Venezia. Sono passati altri giorni di mostra e altri autori nella selezione ufficiale. Sono già stati visti per l’Italia Bones and all, di Luca Guadagnino, con Timothée Chalamet e  Monica di Andrea Pallaoro per Venezia79. La sinossi del nuovo film di Guadagnino recita: “Il primo amore sboccia tra Maren, una ragazza che rifiutata dal padre sta imparando a sopravvivere ai margini della società e Lee, un vagabondo dai sentimenti profondi. I due si incontrano e intraprendono un’odissea lunga mille miglia che li porterà attraverso le strade secondarie, i passaggi segreti e le botole dell’America di Ronald Reagan. A dispetto degli sforzi profusi, tutte le strade riconducono al loro terrificante passato e a un’ultima battaglia che determinerà se il loro amore potrà sopravvivere alla loro alterità”. 

Taylor Russell (left) as Maren and Timothée Chalamet Foto Mostra del cinema di Venezia

Come ormai noto, è un horror con risvolti sentimentali sulle vite di alcuni cannibali, tra cui i due giovani protagonisti (la ragazza è Taylor Russell). Tratto dal bestseller di Camille DeAngelis, con un film imperfetto ma non privo di fascino il regista parla del desiderio terribilmente umano e ancora di più adolescenziale di amare ed essere amati, di trovare un posto nel mondo e accettarsi, nonostante i nostri difetti. Come dice il titolo, ossa e tutto il resto.

Emanuele Crialese ha portato il terzo film italiano in concorso, L’immensità, con Penelope Cruz. È la storia parallela di una mamma infelice e con marito fedigrafo in una Roma dei nuovi quartieri negli anni 70 e di una figlia adolescente che si sente maschio e si fa chiamare Andrea.

Quella ragazzina sono io’ dice il regista. Si racconta pertanto il percorso sia della ragazzina, sia della mamma, della loro sofferenza l’una per il destino dell’altra, degli scontri per l’impossibilità in quegli anni di accettare che la propria figlia sia maschio, stemperata da momenti di grande allegria e vitalità. La mamma bella e infelice nsieme ai suoi bambini si rifugia nel gioco per sfuggire a un mondo che la opprime e al quale alla lunga non riesce a sfuggire. Il regista ha utilizzato il racconto autobiografico, ma la storia costruita, pure se primaria per l’autore, non risulta fluida, sembra ripetersi e dare un’impressione di mancanza di organicità.

Anche nell’altro film in gara c’è un grave problema esistenziale e l’incapacità di trovare un posto nel mondo. The whale diretto da Darren Aronofsky, in concorso, è incentrato anch’esso sul corpo. Protagonista è un professore gay gravemente obeso, ritirato in casa da cui dà lezioni on line, senza mai comparire in video. Brendan Fraser dopo un lungo periodo di appannamento torna in panni opposti rispetto a quelli che lo vedevano protagonista nella trilogia de La mummia, atletico e piacente.

Foto Mostra del cinema di Venezia

È sicuramente lui il punto di forza del film è ha avuto una standing ovation di alcuni minuti, alla proiezione in sala Grande.  Nella storia, trasposizione di una pièce teatrale di Samuel D. Hunter, tenta di riallacciare i rapporti con la figlia abbandonata dieci anni prima per vivere il suo amore libero. Racconta dell’intreccio  di persone che entrano nella vita di Charlie e nel suo microscopico appartamento dal quale non esce mai e dove invece entrano le poche persone della sua vita. Aronofsky riprende il tema per lui abituale della deriva fisica come tramite dell’ascensione e della redenzione spirituale. Risulta forse un po’ cupo e statico.

(Caterina Grazioli)