione scouts cattolici italiani), don Minzoni si convinse della validità dello scautismo, per cui decise di fondare un gruppo scout nella propria parrocchia.

Nel lembo di pianura padana tra Ferrara (città da cui proveniva Italo Balbo, uno dei quadrumviri della marcia su Roma) e Ravenna in quegli anni si respirava un clima pesante, con scioperi, repressioni, violenze. Nel 1921 fu vittima dello squadrismo fascista il sindacalista socialista Natale Gaiba, consigliere comunale ad Argenta e amico di don Minzoni. Questo e altri episodi convinsero il sacerdote ad opporsi esplicitamente al fascismo già prima della marcia su Roma. Si iscrisse al Partito Popolare e rese nota la cosa nell’aprile del 1923.

Pochi mesi dopo, la sera del 23 agosto, intorno alle 22.30, mentre stava rientrando in canonica in compagnia di un giovane parrocchiano, Enrico Bondanelli, don Minzoni fu aggredito da due fascisti di Casumaro, frazione del comune di Cento, che lo colpirono violentemente con un bastone procurandogli una frattura cranica. Don Minzoni riuscì in un primo momento a rialzarsi, ma dopo pochi passi cadde sulle ginocchia. Bondanelli, con grande difficoltà, lo aiutò ad arrivare a casa, dove venne visitato da un medico, ma dove morì attorno alle mezzanotte.

Sono passati quasi cento anni e la democrazia va ancora difesa, non è mai scontata.

(Tiziano Conti)

Le note biografiche su don Minzoni sono attinte da Wikipedia.