Sabato 3 Settembre è stato un giorno importante: i paesi del G7 si sono accordati per proporre un tetto al prezzo del petrolio russo (che l’Europa smetterebbe definitivamente di comperare fra il 5 Dicembre e il 5 febbraio prossimi). Non ancora stabilito il prezzo del greggio e dei prodotti di raffinazione a cui si dovrebbe limitare l’esportatore russo. Questa sanzione creativa viene applicata per la prima volta, la Russia risponde che in tal caso si terrà il suo petrolio.

Ritengo lo scopo sia anche di evitare che il prezzo del petrolio aumenti violentemente a fine anno, se gli altri produttori non riescono ad aumentare l’estrazione per coprire l’assenza del greggio russo, il quale sta al momento dirigendosi verso Cina e India, certo venduto con sconti fino al 30%, ma su petroliere assicurate dalla stessa Russia (ufficio in Dubai).

Il controllo dell’eventuale tetto al prezzo dovrebbe concretarsi nel rifiuto degli assicuratori ad coprire carichi venduti a prezzi superiori al tetto da stabilirsi, peccato che gli assicuratori non si siano mai curati del prezzo del cargo. Lo scoglio più importante per questa bella trovata è il fatto che l’OPEC+ non vorrà collaborare con una manovra che imponga un prezzo al produttore, mentre molti paesi saranno ben contenti di comprare greggio russo a prezzi scontati, oppure un greggio, russo al 49%, che viene ribattezzato (non è escluso che finisca anche in qualche raffineria americana).

Prosegue a Cernobbio e altrove il dibattito sulle seguenti domande: le sanzioni hanno rallentato l’invasione russa? Quanto stanno danneggiando l’Europa (e, con gli aumenti dei prezzi dell’energia che si trasforma in inflazione, anche gli USA)? Hanno causato una recessione europea e potrebbero scatenare una recessione mondiale? Possono le sanzioni, nel lungo termine, danneggiare gravemente l’economia russa?

Bastava guardare le facce dei dirigenti russi l’indomani del primo blocco di sanzioni per capire che erano molto preoccupati ma, anche grazie alla stimata Nebiulina, la direttrice della banca centrale russa, il rublo gode ora di ottima salute e i tassi di interesse sono scesi all’8%.

Risultato immediato della decisione del G7 per un tetto al prezzo del petrolio russo: il gasdotto North Stream 1 chiuso a tempo indeterminato per ‘problemi tecnici’, dopo essere stato bloccato per ‘manutenzione’. Qualcosa di vero ci sarà, è un vecchio impianto. Putin ci ha offerto di usare quello nuovo, North Stream 2 (il suggerimento è stato recentemente ripreso da Wolfang Kubicki, esponente del partito ‘Liberi democratici’, liberali che fanno parte del governo tedesco. Apriti cielo!). Ritengo si tratti dello stesso gas, che ancora ci arriva per gasdotti diversi: quello che attraversa l’Ucraina va a pieno carico, e i diritti di passaggio le vengono pagati.

Vi sono stati due errori paralleli causati da una prematura vendita della pelle di un orso non ancora catturato: i russi pensavano che un colpo di stato a Kiev (con qualche aiuto dall’FSB, servizi segreti russi) avrebbe aperto loro le porte dell’Ucraina a fine febbraio e la Nato riteneva che il conflitto si sarebbe esaurito presto, i paesi che impongono le sanzioni energetiche ritenevano di doverle mantenere solo pochi mesi perché l’economia Russa sarebbe collassata.

Dimenticavano che la Russia era sotto sanzioni dal 2014 e si era cautelata contro una peggior grandinata, creando proprie reti di carte di credito e per pagamenti internazionali (in parallelo con la Cina) che ora sta usando. Un editoriale dell’Economist divide le sanzioni in tre categorie:

1. Il congelamento dei beni degli oligarchi, quasi 1500 russi sono su una lista nera.

2. Le sanzioni finanziarie che colpiscono i centri nevralgici dell’economia russa, le banche (non tutte, quelle usate per il pagamento delle fonti energetiche vendute all’Europa restano connesse a swift).

3. Le sanzioni commerciali: minori acquisti di gas e petrolio da un lato e controlli sulle esportazioni alla Russia dall’altro. [1]Iniziamo dal terzo e più importante.

Il tentativo di ridurre la dipendenza dalla Russia per un’energia a buon mercato su cui si basano l’economia tedesca ed europea[2]non ha certamente danneggiato la Russia: la quantità di petrolio venduto non diminuisce e i guadagni aumentano perché l’incertezza fa impennare i prezzi. La Russia ha oggi lo stesso livello di riserve monetarie che aveva in febbraio. I controlli sulle esportazioni alla Russia sono vasti: colpiscono tecnologie avanzate (microchip, computer, software e attrezzature energetiche) ma anche materie prime, composti chimici e farmaceutici.

L’Iran (che si sta avvicinando molto alla Russia) è sottoposto a simili sanzioni. Esse si evadono comperando da paesi amici ma per il settore manifatturiero russo, integrato nei circuiti globali, sarà un colpo molto grave e progressivo. Il blocco del gasdotto NS1 (vi sono altri gasdotti che continuano a pompare gas russo in Europa) dice esplicitamente il governo russo, è una pressione affinché questi controlli sulle importazioni vengano allentati. Si aggiunge la perdita di professionisti altamente specializzati che sono emigrati.

Lo IMF prevede che il tasso di crescita russo ne verrà dimezzato, ma il bilancio dello stato russo è in attivo con un avanzo del 3% del PIL e pochi debiti.[3] Qui si vede come il PIL non sia sempre un indice utile a capire la situazione: i problemi nascono dal fatto che energia, cibo e fertilizzanti sono beni necessari e Ucraina, Bielorussia (che produce microchip) e Russia ne forniscono una grossa percentuale del commercio mondiale.

Torniamo al congelamento dei beni degli oligarchi (legalmente sarà molto difficile passare dal congelamento al sequestro, magari a favore dell’Ucraina, senza alzare la bandiera pirata), è stato un favore a Putin, che se li ritrova tra i piedi ma indeboliti e con qualche spicciolo da investire in Russia.

L’esclusione dalle reti bancarie è un grosso problema, sia Russia che Cina hanno creato una rete internet parallela e stanno creando una rete bancaria autonoma e fuor dalle rotte del dollaro in cui si scambiano rubli, yuan e rupie ma anche euro. Un’impresa colossale ma se riuscisse segnerebbe la fine del dominio del dollaro[4] negli scambi internazionali. Si delinea un mondo bipolare, ma molti paesi, Europa compresa, hanno necessità di rapportarsi economicamente sia agli USA che alla Cina.

Il 3 Settembre è avvenuto il funerale (non di stato[5]) di Gorbaciov, che in sei anni alla guida dell’URSS si è guadagnato un posto nella Storia del suo secolo. La mia opinione è che egli abbia il grande merito di aver iniziato un serio disarmo nucleare insieme a Reagan, programma ora in disfacimento per il prevalere del complesso militare industriale in entrambi i paesi.

Ha avuto il merito di introdurre libertà di espressione e politiche democratiche, mentre altri (era un filosofo, non un economista) introducevano un neoliberismo scatenato che ha messo in ginocchio il paese, consegnandolo agli oligarchi. Quando la Russia andò in default nel 1998 il petrolio era circa a $10 al barile e l’aspettativa di vita media di un uomo ex-sovietico era scesa di 9 anni dal 1991, non solo per la qualità scadente della vodka.

La Cina ne trasse degli insegnamenti. La Germania miracolosamente riuscì ad unificarsi, diventando il centro nevralgico dell’Europa e la figlia di Raissa e Gorbaciov abita oggi in Germania, dove si deciderà il nostro futuro.

Sul gas devo fare un lungo e forse noioso discorso che si riassume così: c’è ancora in cantina la stufa a legna o la abbiamo buttata? Per mettere il solare o l’eolico non solo non c’è tempo ma non ci sono nemmeno le macchine necessarie: problemi di catene di produzione, logistica e lockdown in Cina. Principalmente non ci sarà il gas, a nessun prezzo.

Faccio riferimento a diversi articoli del Prof. Davide Tabarelli presidente di Nomisma Energia, che scrive per il Sole 24 ore. Inizio da un suo intervento di un anno fa[6]per chiarire che l’aumento dei prezzi del gas e petrolio viene da lontano e inizia con la ripresa dopo la pandemia: i prezzi del gas per megawattora (MWh) erano passati da 6 euro a maggio ’21 a 170 euro a settembre[7], l’Italia usa molto il gas per produrre elettricità e si prospettava il rischio di un aumento del 50% in bolletta (aumenti delle bollette per l’energia furono in seguito calmierati). Una causa congiunturale per l’aumento delle bollette era che il costo dei permessi di emissione CO2 era passato da 25 euro a 61 nel Settembre ’21.

Un dettaglio importante è che il costo dell’elettricità è determinato da quello del gas anche nel caso che l’elettricità sia prodotta dall’idroelettrico o dal nucleare o rinnovabili. Interessante la nota di Tabarelli: ‘Ridotte forniture di gas da Russia e Norvegia manifestano frequenti difficoltà tecniche che potrebbero lasciar intendere obsolescenza delle strutture’. Egli osserva inoltre che il gas naturale liquefatto Lng (il gas liquefatto trasportato in nave, che necessita di rigassificatori e gasdotti) stava andando (un anno fa) tutto all’ Asia in forte ripresa: ‘che la domanda asiatica continui ad assorbire in futuro tutto lo Lng è fuori discussione’.

Fortunatamente (per l’Europa!) sono ora intervenuti focolai Covid in Cina che stanno, per via dei lockdown, riducendo molto la domanda energetica cinese, ma solo temporaneamente. Lo Lng ha prezzi molto differenziati negli hub USA, Europeo (TTF) e Sud coreano, Giapponese e Cinese, diversamente dal petrolio che ha un prezzo globale, e il prezzo si riflette sul costo dell’elettricità per le imprese. Al Forum Ambrosetti a Cernobbio l’AD dell’ ENEL, Starace, ha ricordato che per gli ultimi 7 anni il prezzo del gas oscillava fra i 20/30 Eur/MWh ma un anno fa ha iniziato a salire fino a 80.

Poiché il costo di estrazione e trasporto non è cambiato i prezzi rispondono a tensioni geopolitiche, vengono intascati dai produttori e forse maggiormente dai mediatori e gli speculatori fortunati. Starace suggerisce non un tetto al prezzo del gas ma un tetto alle quotazioni del gas nell’hub TTF. Questi hub per la contrattazione del gas Lng trattano soprattutto futures e indubbiamente vi si inserisce la speculazione[8].

Nell’articolo su il Sole 24 ore, che raccomando per la chiarezza e i dettagli, datato 8 Marzo 2022,[9] Tabarelli scrive che mentre in US il gas costa 15Eur/MWh, in Europa il gas è sopra i 220Eur. Da questi costi dipende la bolletta dell’elettricità che costa, in Italia a Marzo, 35Ecent./KWh a fronte di una media USA di 6Ecent/KWh. Le bollette per l’energia sono insostenibili non solo per i privati, che magari non le pagano, ma anche per le aziende, in particolare aziende che richiedono grandi quantità di gas.

Acciaierie, vetrerie e fabbriche di ammoniaca stanno già chiudendo, ma anche altre aziende manifatturiere o alberghiere impossibilitate ad alzare i prezzi abbastanza da sostenere gli aumenti in bolletta potrebbero chiudere, ne seguirebbero licenziamenti, nè sarebbe in seguito facile ristabilire le aziende. La recessione in Europa è certa, l’euro ha superato la parità con un dollaro che continua a salire.

Per mettere un tetto alle bollette gli stati dovranno sovvenzionare le aziende fornitrici: a fine luglio il governo tedesco ha acquistato il 30% dell’Uniper, il maggiore importatore tedesco di gas. Michael Hudson scrisse lo scorso febbraio che la grande sconfitta di questa guerra Russia-USA per procura, sarebbe stata la Germania, e con lei l’Europa.

Anche gli Stati Uniti hanno problemi per l’inflazione in ascesa e puntano su una “recessione con crescita” (Growth recession): un periodo di crescita ridotta e aumento della disoccupazione: non sia mai che un forte aumento dei salari spinga ancora più in alto l’inflazione.

Se i leader politici europei hanno deciso di suicidarsi non è certo che noi gli dobbiamo tener dietro. La maggioranza dei tedeschi (in base a sondaggi) è contro il blocco delle importazioni di energia dalla Russia e ieri, 3 Settembre, vi è stato a Budapest un corteo di 70.000 persone (di destra e sinistra) che chiedevano aiuti per le imprese, per l’inflazione che si avvia al 20%, magari anche l’uscita da Nato e UE e il rifornimento, per l’Ungheria, di gas dalla Russia con accordi diretti.

Certo molti di loro avversano la guerra ma alla fine si dovrà pur trattare e nel contesto della richiesta russa per un nuovo ordine di sicurezza europeo vi saranno dei compromessi necessari, anche se l’esercito russo fosse arrivato a Dnipro, Kharkhiv e Odessa. Nella nebbia sempre più fitta della guerra le rivendicazioni territoriali ucraine appaiono poco realistiche.

Il prezzo del gas nell’arco di un anno è più che decuplicato, l’Italia ha ottenuto dall’Algeria la promessa di altri 4 miliardi di metricubi di gas (abbiamo già il gasdotto) ma, afferma il nostro: ‘Il volume complessivo di gas proveniente dalla Russia non può essere sostituito quest’inverno[10]’, questo porta diritti verso un massiccio razionamento del gas e dell’elettricità, altro che ‘difficoltà gestibili’. Quando verrà quel giorno le elezioni politiche imminenti saranno un lontano ricordo.

Forse un diabolico piano vuole la Melloni presidente del Consiglio ad affrontare questo gelido inverno. Ci troviamo stretti fra la necessità di contrastare la crisi climatica e l’urgenza di affrontare una grave crisi energetica alle porte. Come accadde nella Russia post Gorbaciov la difesa della libertà e della democrazia risulta più difficile senza il riscaldamento acceso.

Sostiene Andrea Fumagalli che il prezzo del gas viene sempre più definito [nel TTF in Olanda] non dagli scambi reali ma da meccanismi finanziari (le aspettative, misurate dalle quotazioni ‘futures’) e che non vi è carenza di gas tale da giustificare il balzo dai 50Eur/MWh(ottobre 2021) ai 340Eur di oggi. Ritengo che tale balzo non sarebbe avvenuto senza compratori disperati che stanno cercando di crearsi le scorte e non hanno alternativa (se non il North Stream 2, politicamente off limits).

Certo che il gas esiste, l’ENI ne ha trovato un sacco nel Mediterraneo orientale e ce n’è abbastanza nell’Adriatico. Ma per estrarlo/trasportarlo occorrono investimenti e decisioni politiche che sarebbero controcorrente nell’Europa della svolta verso le rinnovabili ed emissioni 0. La scelta di tassare gli enormi profitti delle aziende energetiche ( anche le raffinerie hanno fatto tombola) è una scelta importante, su questo il governo Draghi dovrebbe essere di esempio all’Europa.

L’accusa del G7 alla Russia di usare le forniture energetiche come ricatto è vera ma comica, viste tutte le sanzioni che si è tirata addosso dovrebbe forse la Russia essere più gentile con noi? Ridicolo anche il tentativo ucraino di addossare la colpa per i bombardamenti della centrale nucleare di Zaporizhzhia (che fornisce metà dell’elettricità ucraina) ai russi stessi, provvidenziale l’arrivo di esperti dell’ONU, che non ha fermato le ostilità attorno alla centrale. La situazione avrebbe aspetti comici, se non fosse tragica.

(Cecilia Clementel)

[1] Articolo ‘Le sanzioni funzionano?’ tradotto ne Internazionale, no.1476 del 2 Settembre 2022, p.20.

[2] Purtroppo siamo di fronte a una tempesta perfetta: l’aumento di produzione di gas nel più grande giacimento europeo in Olanda è in forse perché provoca terremoti, sia pur modesti, a causa della siccità la produzione di energia sia da fonti idroelettriche che nucleari è in diminuzione e il prezzo del carbone è triplicato.

[3] Molti argomentano che la Russia non ha le risorse per una guerra prolungata, per ora sembra avere abbondanti risorse belliche e qualche difficoltà a reperire militari per le stesse.

[4] Che per il vero continua a rafforzarsi rispetto alle altre valute forti.

[5] Algida la commemorazione sull’agenzia di stampa statale Tass e critici i commenti ufficiali cinesi.

[6] Tabarelli, Davide, Formiche.net/2021/09/bollette-crisi-energetica-Italia-Europa/. Al momento il gas sul TTF di Amsterdam è quotato con oscillazioni fra 340/240.

[8] Fumagalli, Andrea, La dittatura della Finanza e il mercato del gas, blog su effimera.org ,03.09.2022.

[9][9][9] Tabarelli, Davide, Il sogno infranto dell’energia russa per la UE e i due volti della corsa ai prezzi: gas, petrolio e scenari geopolitici. Il Sole 24 ore, 8 Marzo 2022.

[10] Tabarelli, Davide, ilsussidiario.net/news/gas-e-politica-leuropa-non-si-è-mossa-per-tempo-la-recessione-è-inevitabile/2393195/ 23.08.2022

Tabarelli, Davide, ilsussidiario.net/news/gas-dallalgeria-laccordo-non-basta-litalia-in-inverno-si-prepari-al-peggio/2376608/ 19.07.2022