Gli accordi internazionali sulla riduzione delle incompatibilità fra sviluppo economico e tutela dell’ecosistema terrestre sono in parte falliti, dal Giappone che ha promesso e poi disatteso alla Cina, così restia a farsi controllare le emissioni dai burocrati internazionali, con Usa, Canada e Paesi Emergenti a meritare un bel “zero” in condotta ambientale.

Il mondo industriale con il suo iperconsumo energetico è all’origine dei danni ambientali dovuti all’inquinamento, con i Paesi Emergenti a sviluppo industriale ritardato che stanno tuttora bruciando idrocarburi e carbone con tecnologie primitive ignorando le severi leggi della scienza sui “fenomeni d’accrescimento limitato in presenza di fattori limitanti”.

D’altronde se i Paesi ricchi non sanno mantenere il proprio tenore di vita senza petrolio, quelli poveri non vogliono rinunciare alla crescita quando è finalmente arrivato il loro turno, e da qui l’infinito tunnel delle politiche di governo che “non svoltano” imponendo ciò che servirebbe ossia di investire sull’innovazione, sulla tecnologia green, sull’eco-businness, sul nucleare “soft” e su motori a petrolio a basso impatto ambientale; d’altronde Pil e ricchezza non dovranno in futuro essere i soli segnali di felicità di una nazione, di certo però la povertà resta un segnale certissimo di “infelicità” anche se non si dovrebbe disperare nè illudere nell’attesa che i Grandi della Terra prima o poi intervengano con concretezza ed efficienza, assieme a qualche conferenza di meno.

Si potrà mai cambiare “life-style” rimediando in breve agli errori commessi in passato che stanno alla base di quasi tutti i nostri problemi? Si ma non senza “forzature” da parte di terzi, almeno per noi italiani così abituati da sempre alla sistematica piaga dell’illegalità che ci ha fatto perdere nel tempo il senso del male del reato; così nello sport, così in politica e perfino in vacanza (a Londra chi di noi italiani ha mai preso una sola copia di un quotidiano dai distributori pubblici?).

Per non parlare poi di quel sottobosco di immobiliaristi che permette ai proprietari di affittare a migranti (spesso non regolari) cercando di ricavarne il massimo, e semmai “tuonando” la sera al bar contro gli stessi poveracci. La Legge punisce questo genere di azioni ma a volte non lo fa ed in questi casi dovrebbe intervenire il nostro senso civico, cultura questa che invece latita, come quando approfittiamo del graffio per rifare la fiancata dell’auto. Da qui i dati di Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) che sentenziano cifre inimmaginabili sui milioni di auto che circolano senza assicurazione e che divulgano sondaggi dai quali si evince che quasi il 50% di noi trova “normale”, all’occasione, raggirare la propria compagnia di sssicurazione.

Servirebbero esempi “dall’alto” per invertire un trend che sembra ormai inarrestabile, in primis da parte della politica che negli anni ha sbagliato a tentennare fra permissivismo e autoritarismo abbandonando purtroppo l’unica cosa che funziona in questi casi ossia proprio l’esempio, che è il lato più difficile del “lavoro” di educatore ma che ne sarebbe valsa la pena per far crescere una società come la nostra che vive la perfezione come un abbaglio

E’ per questo che ci vuole sempre l’esempio di qualcuno per seguire una strada, soprattutto quando il cittadino “delinque o truffa” con uno Stato che deve essere sì comprensibile nella valutazione del reato ma anche dire di no quando serve e soprattutto non cedere alla tentazione di perdonare “a prescindere”.

Prendere le decisioni ridicolizza l’interpretazione di alcuni secondo cui servono i libri e gli scritti legislativi per educare nel modo giusto, buoni educatori si diventa invece non con libretti di istruzione ma bensì approfittando di potenzialità e competenze bypassando i momenti di conflitto e attrito (anche sociale) cogliendo occasioni di riavvicinamento.

(Giuseppe Vassura)