Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow concepì il concetto di gerarchia dei bisogni o necessità, suddivisa in cinque differenti livelli, dai più elementari (necessari alla sopravvivenza dell’individuo) ai più complessi (di carattere sociale). La persona si realizza passando per i vari stadi, i quali devono essere soddisfatti in modo progressivo. E’ conosciuta come “Scala di Maslow“. I livelli di bisogno concepiti vanno dai più elementari ai più complessi: prima quelli fisiologici (fame, sete, ecc.), poi salvezza, sicurezza e protezione, quindi appartenenza (affetto, identificazione), salendo si trova stima, prestigio e successo, infine la realizzazione di sé.

La domanda del momento, sicuramente provocatoria, potrebbe essere: ma la scala di Maslow vale ancora? Sino a dieci anni fa la risposta era abbastanza chiara e sostanzialmente condivisa da tutti. La gran parte delle persone, nel nostro paese e in quelli simili a noi, si trovava tra il terzo e il quarto gradino; i bisogni elementari e i bisogni di sicurezza erano sostanzialmente soddisfatti; lo erano in buona misura anche i bisogni di socialità; tendevano a dominare i bisogni di stima. Ovviamente, anche nei paesi più evoluti, non mancavano persone sui primi due gradini e neppure persone per le quali erano dominanti i bisogni di realizzazione del quinto gradino; ma per lo più le persone si muovevano dal terzo al quarto gradino, vedendo realizzate molte delle proprie aspirazioni. Tutto il ragionamento si basava sull’assunto che il movimento fosse un percorso di crescita: si soddisfano i bisogni dei livelli più bassi e progressivamente si passa a quelli più elevati.

Ma la scala dei bisogni è una scala e, come tale, si può percorrere sia salendo sia scendendo.

Affrontando oggi lo stesso argomento e ponendo la stessa domanda, le risposte cambiano significativamente. La sensazione forte è che tutti abbiamo fatto due passi indietro, siamo scesi di due gradini. Oggi il sentimento dominante nelle piccole realtà è quello dell’incertezza, della precarietà e talvolta della paura. Molte persone (di tutte le età e a tutti i livelli delle gerarchie) sono tornate al secondo gradino (bisogni di stabilità e di sicurezza) e da lì iniziano a vedere, con un po’ di apprensione, il primo gradino dove si trovano i bisogni primari quali la fame, la sete, il sonno e il freddo. Una replica aggiornata delle ricerche di Maslow, molto probabilmente, ci mostrerebbe una sostanziale dispersione delle persone sui primi quattro gradini, anziché una concentrazione in corrispondenza del passaggio dal terzo al quarto.

In un certo senso ce ne possiamo accorgere facilmente. La generazione dei “baby boomers” (quelli nati nel dopoguerra che oggi hanno 60 – 70 anni) ha vissuto la propria vita in modo migliore e su un gradino più alto di quello dei propri genitori.

Da allora non è sempre così: i loro figli (che hanno 30 – 40 anni), oggi si trovano in condizioni più precarie dei propri genitori.

La situazione del mondo, che nel 2022 si è messa in moto così repentinamente (il conflitto Russia – Ucraina, l’esplosione dei prezzi dell’energia, le tensioni per il movimentismo della Cina, un ruolo più precario degli Stati Uniti rispetto a venti anni fa) ci sta disegnando un futuro in cui le certezze del passato stanno svanendo.

La scala di Maslow ci può indicare una strada: il soddisfacimento dei nostri bisogni dipende sicuramente dal contesto attorno a noi, ma anche dalla empatia che sapremo mettere nel nostro sguardo e vedere la realtà che ci circonda.

Lavorare per la felicità ha bisogno sempre del nostro primo passo.

(Tiziano Conti)