Riceviamo e pubblichiamo

“Il nuovo governo dei talebani che si è insediato al potere con la presa di Kabul nell’agosto del 2021 non è portatore di una nuova ideologia rispetto a quella proclamata nel 1996. Come allora sono stati documentati molteplici abusi dei diritti umani, la soppressione dei diritti di donne e ragazze, l’intimidazione di giornalisti e di coloro che hanno levato la propria voce per denunciare gli abusi. Le città afghane sono diventate prigioni per le donne costrette a ritornare al chiuso delle proprie abitazioni. Le attiviste e gli attivisti, sono costretti oggi a vivere e ad agire nella clandestinità. Molti sono obbligati alla fuga per poter sopravvivere e a questi deve essere garantita la possibilità di migrare senza alcun ostacolo. Tutta la società afghana è ostaggio della repressione talebana e dell’emergenza umanitaria.”

Con questa premessa si apre la petizione che il CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane Onlus) rivolge alle autorità europee e internazionali affinché l’Occidente assuma una posizione chiara e di netta condanna verso la negazione dei diritti umani e la repressione delle libertà. Col progetto “#Stand up with afghan women” l’associazione ONLUS è da tempo impegnata con azioni concrete di solidarietà alle donne afghane.

A questo progetto ha aderito anche la Commissione Pari Opportunità del Comune di Imola nel febbraio scorso. In continuità con l’impegno assunto la Commissione ha aderito alla petizione lanciata, non a caso, il 15 agosto. Invita tutti/e coloro che si schierano per l’applicazione dei diritti umani e delle donne, a sottoscriverla.

Essa contiene diversi proposte per una politica che agisca concretamente in questo senso. Molte altre associazioni hanno già aderito.

La petizione chiede in sostanza:

  • Il NON riconoscimento del governo dei talebani
  • L’autodeterminazione del popolo afghano
  • Il riconoscimento delle forze politiche afghane progressiste e la messa al bando do personaggi politici legati ai partiti fondamentalisti
  • Il monitoraggio sul rispetto dei diritti umani

Tali richieste sono correlate da diverse proposte per una politica che agisca concretamente in questo senso.

Il testo integrale della petizione è consultabile su https://www.standupwithafghanwomen.eu/petizione/

Chi intende sottoscriverla può farlo dal sito: https://www.change.org/p/standupwithafghanwomen?utm_content=cl_sharecopy_33665099_it-IT%3A6&recruiter=1269018455&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

La Commissione Pari Opportunità inoltre esprime piena solidarietà alle donne iraniane che, numerose, sono scese in piazza in questi giorni per protestare contro l’assassinio da parte della Polizia morale della giovane ventiduenne curda Masha Amini. Masha Amini è stata massacrate di botte rea, secondo i suoi aguzzini, di indossare il velo in modo non corretto. Ad oggi la reazione delle forze dell’ordine alla rivolta ha causato la morte di diverse decine di persone. Mentre il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha rifiutato l’intervista con una delle più note giornaliste inglesi di origine iraniana della BBC, colpevole di essersi rifiutata di indossare il velo durante l’intervista. Raisi inoltre ha bloccato l’accesso a Instagram e WhatsApp.

Il riconoscimento dei diritti delle donne è da sempre un problema globale soprattutto in un mondo interconnesso come quello attuale. Per questo la condizione delle donne di altri Paesi ci riguarda, consapevoli che dal riconoscimento dei diritti di tutte dipende anche il riconoscimento e il mantenimento dei nostri. Questi sono periodicamente messi in discussione anche in Occidente, dalle politiche restrittive che si fondano su una ideologia basata sul controllo dei corpi delle donne e della loro funzione nella società