I fatti di Bologna appena accaduti, atroci e terribili, hanno lasciato, nelle testate giornalistiche che hanno seguito la vicenda, una domanda: ciò era evitabile?

Secondo quanto riportato dalla stampa, la vittima aveva recentemente presentato denuncia per stalking contro l’assassino, ma mai era arrivata una misura restrittiva contro quest’ultimo. Alcuni hanno accusato la locale Procura di non aver per tempo adottato le giuste misure, quali ad esempio l’imposizione di divieto di avere contatti con la denunciate.

Chi scrive non intende aprire questioni contro l’operato di altri, non fosse altro che le notizie di cui sopra sono semplici ricostruzioni giornalistiche e quindi non vi può essere la visione globale ed integrale in ogni aspetto, pertanto ci si limiterà ad una astratta opinione partendo da una domanda: l’attuale situazione della giustizia penale consente (in termini quasi assoluti) un immediato intervento in caso di denunce per comportamenti molesti ad opera di uomini contro donne, ovviamente in presenza del pericolo che la situazione possa protrarsi in termini sempre più gravi?

Bisogna partire da una immagine istantanea: la carenza di organico (magistrati ma anche, anzi soprattutto, personale giudiziario) e lo spropositato numero di reati previsti tra Codice penale, testi unici, decreti legislativi, ecc…

Partendo dal primo elemento, nelle varie Procure e Tribunali territoriali l’insufficiente numero di membri del personale crea evidenti rallentamenti nella macchina della giustizia. A questo deve necessariamente aggiungersi anche il basso numero di magistrati. Come recentemente spiegato anche dal Vicepresidente del C.S.M. (Consiglio superiore della magistratura) David Ermini, fino al 2024 saremo a corto di magistrati.

Ovviamente dobbiamo fare i conti con la lentezza e farraginosità dei concorsi. In sintesi, gli investimenti nella giustizia sono stati negli ultimi decenni insufficienti.

A questo va aggiunto il secondo elemento, non di certo di meno importanza. L’attuale sistema in cui viviamo prevede un numero altissimo di reati, quasi incalcolabile. Va detto con chiarezza: la maggior parte di questi reati sono fatti del tutto bagatellari e con impatto lesivo sulla società pari a zero. Si pensi ad esempio al reato di “pesca di frodo” anche nel caso di situazioni occasionali; trattandosi di reato sarà necessario istruire un processo penale, quando invece forse una semplice sanzione amministrativa pecuniaria potrebbe essere vantaggiosa per tutti, Stato compreso.

Ma non solo: il Codice penale punisce indistintamente anche reati di furto per beni assolutamente irrisori. Tutto questo per dire che il calderone della giustizia penale vede al suo interno una infinita serie di fatti gravissimi mischiati a fatti irrisori o magari ridicolmente irrilevanti.

Ecco così che non costituirà una novità trovare avanti lo stesso giudice nel corso di una udienza processi per stalking insieme a processi per chi scoperto con una canna da pesca in un luogo vietato.

Ovviamente questa situazione si fa decisamente beffe dei principi del diritto penale secondo i quali un fatto umano deve esser elevato a reato solamente quando è talmente offensivo verso la società da non trovare altra soluzione possibile.

Alla base di tutto ciò, non dobbiamo dimenticare che, come sancito dalla Costituzione, l’azione penale è obbligatoria. Quindi, in presenza di un fatto che la legge prevede come reato, si deve intervenire.

A parere di chi scrive, la soluzione sarebbe quella (peraltro già avviata nel 2016 dal Governo Renzi ma senza il coraggio di andare fino in fondo) di una maxi-depenalizzazione di tutti quei fatti costituenti reato ma con impatto sociale nullo, rendendoli sanzioni amministrative pecuniarie, così da permettere a Tribunali e Procure di dedicare le giuste energie a fatti veramente offensivi verso la comunità.

Servirebbe quindi un’azione di coraggio da parte delle forze politiche, spesso purtroppo condizionate su un tema, quale quello della giustizia, oggetto di scontro elettorale che finisce per non risolvere il problema ma anzi, per complicarlo.

(Andrea Valentinotti)