Venezia. Ancora tematiche relative all’identità e al corpo alla mostra del cinema di Venezia edizione 79. Ne Il signore delle formiche di Gianni Amelio, si tratta dell’impossibilità di esprimere il proprio amore omosessuale nell’Italia anni 60. Tratto da una pagina di storia del nostro paese si racconta la vicenda dell’intellettuale e drammaturgo piacentino Aldo Braibanti, della sua omosessualità e della conseguente accusa di plagio, finita con una condanna, unico caso in Italia, per avere “traviato” un giovane appena maggiorenne, intentata dalla famiglia del ragazzo. Ciò è costato a Braibanti nel 1968, la condanna a 9 anni di carcere (poi ridotti a due per i suoi trascorsi partigiani), ma soprattutto, al giovane Giovanni Sanfratello, rinchiuso dalla famiglia in ospedale psichiatrico, la devastazione della vita, causata dai numerosi elettroshock subiti per farlo guarire dall’influsso diabolico del suo plagiatore

Gianni Amelio, regista in passato di Il ladro di bambini e Hammamet tra gli altri, costruisce un film melodrammatico, con una prima parte legata alla descrizione dei personaggi e del loro amore ed una seconda incentrata sul processo. Braibanti ( 1922 – 2014) fu un intellettuale dai molteplici interessi, poesia, teatro, saggistica e pittura, oltre che appassionato della scienza che studia le formiche. Luigi Lo Cascio lo rappresenta in maniera statica e intellettualistica, non facendo trasparire particolari emozioni. Elio Germano interpreta invece un giornalista de L’Unità che si appassiona e segue il caso, cercando la verità e il giovane Leonardo Maltese impersona il ragazzo vittima della sua famiglia ultraconservatrice e della società retrograda italiana. Il film si annovera nel filone dell’impegno civile, molto presente in passato nel cinema italiano e già questo lo rende importante.

Foto Mostra del cinema di Venezia

Infine si arriva all’ultimo film italiano in concorso a Venezia 79. “Chiara” di Susanna Nicchiarelli, già vista a Venezia in concorso con il deludente “Miss Marx”, storia della figlia del filosofo de Il capitale. La protagonista è L’amica geniale Margherita Mazzucco, che da’ vita ad un’adolescente Chiara che sveste i panni nobiliari, per seguire Francesco d’Assisi nella sua vita di spiritualità e povertà. Col tempo altre donne si uniscono a Chiara. Ne nasce una comunità di consorelle, inizialmente osteggiata dal papato. Sarà la grande battaglia della santa: la formazione di un ordine femminile basato sul “riconoscimento dell’altissima povertà”. Alla fine Chiara riuscirà a scrivere al pontefice la prima regola mai redatta da una donna e a dare origine alle clarisse. Le ambizioni della regista sono tante. A partire dal linguaggio, che è quello del dialetto e dell’italiano volgare, ma anche del latino, a quella di dare una veste attuale ad una persona del 1200 e alla volontà di restituire il quotidiano della Storia. Il passaggio tra il rigore e il “punk” non pare essere pienamente riuscito.

In attesa della premiazione del Leone d’oro e degli altri riconoscimenti, ecco i film che hanno avuto le migliori pagelle nelle medie presenti nelle diverse testate e riportate da Daily Ciak, il tabloid che ha seguito la mostra e da Rotten Tomatoes, il sito web che accoglie recensioni e notizie di cinema e serie tv: The Banshees of Inisherin, una favola nera sulla storia di due amici che diventano improvvisamente nemici in Irlanda, con Colin Farrell e Brendan Gleeson, di cui Martin McDonagh, è sceneggiatore e regista, No Bears del regista iraniano Jafar Panahi, girato prima di essere incarcerato in Iran, condannato a sei anni, per avere sostenuto la libertà di pensiero di un altro autore anche lui imprigionato, e Saint-Omer, debutto della regista documentarista francese Alice Diop, incentrato su un processo per infanticidio.

Per l’Italia le chance migliori sono per Bones and all di Luca Guadagnino.

Foto Mostra del cinema di Venezia

Valutando invece l’applausometro alla proiezione in sala Grande, che misura l’apprezzamento del pubblico che assiste ai film insieme al cast presente in sala, Blonde, sulla storia di Marilyn Monroe, interpretata da Ana de Armas e diretta da Andrew Dominik è stato il più apprezzato, avendo ricevuto 14 minuti di applausi, The Banshees of Inisherin 13 minuti, The son, il film inglese di Florian Zeller con Hugh Jackman 10 minuti, Bones and all 8,5 minuti e The whale 6 minuti. C’è però da sospettare che i divi in sala ad accompagnare le pellicole, da Brad Pitt (produttore) a Timothée Chalamet, al ritrovato Brendan Fraser, abbiano amplificato l’apprezzamento degli spettatori.

(Caterina Grazioli)