Venezia. Primi piani protratti, come quello iniziale, da cui già si può intuire chi sia e che storia abbia la protagonista del titolo. Parti di visi e corpi, sfondi  sfuocati, staticità. E una storia non nuova. Monica non ha lasciato il segno. Brevi applausi alla fine e fuggi fuggi generale senza aspettare i titoli di coda alla proiezione in sala Darsena, forse per l’ora tarda e il rischio di perdere il vaporetto. Il film di Andrea Pallaoro, titolo italiano in concorso nella selezione principale della mostra internazionale del cinema, non ha riscosso particolare attenzione.

La storia in realtà è americana, come i protagonisti. Lo stesso regista, come indicato nella sua biografia, vive in Usa,  tra Los Angeles e New York, da tanto. È al suo terzo film importante. Dopo Medeas e Hannah per il quale Charlotte Rampling ha vinto la coppa Volpi per l’interpretazione femminile.

 

Foto Mostra del cinema di Venezia

Monica torna a casa, dalla California all’Ohio, quando viene avvertita dalla cognata del grave peggioramento di salute della madre. Monica è una persona tormentata, lasciata da un uomo che ama, che continua a rincorrere telefonicamente, invano, tempestandolo di messaggi appassionati. Monica è il suo corpo,  grande e imponente. Il rientro in famiglia, con cui aveva rotto i rapporti tanto tempo prima (oltre alla madre c’è il fratello sposato e con figli piccoli), è fonte di ulteriori sofferenze legate al riaffiorare del passato e al tema dell’abbandono. In realtà il film trova la sua dimensione migliore nella parte centrale, quando le scene, meno statiche, diventano rivelatrici della personalità di Monica e brevi dialoghi fanno emergere i motivi del doloroso distacco familiare.

La staticità è l’estetica dei volti e dei corpi che riaffiora di nuovo nell’ultima parte della storia, quando la protagonista diventa accogliente verso sé e gli altri  e sembra giungere ad una pacificazione interiore. Il regista, anche sceneggiatore insieme ad Orlando Tirado, ha commentato così la sua opera: “Negli ultimi anni il confronto con la malattia di mia madre mi ha portato a riflettere sul mio passato e sugli effetti psicologici dell’abbandono”.

Nel cast troviamo Patricia Clarkson, la mamma ed Adriana Barraza, la badante, candidate all’Oscar, la transgender Trace Lysette, la Monica del titolo, Emily Browning, la cognata e Joshua Close, il fratello.

(Caterina Grazioli)