Uno schiaffo fa sempre male. A volte fa più male “dentro” che “fuori” e fa sempre più male di un pugno. Il pugno è una chiara manifestazione di maggior vigore fisico, di manifesta prepotenza e superiorità.
Lo schiaffo è una chiara denuncia di stato di errore, di manifesta colpevolezza o inferiorità, mai fisica.

Mario Draghi (Foto Presidenza della Repubblica)

Entrambe le manifestazioni possono assumere aspetti diversi e a volte discordanti: è molto bello e piacevole a riceversi sia il lieve pugno sulla spalla di un amico per manifesta espressione di amicizia o condivisione e risulta essere estremamente piacevole lo schiaffetto del padre, della madre o del professore/maestro manifestamente di apprezzamento o amore. Ricordo con immenso piacere gli schiaffetti del mio Maestro Lino Ramenghi (ultimi due anni delle elementari) quando ne combinavo una giusta. Poi mi sollevava abbracciandomi.

Quello del 17 settembre da parte di Draghi all’intera politica italiana è un vero e proprio manrovescio, un ceffone, una sonora sberla.
Finalmente abbiamo avuto la possibilità di udire parole chiare e prive di eufemismi: senza esclusione alcuna siete tutti colpevoli! Certo che alcune sberle sono state particolarmente sonore ma nessun volto si è davvero salvato.

Poi, per ben finire, quel “NO”, sonoro e deciso. Tradotto, in semplici e comprensibili parole chiare e limpide sta ha significare “ … ho già perso troppo tempo con voi, signori, e considerato che non avete compreso nulla vi saluto, ringraziandovi, ma vi lascio ai fatti vostri (che sono ben diversi dai miei)”. Si potrà eccepire, ed è giusto e indispensabile farlo, circa le decisioni e le direzioni prese da Draghi durante il suo permanere al governo della nazione Italia, ma nulla si potrà mai dire riguardo la sua chiarezza: non si trova spazio ai dubbi!

Quel No è la più precisa e assoluta espressione possibile riguardo al rifiuto di far parte di una certa categoria di persone dallo sguardo corto o addirittura cecato, di una classe politica che non fa politica ma chiara espressione di interessi di parte, sempre e comunque ben lontana da quella visione ampia e presa dai quattro lati che anche il più piccolo uomo politico dovrebbe avere.

Uno schiaffo generalizzato che segue, a buona memoria le altre parole che Draghi ebbe a pronunciare in un’occasione simile: “… se avessi bisogno di un altro lavoro potrei trovarlo certamente!”. Altro schiaffone a mano aperta ben piazzata che tradotto sta a significare “sono ben diverso da voi che state qui unicamente per ricevere un abbondante salario incapaci di procurarvene altrove”. E così sia!

In estesa sintesi le parole di ieri pronunciate dal Presidente del Consiglio dei ministri a pochi giorni dallo scadere del suo mandato (oramai ridotto ad una semplice amministrazione di quotidianità) sono estremamente amare per noi tutti e ricordano un po’ il famoso inizio di una delle opere letterarie più grandi di sempre nate sotto il cielo italiano: … lasciate ogni speranza o voi ch’entrate.

E questa volta la porta è davvero aperta e non è metaforica o immaginaria: con il finire della pazza gioia estiva si sta aprendo davanti a tutti noi. Attenti agli scalini …

(Mauro Magnani)