Imola. “Il problema del Pd è quello di ridarsi una grande identità popolare che non significa populismo, ma tornare a rappresentare la gente che soffre nelle periferie ovvero i ceti deboli, capire i grandi cambiamenti della società negli ultimi 15 anni. Aiutare chi vuole fare impresa, non considerare evasori coloro che hanno partite Iva. E cercare un nuovo sviluppo economico nella sostenibilità ambientale”. Daniele Manca, ex sindaco di Imola appena rieletto al Senato, fa una prima analisi dopo il voto del 25 settembre 2022.

Manca, cosa avete sbagliato in queste elezioni?

“Siamo partiti dal voler fare un campo largo, poi ci siamo trovati stretti in mezzo a un ring con due pugili che picchiavano contro di noi ai fianchi, da una parte il Movimento 5 stelle, dall’altra Azione-Italia Viva. D’altronde, a mio avviso, non potevamo fare un’alleanza con chi ha fatto cadere il governo Draghi e Carlo Calenda ci ha mollati pochi giorni dopo aver firmato un accordo con noi”.

Non è necessaria pure una forte autocritica?

“Certamente sì, il Pd da troppo tempo è un partito pieno di personalismi, di correnti, di alleanze e di gestione del potere, è dai tempi di Walter Veltroni che parliamo soprattutto di persone al nostro interno. Per tali motivi, ci serve finalmente un congresso che metta al centro le idee per leggere la società complessa di oggi, poi penseremo agli uomini e alle donne migliori per portarle avanti. Ora è il momento di una riflessione vera su un piano politico alto”.

C’è bisogno di più sinistra nel Pd?

“Bisogna capire cosa significa sinistra, per me non è fare assistenzialismo come sul Reddito di cittadinanza, per di più è già una battaglia del M5s. Magari bisogna dare una mano dal punto di vista economico a chi è senza lavoro, ma poi formare chi ne ha bisogno affinché impari un mestiere, perché è il lavoro che dà dignità alle persone. Nella nostra Regione, in Emilia Romagna, siamo abbastanza avanti su tali questioni, quindi penso che dalle nostre zone  si possa dare un contributo fondamentale alla fase congressuale”.

Manca rifiuta per ora di fare nomi sul prossimo segretario (anche se si sa che è molto vicino a Stefano Bonaccini, ndr) “perché cadremmo nel solito errore. La sconfitta sonora, anche se rimaniamo il secondo partito in Italia, non è solo di Enrico Letta, ma di tutto il gruppo dirigente e mi ci metto anch’io”.

Parlare quasi solamente di “Agenda Draghi” vi ha penalizzato?

“Sono orgoglioso di aver partecipato a quel governo, era necessario il sostegno a Draghi per uscire dalla palude della pandemia e per predisporre i fondi del Pnrr dei quali stanno usufruendo pure i Comuni del nostro Circondario. Però non è bastato, ha vinto la Meloni e chi vince le elezioni ha sempre ragione. Noi dobbiamo fare, un congresso vero, apriamo finalmente le porte del nostro partito a gente nuova, non chiudiamoci a discutere fra noi, litigare e poi mettere delle schede nelle urne. Quelle le hanno già messe gli italiani il 25 settembre e non ci hanno dato ragione”.

(m.m.)