Sesto Imolese (Imola). L’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia ricorda la manifestazione insurrezionale organizzata dalla Resistenza che si svolse nella frazione di Sesto Imolese il 14 settembre 1944, durante la seconda guerra mondiale.

Alle ore 16.30 di domenica 11 settembre, nell’ambito della “Festa dell’agricoltura”, avrà luogo la deposizione di una corona di alloro presso la lapide posta all’interno del parco pubblico di Sesto Imolese che ricorda quella giornata di lotta. Recita la scritta ivi scolpita:

“In piena occupazione nazista / le genti della Bassa Imolese
/ espressero avversione all’oppressore / manifestando
compatti e consapevoli / per le strade di Sesto Imolese”.

La reazione tedesca portò al rastrellamento del 9 ottobre 1944 a seguito del quale dodici sestesi persero la vita nel campo di concentramento di Kahla.

Ecco i loro nomi, ricordati in una cappella del cimitero della frazione: Dante Baroncini, Andrea Contoli, Giovanni Dalla Casa, Angelo Galassi, Silvio Lervi, Giovanni Martelli, Bruno Marzocchi, Quinto Sabbioni, Giuseppe Santandrea, Gildo Tabanelli, Luigi Tabanelli, Alfredo Tozzoli.

Durante la commemorazione parleranno: Ettore Bacchilega (Anpi Sesto Imolese), Daniela Spadoni (Comune di Imola), Fulvio Andalò (Anpi Imola)

Quel 14 settembre 1944

Sul finire del 1944 in diversi comuni della pianura bolognese si tennero infatti manifestazioni pre- insurrezionali, volute dal Comando unico militare Emilia Romagna e organizzate dalle locali formazioni partigiane. L’obiettivo era quello di mobilitare le popolazioni e i partigiani combattenti in vista della liberazione di Bologna e provincia, ritenuta ormai imminente di fronte all’avanzare vittorioso delle truppe alleate.

Ebbene, una di queste manifestazioni pre-insurrezionali si svolse il 14 settembre 1944 proprio nell’importante frazione di Sesto Imolese, che per alcune ore venne “liberata” dai partigiani.

Il partigiano bubanese Graziano Zappi, Mirco, fu tra quelli che parteciparono alla manifestazione di Sesto Imolese. “Tutte le Sap e tutti i Gap della bassa imolese, di Medicina, di Castel Guelfo e di Mordano vennero mobilitati. Ad essi vennero assegnati compiti di vigilanza e protezione”, ha raccontato nel suo libro La rossa primavera.

I partigiani interruppero i collegamenti telegrafici e telefonici e bloccarono gli accessi all’abitato. “I punti più delicati erano naturalmente quelli della via San Vitale: a est si disposero i gappisti di

Osteriola, a ovest quelli di Medicina. Sulle altre strade vennero dislocati i gappisti di Sesto, Castel Guelfo, Sasso Morelli, Chiavica. Le squadre dei sappisti arrivarono un poco più tardi e furono dislocate all’interno del centro abitato. Tra essi c’erano pure i sappisti bubanesi”.

Contestualmente gli abitanti di Sesto Imolese si radunarono nella piazza principale inneggiando alla liberazione. “La gente affluì alla spicciolata: giovani, donne, vecchi a piedi, in bicicletta, dapprima guardinghi, incerti, poi sempre più sicuri di sé man mano che il loro numero cresceva.

All’improvviso sbucarono sulla piazza gruppi di giovani e ragazze con bandiere rosse e tricolori. Si levò il canto di Bandiera rossa e dell’Internazionale”.

Erano circa le 10 quando Ezio Serantoni, Mezanot, prese la parola in rappresentanza del Cln, il Comitato di liberazione nazionale di Imola. “Disse che si doveva organizzare l’insurrezione armata di tutto il popolo per cacciare i nazifascisti prima dell’imminente arrivo degli alleati. Solo così si sarebbe lavata la vergognosa macchia del fascismo e si sarebbe potuta costruire una società più libera e più giusta”.

Fascisti e nazisti non intervennero nell’immediato, anche se nel pomeriggio vi furono alcune schermaglie. Nella notte però un reparto tedesco circondò il paese e presso Osteriola, in via Tiglio, una pattuglia di soldati tedeschi uccise il partigiano Enea Suzzi, che stava rientrando a casa dopo aver partecipato alla manifestazione.

Il rastrellamento del 9 ottobre

La reazione arrivò qualche settimana dopo, il 9 ottobre, quando i soldati tedeschi effettuarono un vasto rastrellamento a Sesto Imolese e nei territori circostanti. Muovendo dalle località Balìa, Bettola e Sterlina, prelevarono casa dopo casa tutti gli uomini, poi li concentrarono nella piazza del paese e, scartati i più anziani, ne inviarono un centinaio a Medicina, dove parecchi vennero bastonati e sottoposti a bagni freddi. Un reggente del Fascio infiltrato dalla Resistenza riuscì a farne rilasciare la metà, ma i restanti, circa una cinquantina, furono portati prima alle Caserme rosse di Bologna, in zona Corticella, ove fin dall’autunno 1943 venivano raccolti contingenti di militari o di civili da inviare oltre-Brennero e dove nell’estate 1944 iniziarono ad affluire anche grandi contingenti di civili rastrellati in Toscana e Romagna, per poi essere trasferiti al centro di smistamento di Fossoli, vicino a Carpi, e da lì inviati in vari campi di lavoro della Germania nazista, tra cui il famigerato campo di Kalha,

Costruito su decisione di Hermann Göring nella primavera del 1944, il campo di Kahla era destinato alla produzione di armi, in particolare di aerei da caccia. Il principale lager che forniva la mano d’opera era Buchenwald, ma i lavoratori coatti vi giungevano dall’Italia anche direttamente, con trasporti su ferrovia di giovani e giovanissimi rastrellati dai tedeschi in ritirata verso nord, con la collaborazione dei fascisti della Repubblica sociale. Le condizioni di lavoro erano terribili. Vi morirono almeno 500 italiani, tra cui 12 dei rastrellati di Sesto Imolese.