Nel mondo imprenditoriale e tra le famiglie sta crescendo la preoccupazione in vista dei prossimi mesi. Le tante incertezze sia sullo scenario nazionale che internazionale ci preannunciano infatti un autunno molto caldo.

Nonostante gli imprenditori siano per natura ottimisti, il caro energia sta creando una situazione nella quale per diverse aziende produrre è diventato antieconomico. I dati sono impressionanti: da settembre 2021 a oggi le micro e piccole imprese hanno pagato per l’energia elettrica 21,1 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Una batosta che rischia di crescere ulteriormente: se nei prossimi quattro mesi i prezzi dell’elettricità non diminuiranno, i maggiori costi per i piccoli imprenditori saliranno nel 2022 a 42,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente.

Tubazione del gas (Foto di David Mark da Pixabay)

Servono interventi immediati e riforme strutturali per riportare i prezzi dell’energia sotto controllo. Se non sarà così rischiamo nei prossimi mesi di vedere bloccata l’attività di tante imprese, con un ricorso massiccio alla Cassa integrazione.

Dal livello politico a quello associativo ognuno deve fare la sua parte per evitare che si arrivi a questa situazione. Eravamo usciti dalla pandemia con prospettive inimmaginabili: una regione come l’Emilia Romagna segnava dati nella produzione industriale e nelle esportazioni simili ai livelli pre Covid. Poi questa crescita impetuosa dei costi dell’energia e la guerra tra Ucraina e Russia, che ha aggravato la situazione delle materie prime e dei loro prezzi, ci hanno riportato indietro nel tempo e nei numeri. Aggiungiamo una speculazione altissima che ha contribuito a innalzare l’inflazione e, di conseguenza, il costo del denaro che penalizza ulteriormente imprese e famiglie, il cui potere d’acquisto è già debilitato dal caro bollette.

In questo contesto è arrivata una crisi di governo che porta il Paese al voto il 25 settembre. Una scelta che ora, anche da chi l’ha favorita, viene definita miope. Il rischio è che tra un passaggio e l’altro, e auspicando che dalle urne esca un quadro politico che lo permetta, si possa avere un governo pienamente operativo solo in inverno. Questo sarebbe devastante.

Ciò che ci ha permesso di reggere in questi mesi è stata anche l’autorevolezza e la forte capacità di intervento che ha dimostrato il governo Draghi, muovendosi a tutto campo per cercare soluzioni alternative al gas russo per mettere in sicurezza il paese. Oggi tutto questo rischia inevitabilmente un rallentamento, quando invece ci sarebbe la massima urgenza.

Io credo che tutte le forze politiche, indipendentemente dalla campagna elettorale, debbano mettere nelle migliori condizioni l’attuale esecutivo di procedere per mettere in campo tutte quelle misure necessarie per evitare l’aggravarsi della situazione.

In particolare è urgente confermare e potenziare le misure già attuate da questo esecutivo; azzerare gli oneri generali di sistema per luce e gas; prorogare il credito d’imposta sui costi di elettricità e gas per le imprese non energivore e non gasivore. Inoltre va fissato un tetto europeo al prezzo del gas e va recuperato il gettito calcolato sugli extraprofitti, per non aggravare la situazione del bilancio pubblico. Vanno sostenuti gli investimenti in energie rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, in particolare per creare Comunità Energetiche e per incrementare l’autoproduzione. E non dimentichiamo anche la riforma della tassazione dell’energia che oggi tocca il 51% della bolletta e che penalizza con maggiori oneri proprio le piccole imprese che consumano e inquinano meno.

Dopo di che occorre sperare che dalle elezioni esca un governo forte con un ampio consenso da parte dei cittadini, che possa in qualche modo continuare nel solco tracciato dal governo Draghi.

Oggi tutte le attività economiche e tutte le imprese sono sulla stessa barca. È vero che la piccola impresa artigiana ha dimostrato, e i due anni della pandemia ne sono testimoni, un grande spirito di sacrificio, una straordinaria capacità di resilienza.

Prima di gettare la spugna i nostri imprenditori sono anche disponibili a produrre in perdita perché non manca mai la fiducia nel domani, ma è ovvio che anche l’estremo sacrificio si scontra con la realtà dei fatti e questa fiducia non verrà meno se l’intero sistema paese dimostrerà di essere all’altezza delle sfide che ha davanti, con scelte rapide e finalizzate a mettere in sicurezza l’apparato produttivo dell’intero Paese.

(Amilcare Renzi)