Una vittoria annunciata o, se preferite, una sconfitta annunciata. Il centrosinistra consegna armi e bagagli al centrodestra e dopo una campagna elettorale all’insegna del poco o nulla raccoglie ciò che ha seminato in questi anni. Certo, non è che i vincitori abbiamo fatto molto di più, ma hanno capito che con questo sistema elettorale si vince solo se si corre assieme (badate bene: non uniti, ma assieme). In questo modo hanno valorizzato i punti di forza, la crescita di Fratelli d’Italia, e minimizzato i punti deboli, il calo di Lega e Forza Italia.

(Foto di Florian Pircher da Pixabay)

Ancora una volta, invece, dalla sinistra al centro, abbiamo assistito al vogliamoci tanto male, con distinguo e separazioni che hanno tirato la volata al centrodestra, che poi ha vinto comunque per distacco, grazie anche ad un sistema elettorale che premia il vincitore al di là dei propri meriti.

La disfatta del centrosinistra è certificata dai voti in Toscana ed Emilia, gli ultimi due feudi che sono crollati miseramente di fronte alla compattezza della destra.

Non sfonda nemmeno il centro di Calenda e Renzi, ma qualche mattoncino in Parlamento lo porta. Gli unici a festeggiare possono essere i 5 stelle e il loro nuovo leader, Giuseppe Conte, che esce da questa competizione elettorale rafforzato. In pochi pensavano che potesse andare oltre il 10%, invece è arrivato un 15 ben augurante. Segno che poi quando ha governato non ha fatto così male, ma soprattutto molti italiani hanno capito che si è trovato nella situazione più difficile vissuta dal dopoguerra ad oggi, riuscendo a traghettare il Paese fuori da una tremenda pandemia, spesso da solo, e con pochissime risorse a disposizione (in Pnrr è arrivato dopo).

Ora occorre prendere atto che il centrodestra è maggioranza del Paese, una maggioranza netta, schiacciante che gli garantisce ben più del 50% + 1 dei seggi stabiliti dalla legge elettorale,  molto complessa nelle sue articolazioni, ma molto semplice dal punto di vista della distribuzione dei seggi uninominali.

Comunque un sistema di voto che allontana gli elettori, non a caso la percentuale dei votanti è ulteriormente calata del 10% rispetto al 2018. Un sistema che esclude a priori i cittadini da qualsiasi scelta che non sia quella di un partito.

Un centrodestra, che si vede premiato al di là dei suoi  numeri, non è certo maggioranza nel paese con circa il 40% di persone che non hanno votato, ma, come si dice, gli assenti hanno sempre torto. E, tutto sommato, non ha la maggioranza nemmeno nel conteggio matematico dei voti, visto che ottiene circa il 44% dei voti validi, contro il 26,2 del centrosinistra, il 15,3% del Movimento 5 stelle e il 7,8% di Calenda e Renzi, che messi assieme danno il 49,3%. Certo parliamo del conto della serva, quello che conta sono i seggi e lo stare assieme ha premiato Meloni e compagnia.

Questi numeri non sono una gran consolazione per gli sconfitti, ma possono essere un terreno su cui ripartire, a patto che l’opposizione si consolidi sui contenuti, sulle proposte alternative alla destra ai problemi reali del Paese, che sono tanti e complessi, ricostruendo una propria identità, a cominciare dal Partito democratico, che la sua identità l’ha persa da tempo, ammesso e concesso che l’abbia mia avuta, e dalla scelta degli uomini e delle donne che si dovranno fare carico della ricostruzione.

La stessa Meloni, a caldo subito dopo le prime proiezioni, lo ha riconosciuto: la vera sfida è quella che inizia ora e si chiama governabilità. E lo farà in un contesto numerico favorevole, era da anni che una forza politica non disponeva di una tale maggioranza. Meno favorevoli sono le condizioni del Paese e dei suoi cittadini. E se è certo che ora la Meloni avrà finalmente la poltrona di Primo Ministro (a proposito tra gli smacchi del centrosinistra anche il fatto che la prima donna premier sia di estrema destra), altrettanto certo è che presto arriveranno i problemi.

(Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Certamente tanti per quella gran parte degli italiani che tutto sommato alla democrazia ci avevano fatto l’abitudine e che oggi rischiano di vedere un ulteriore forte arretramento delle conquiste sociali dal dopoguerra ad oggi, uno smantellamento al quale avevano già contribuiti ampliamenti anche i precedenti governi di centrosinistra e che ora la destra potrà se vorrà, e se gli sarà lasciato fare, dare la spallata decisiva.

Ma i problemi non mancheranno anche in casa della coalizione vincente, a dispetto dei numeri l’unità è tutta da conquistare, anche se le poltrone che si potranno distribuire potranno certamente aiutare.  A cominciare dai tanti mal di pancia che il crollo della Lega si porta dietro. Presto inizierà la resa dei conti in casa del Carroccio, e dove porterà questa discussione è tutta da capire.

Ma ciò che più peserà è la capacità di governare una fase così difficile e complessa come quella del post covid con una guerra che non accenna a finire e una situazione economica e finanziaria devastata. E, assieme, ai problemi interni vi è poi la collocazione internazionale dell’Italia, vista le tante spinte antieuropeiste e pro sovraniste della coalizione vincente. Finalmente capiremo tutti cosa significa “E’ finita la pacchia”, frase della Meloni indirizzata all’Unione europea. E quanto peserà in questo contesto la posizione di Forza Italia che ha ribadito poco prima del voto la propria lealtà all’Europa e alla Nato e che non parteciperà a nessun governo se non fosse assolutamente sicura della sua “correttezza democratica, senso di responsabilità e lealtà verso l’Europa e l’Occidente”.

Quindi, dopo tante parole, urla e slogan ora per il centrodestra si avvicina il vero banco di prova, gli alibi finiranno e la vera sfida sarà quella del confrontarsi, e risolvere, con i problemi reali del Paese e quelli ormai quotidiani di tutti gli italiani. Alla Meloni e compagnia toccherà l’arduo compito di guidare un Paese allo stremo, ma anche di gestire al meglio le risorse del Pnrr, a meno che non le si voglia ridiscutere, ma a che pro? Un Paese che avrebbe bisogno di unità, certezze, tranquillità e non di ulteriori elementi di rottura e di fratture sociali.

Ne saranno capaci? Il 25 settembre ha deciso che l’Italia doveva voltare pagina. Siamo agli inizi, ma presto capiremo in quale direzione vorrà andrà la coalizione vincente.

(Valerio Zanotti)