Imola. Da pochi giorni si è conclusa la pubblicazione su leggilanotizia del romanzo “Vintage” e da circa due mesi è nelle librerie anche il romanzo “millenovecento 77”. Abbiamo incontrato l’autore, Mauro Conti, per una chiacchierata su questa esperienza di pubblicazione di un romanzo a puntate su leggilanotizia e sul suo ultimo lavoro letterario.

Mauro Conti

Vintage, il romanzo a puntate che leggilanotizia ha pubblicato, è stato come il coronamento di un sogno. Da tempo seguivo questa idea e dopo che leggilanotizia aveva pubblicato diversi miei racconti, mentre avevo appena iniziato a scriverlo, ho lanciato la proposta di una pubblicazione a puntate. Cosa che è avvenuta e ringrazio la testata per avere accettato questa scommessa”.

In effetti i risultati non sono stati male, diverse centinaia di persone ogni settimana hanno visualizzato il post sui social e una buona parte di loro si sono trasformati in lettori. I dati dei click dopo la pubblicazione di ogni capitolo ci dicono che il racconto ha avuto una buona base di lettori assidui. Ancora oggi dalla home page di leggilanotizia è possibile accedere all’archivio dove è possibile leggere tutti i capitoli; quindi, è ancora disponibile ai lettori.

Ma come hai vissuto questa esperienza?
“Per me è stato un traguardo importante, molto stimolante perché ho dovuto concentrarmi e impegnarmi a scriverlo in un determinato modo, adattabile al mezzo sul quale sarebbe stato pubblicato. Ogni capitolo non doveva superare una certa lunghezza per non stancare il lettore. La chiusura poi doveva essere fatta in modo che creasse quella giusta dose di suspense che stimolasse nel lettore il desiderio di continuare a leggere la settimana successiva. Mi piaceva poi l’idea che ciascuno potesse farlo nei momenti preferiti della giornata e soprattutto quando aveva un ritaglio di tempo anche lontano da casa, ad esempio durante uno spostamento in autobus o in attesa di un treno”.

Non è poco in un momento in cui anche la lettura si sta trasformando e non c’è molta abitudine di prendere in mano un libro.
“La disaffezione al leggere penso venga da lontano ed è un problema che ha diverse cause e problematiche. Certo è facile dare la colpa alla televisione e, oggi, ad internet, ma io credo ci sia anche un problema educativo, italiano soprattutto. Per me la lettura non è mai fine a se stessa, ma un qualcosa che fa crescere e che forma la persona. Tuttavia, credo che siano ancora tanti quelli che vanno in libreria o in biblioteca. Certo oggi la ‘velocità’ del vivere è aumentata notevolmente e l’avvento di internet e dei social ci hanno spinto ancora di più alla velocità e alla sintesi mentre per prendere in mano un libro si ha bisogno di tempo, di lentezza. Pubblicare Vintage su leggilanotizia ha rappresentato anche questa sfida: riuscire a fare leggere un libro al pubblico di internet. Non so se ci siamo riusciti, ma comunque ne è valsa la pena”.

Quale futuro per “Vintage”?
“Ho già parlato con la casa editrice Ventura Ed. che ha pubblicato il romanzo millenovecento 77 e si è dimostrata interessata. Ora sto sistemando il testo in un unico file e poi lo invierò a loro per la lettura; mi auguro sia possibile farlo uscire anche in formato cartaceo. Il testo rimarrà sostanzialmente lo stesso, poi è chiaro che rileggendolo o se ci saranno consigli da parte dell’editore non escludo qualche aggiustamento”.

Veniamo allora a questo “millenovecento 77”…
“Si tratta di una storia nata 13 o 14 anni fa. Come al solito l’avevo scritta praticamente di getto perché è il mio modo di scrivere. Mi piaceva l’idea di raccontare l’adolescenza come momento fondante dell’esistenza di ogni individuo. Visto che ho tre figlie si potrebbe pensare a un qualcosa di autobiografico, ma non è così. Ciò che ho vissuto personalmente, e anche visto dal rapporto con le mie figlie, è che si tratta di un tratto fondamentale dell’esperienza umana, una fase di passaggio con tutti gli scombussolamenti psicofisici che ci sono, un momento importante della formazione della persona e quindi volevo provare a raccontarla”.

Forse allora hai attinto dalla tua adolescenza?
“Sì e no, nel senso che uso la mia storia personale come una sorta di ‘biblioteca’ da cui attingere idee, immagini, musiche, ricordi, che poi trasformo o adatto alle situazioni, ai personaggi. Per cui ho inserito la vicenda dei tre adolescenti protagonisti del libro all’interno di un determinato momento storico, quello del ‘77, che ho vissuto in prima persona. Il protagonista principale è un ragazzo che vive in una famiglia che una volta veniva definita piccolo – borghese, con tutti i dogmi di questa categoria con la quale veniva identificata. Averlo calato nella fase storica del ‘77 mi ha permesso di ‘esasperare’ lo scontro generazionale tra genitori e figli e le tensioni che ci creano nel rapporto con il mondo adulto”.

I personaggi adulti non sono però raccontati…
“E’ una scelta ben precisa che ho fatto. Il mondo degli adulti resta sullo sfondo, come una sorta di fondale teatrale che si percepisce, ma che non è mai identificato. Una cosa voluta per fare capire la lontananza tra questi due mondi. Inizialmente avevo anche reso eterea, senza nome, non identificabile, anche la città nella quale si sviluppa la vicenda, ma poi, in fase di editing è divenuta Bologna per i fatti storici che vengono raccontati, anche perché ho trascorso lì tanti anni dalle scuole superiori fino al matrimonio, quando ci siamo allontanati dalla città, ma ricordo molto bene l’atmosfera di quei giorni e di quei mesi”.

Raccontaci un po’ di questo adolescente.
“Il personaggio principale vive questa grande tensione emotiva e si sente come spaesato dentro questa realtà; nella prima parte vive come se fosse immerso in un sogno da cui non riesce a svegliarsi. In questo senso mi hanno aiutato molto certi personaggi e certe situazioni descritte nei racconti e nel romanzo di Edgar Allan Poe, autore a cui sono molto legato. La realtà è distante e le altre figure, soprattutto quelle adulte, sono volutamente sfuocate, quasi come apparizioni grottesche, praticamente delle maschere che alimentano questo caos interiore. Una sorta di incubo che poi inizia a sfumare lentamente nella relazione con l’altro, in questo caso rappresentato da una ragazza che lui incontra casualmente. Ed è anche questo cambiamento che a me interessava raccontare, quel momento in cui un bambino inizia a divenire adulto e comincia a prendere in mano la propria vita e non dipendere più dalle scelte dei genitori”.

Parliamo di un tema sempre attuale…
“Certo, nel ‘77 vi era una esasperazione visibile all’interno della società italiana, uno scontro ‘ideologico’ che si esprimeva con proteste, manifestazioni, e purtroppo violenza, a cui il protagonista partecipa anche se assolutamente distante dalla partecipazione alla politica come gli è stato ‘insegnato’ dai genitori. In questo senso credo che millenovecento 77 sia un romanzo attuale, perché la frattura e lo ‘scontro’, con tutte le sfumature e le differenze che ci sono, con il mondo degli adulti sia inevitabile e ineludibile.
In quarant’anni il mondo è per forza cambiato, ma la ‘solitudine’ e il disagio dell’adolescenza, di fronte a un mondo adulto che pensi non ti capisca, continua a esistere, perché credo faccia parte di quel periodo della vita. Ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando, ma ancora non si capisce cosa stia succedendo, si hanno mille paure, tante contraddizioni che creano molta confusione”.

Il rapporto con gli altri, con l’altro sesso sono momenti importanti di crescita…
“Assolutamente sì e per arrivare ad avere un rapporto ‘sano’ e positivo con gli altri credo sia fondamentalmente una responsabilità dei genitori e questo si riflette anche nel campo della sessualità. E nel caso del protagonista del libro, ho volutamente messo in risalto l’ipocrisia del padre, il suo autoritarismo, i ‘disvalori’ che ha trasmesso ai figli, così come la mancanza e la paura di esprimere il sentimento dell’amore e di conseguenza anche della sessualità”.

Questo mondo degli adulti è tutto da demonizzare?
“No. Racchiudere le persone in categorie è una cosa che va bene per le statistiche e anche nel romanzo ho volutamente rendere diverso il rapporto del ragazzo con la sua famiglia da quello che c’è tra i genitori e la ragazza. Certamente il vissuto di ciascuno pesa in tutto ciò. Non si tratta di buoni o cattivi, ma dell’approccio ai rapporti con l’altro, che certamente viene influenzato dalle situazioni che la vita ci ha posto davanti e dalle scelte che tutti noi compiamo, che determinano, questo sì, delle conseguenze, positive o negative, verso gli altri e verso noi stessi. Non a caso nel romanzo ho cercato di trasmettere questo concetto, valorizzando il momento in cui la madre racconta alla figlia le vicende della sua famiglia, una famiglia ebrea che ha subito le violenze della guerra, tratto tra l’altro in parte da una storia vera”.

Quindi alla fine c’è una via d’uscita?
“Da una parte abbiamo un ragazzo che dà sfogo alla sua rabbia senza un motivo apparente, che non sa gestirla e che poi capisce che nasce dal fatto che la sua famiglia fino a quel momento gli ha raccontato delle cose non vere; dall’altra una ragazza alla quale viene rivelato il tragico passato della madre e la grande difficoltà che ci può essere nel raccontare ai figli le esperienze difficile che a volte i genitori hanno vissuto. Ed è da questo incontro, dalla comprensione di queste dinamiche che si apre una nuova fase, forse migliore, certamente con più coscienza di sé e della propria vita e questo vale anche per i genitori”.

Qual è l’augurio che ti fai per questo libro?
“Che venga letto il più possibile, ovviamente, al di là della mera questione economica che mi interessa assai poco. Come ho detto prima, la spinta primaria che sento nello scrivere è ‘il bisogno’ istintivo di creare e raccontare delle storie, sperando che possano risultare interessanti per gli altri. Per chi fosse curioso, millenovecento 77 si può trovare presso la libreria Atlantide di Castel San Pietro Terme; cartoleria Sole/Luna a Borgo Tossignano; cartoleria/libreria Selma a Casalfiumanese o direttamente sul sito della casa editrice Ventura Ed. e nei principali book-store online E grazie ancora a Valerio Zanotti per l’attenzione e la fiducia”.

MAURO CONTI lo conosciamo perché periodicamente scrive per noi dei pezzi che pubblichiamo nella rubrica #ioracconto: un personaggio che ama la tranquillità, la montagna, il miracolo della natura che sempre si rinnova, e intanto compone. Musica e poesia si fondono sulla chitarra, scrive storie con la precisione di un incisore, con un linguaggio intenso, ben rappresentativo. E disegna. Le piccole opere a china sono ambientate a Giugnola e dintorni ma anche nei luoghi delle sue peregrinazioni, fino ad oggi esposti in una piccola galleria di casa sua, dove ha creato una sorta di “Casa della Cultura”, visibili a chiunque.

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