Dopo questa sonora sconfitta non dobbiamo discutere con chi allearci, ma chi vogliamo essere per dare un futuro alla sinistra e all’Italia. Dividerci tra chi propone come alleato i 5 stelle e chi Calenda dimostrerebbe adesso solo una cosa: la nostra subalternità e mancanza di autonomia.

Se non costruisci una forte e chiara identità e una direzione da seguire, rischi solo di andare a traino degli altri. Il Pd non può radicarsi nella società se resta solo un partito di opinione affidato al segretario di turno: abbiamo bisogno di una nuova struttura, del lavoro di squadra di tante persone, di proposte forti, di un progetto, di un percorso a tappe e coerente per tornare a vincere. E di non farlo da soli, ma insieme a chi nella diverse realtà associative è impegnato a cercare di migliorare le cose.

Si, va aperta una fase costituente di un nuovo Pd e di una nuova sinistra. Le idee e le scelte da prendere debbono essere il risultato di un confronto aperto, di ascolto e di rettifica nei fatti del nostro modo di essere e fare.

Noi siamo nati per unire e federare:  ma se non partiamo dal basso, se prima di tutto non ci interroghiamo su come riformare questa società, non riusciremo a incidere sul governo e sulle istituzioni.

Insomma un progetto deve vivere nella società, essere sostenuto da lotte e conflitti, e il governo deve essere solo il mezzo, non la scorciatoia per governare dall’alto.

Non apprezzo chi già pensa alle primarie per il segretario: è una strada già battuta e fallita. Primarie delle proposte: questo ci serve, posizioni diverse sulle quali scegliere. Facendo votare gli iscritti su questo, insieme a chi farà con noi questo percorso. Non basta un congresso.

Serve il tempo per gettare fondamenta, non ripartire da chi fa il capo e ridurci di nuovo a un aggregato di correnti che poi votano con falsa unanimità. Serve un nuovo gruppo dirigente e la generosità di fare un passo indietro di chi, in correnti diverse, ci ha guidato finora. Noi dobbiamo costruire una grande controcorrente! Una direzione ostinata e contraria alle destre e a un partito prigioniero di capi e notabili locali.

(Virginio Merola è deputato e presidente dell’Istituto Parri)