Fiom Fim e Uilm hanno preso sul serio le promesse economiche ascoltate in campagna elettorale e hanno scelto di dare rapida attuazione a quelle promesse, anche per venire incontro alla comprensibile rabbia di chi lavora ormai sotto l’assedio delle bollette e dei rincari determinati fa una inflazione che pare a ruota libera.

Di qui di la decisione di aprire una fase di vertenze aziendali che coinvolgeranno quasi 50.000 lavoratori metalmeccanici.

I rappresentanti sindacali hanno ricordato che al momento solo 600 dipendenti sono in Cassa integrazione, che le aziende lavorano a regime (come si può dedurre dal ricorso frequente agli straordinari) e fino a questo momento non sono pervenute criticità serie legate alle bollette energetiche. Sono segnali di riorganizzazione delle aziende ma queste modifiche non devono andare a scapito dei lavoratori.

Questi ultimi pongono con forza il tema del salario, ed è comprensibile dopo una fase di autocontrollo che non può però far fronte ad un incremento delle spese  di ogni tipo.

Le vertenze aziendali dovranno portare ad aumenti salariali importanti, ma non è questo l’unico tema che il sindacato vuole affrontare; c’è la necessità di stabilizzare i precari e di non dimenticare gli aspetti relativi al welfare.

Il sindacato mette in campo tutti gli strumenti a sua disposizione, ma deve essere altrettanto importante la partecipazione dei lavoratori durante la fase contrattuale.

Concetti ribaditi dalla Fiom regionale, che ha indetto uno sciopero di due ore da effettuare (con modalità specifiche per i diversi territori) entro il 7 ottobre (il giorno dopo è in programma una manifestazione nazionale della Cgil.

(m.z.)