Manca davvero poco alla fine di questa breve campagna elettorale e quella che doveva essere una vittoria netta e travolgente della Destra potrebbe non rivelarsi tale.

Una cavalcata Wagneriana avrebbe dovuto portare la Meloni alla presidenza del consiglio, Berlusconi alla presidenza del Senato o peggio e Salvini alla sua amata poltrona.

E quindi fra rulli di tamburi e squilli di trombe trasportati dalle Valchirie dei sondaggi che mostravano un’Italia molto più azzurra che rossa, l’orchestra guidata dalla Meloni leggeva uno spartito chiaro e ben definito ma sembra da un paio di giorni che qualcuno abbia iniziato a steccare qualche nota.

Questa campagna elettorale che doveva essere la Magnum opus di Giorgia Meloni rischia di trasformarsi in un brusco risveglio il 26. Eppure sembrava uno spartito scritto con così tanta cura, cosa può essere andato storto?

A mio parere la leader di Fratelli d’Italia ha commesso un singolo errore, una sola nota sbagliata, in questa campagna elettorale, ha giustificato il timore di un rigurgito fascista in Italia in caso di una sua vittoria.

Ha provato per la prima parte di campagna elettorale a ripulirsi, ma è difficile cancellare il proprio passato con un colpo di spugna e a poco a poco è ritornata la Meloni che tutti avevano visto sul palco di Vox.

Sono in molti quelli che cercano di nascondere l’olio di ricino sotto il tappeto e non sono solo a destra, ribadendo in ogni incontro che loro non vogliono battere la Meloni sventolando la minaccia del Fascismo ma vogliono batterla sui temi.

Parlano quasi come se il fascismo non fosse un tema di cui vale la pena parlare, anzi parlano come se la questione fascista non sia il Tema con la T maiuscola. Una guerra civile finita nel ’45 ma mai ancora risanata, aveva solo messo in disparte la questione, relegando i fascisti al margine del dibattito politico, fino ad ora.

Ma adesso che i fascisti ci sono e non si nascondono più, che si fa? Continuiamo come se nulla fosse per la nostra strada? Ci rapportiamo con loro come se fossero degli interlocutori qualsiasi?

Queste sono domande importanti che però a sinistra si sarebbero dovute fare prima, la fiamma tricolore dell’MSI nel logo di Fratelli d’Italia c’è dal 2012, adesso non è il tempo ed il luogo per recriminare chi non ha fatto cosa e quando.

Adesso bisogna solo sperare che l’incapacità della Meloni di nascondere la vera natura del suo partito abbia davvero risvegliato negli italiani il sentimento antifascista e se così fosse però sarebbe l’ennesima volta che la sinistra e soprattutto il PD viene salvato dalla presa di responsabilità degli elettori.

Sicuramente il vento non fischia e forse non fischierà mai più, però è sicuramente cambiato, che fosse la Meloni quello di cui c’era bisogno per strappare dal torpore l’orgoglio antifascista degli italiani?

Qualsiasi sia il risultato del 26 non ci sarà da cantar vittoria, però indipendentemente dal risultato ci sarà da cantare Bella Ciao (alla faccia della Pausini).

(Alberto Carnelos)