L’esperienza di don Lorenzo Milani a Barbiana e soprattutto lo scritto “Lettera a una professoressa” non solo ha segnato un’epoca, gli anni Sessanta e Settanta, m continua anche oggi ad essere punto di riferimento.

Non tutti sanno però che esistono anche “Lettera di una professoressa”.

Nel 1962 con la legge n. 1859 nasce la Scuola media unificata che permetterà, a chiunque la frequenti, l’accesso alla scuola superiore. È una conquista, ma a Vicchio, un paesino toscano situato nel Mugello, c’è una scuola diversa, quella di Barbiana fondata da don Lorenzo Milani, che non si accontenta delle briciole e, con l’esperienza sul campo raccontata nel 1967 in un libro intitolato “Lettera a una professoressa”, punta a smascherare il sistema scolastico italiano che di fatto premia solo chi ha la fortuna di nascere nella famiglia giusta.

Il motto della scuola di don Milani è: “I care”, ovvero mi riguarda, mi sta a cuore, mi prendo cura. Con questo libro don Milani non dice che la scuola deve essere facile e che l’istruzione sia uguale al diploma, ma che tutti, a prescindere dalle opportunità e dalle capacità, devono provare a migliorare la loro condizione, considerando la scuola come una missione. Secondo le statistiche, durante l’anno scolastico 1963-64, gli/le studenti bocciati/e nella scuola dell’obbligo sono 1.031.000 con una vera e propria selezione di classe.

Quanto sono cambiate le cose?Lettera a una professoressa” continua ad essere ristampata e letta ancora oggi, ma c’è dell’altro: ad esempio, dopo trent’anni nel 1998 esce “Lettera di una professoressa – Trent’anni dopo Barbiana”, scritto da Francesca Giusti, docente di italiano e storia che ha altri volumi prestigiosi all’attivo. Le pagine dimostrano il senso del disagio degli insegnanti, il cui malessere va ricercato nella crisi della dimensione del futuro, che interrompe il dialogo tra la scuola e le giovani generazioni. Dunque, alcuni, o parecchi di quegli antichi problemi, non sono affatto superati.

Scrive la Giusti: “Come insegnante precaria, questa lettera aperta scritta dagli/lle studenti al corpo docente è essenziale per la mia formazione. Sono passati sessant’anni, ma alcune situazioni che non andavano bene allora, le ritrovo ancora davanti agli occhi. Non è forse vero che molti studenti sono arrivisti? L’unico fine per lo studio è il voto, come se l’unica rappresentazione di sé fosse un numero ottenuto da una performance… Alla fine dell’anno mi chiedono se 5.5 è sufficiente o insufficiente, come se contasse solo la media e non il percorso. Chi mette in testa queste idee ai ragazzi e alle ragazze?

E ancora: “Un altro punto critico è il collegamento tra la scuola e la vita. I ragazzi di Barbiana lamentavano di fermare lo studio della storia alla Prima guerra mondiale; noi andiamo qualche decennio più avanti senza considerare tutto quello che è accaduto negli ultimi anni. I programmi sono stati sostituiti da Indicazioni Nazionali eppure, per alcuni docenti, sono un’ossessione. Oggi più che mai dovrebbe essere data maggiore importanza all’attualità, alla lettura dei quotidiani, alle opinioni degli/lle studenti… Infine, ci sono i ragazzi e le ragazze che nessuno vuole. Prima andavano a lavorare o approdavano a Barbiana; oggi vanno alle scuole private (se sono nati/e nella famiglia giusta) o continuano ad esser bocciati finché non “arriva” la dispersione scolastica… come scrissero i bambini/e di Barbiana: la scuola non può essere un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Facile insegnare a chi prende sempre 9. Per me la soddisfazione più grande è vedere i 4 migliorare fino a 6… Studio come un verme per essere valutata da un test a crocette, quando per me la scuola è molto di più, vado avanti formandomi con corsi a pagamento o infilandomi nelle liste con riserva.

Eppure, l’art. 3 della Costituzione afferma che bisogna “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale”.

Poi, Adele Corradi, testimone e protagonista con don Milani dell’esperienza di Barbiana, scrive in tarda età, circa novantenne, di quell’esperienza e cosa è rimasto: “Lettera di una professoressa. Scritti su Lorenzo Milani e sulla scuola possibile” è un libro appena ripubblicato in questo 2022. Ne ha diversi altri all’attivo sull’argomento, oltre ad articoli e saggi, poi si trovano online registrazioni di sue interviste.

Adele Corradi è stata insegnante a fianco di don Milani negli anni più difficili e avvincenti della Scuola di Barbiana: ha seguito i suoi ragazzi e l’intero lavoro di redazione collettiva della “Lettera a una professoressa” e fu una delle poche persone “esterne” a essere “accolta” da don Lorenzo e dai suoi ragazzi. “Avevo capito che là nasceva la vera scuola moderna.” disse in seguito. In seguito, è stata per tutta la vita insegnante di lettere nelle scuole medie.

La mia speranza è che nelle scuole si smetta di parlare di Don Milani e si studi Don Milani, che a studiarlo non siano i ragazzi, ma gli insegnanti.”, così la Corradi in un convegno del 2017.

Insomma, pare proprio che non sia esaurita la voglia del mondo della scuola di rifarsi ancora alle idee ed alla esperienza di don Lorenzo Milani e del suo gruppo.

Però c’è ancora dell’altro: prima dei libri sopracitati è uscito un opuscolo edito dalla Sezione Femminile Nazionale del Pci nel 1988, frutto di un seminario sul tema e rivolto alle donne insegnanti nella scuola, intitolato appunto: “Lettere di una professoressa”. Si tratta di una trentina di pagine in tutto, ma molto dense.

Si parte dall’esperienza e dalle idee di Barbiana, per proseguire con temi attuali: la società e le donne sono cambiate, la scuola molto poco; si continua a bocciare; manca ancora la consapevolezza della differenza sessuale; nella scuola continua ad emergere malessere; problemi logistici, dei libri di testo, della valutazione; e così via…

Eguaglianza delle opportunità, rispetto delle individualità e delle storie, poter divenire cittadini del mondo pienamente artefici della propria vita, ascoltare l’esperienza di chi fa scuola, scambiare esperienze…”: con tali obiettivi si conclude il volumetto.

Mi sembrano questioni di attualità.

In definitiva, chi voglia approfondire le tematiche della pedagogia e della didattica anche alla luce dei problemi odierni sicuramente può trarre idee e spunti dalla lettura dei testi che abbiamo qui citato.

(Marco Pelliconi)