La seduta plenaria delle Nazioni Unite in corso verrà seguita dalla Cop27 in Egitto, che dovrebbe “Tenere sotto controllo le conseguenze devastanti del cambiamento climatico” con adattamento, finanza verde, trasparenza.

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L’Europa tuttavia fa marcia indietro riattivando centrali al carbone (in compagnia di Cina e India)[1] e cerca nuove fonti di combustibile fossile[2], avendo di recente preso un impegno per una veloce conversione alle energie rinnovabili che recede all’orizzonte.

Pesano i limiti dell’energia rinnovabile: il basso Eroi (quanta energia si ottiene rispetto all’energia che abbiamo investita negli impianti) e l’intermittenza.
La produzione di energia elettrica in Italia è largamente a base di gas, da un canto l’Italia rifiuta il carbone e le trivelle per il gas, dall’altro la Germania chiude le centrali nucleari (salvo comprare alla Francia quest’inverno parte di quella elettricità prodotta con il nucleare che prima compravamo noi).

Dicono che la guerra in Ucraina sia la causa del cataclisma energetico che si prepara in Europa, in realtà ha soprattutto “esploso le contraddizioni” illuminando i rischi derivanti da una privatizzazione neoliberista di monopoli pubblici (elettricità, acqua, gas) nel corso degli ultimi 30 anni. In teoria con diversi providers (distributori al pubblico) di energia e traders (fornitori ai distributori) si creerebbe una competizione vantaggiosa per il cliente.

In realtà quanto ciò abbia creato rialzi in bolletta, profitti per i fornitori (traders), bancarotta per i distributori e caos generale lo abbiamo sotto gli occhi.

In Italia l’elettricità è prodotta (su un totale annuo di 280TWh) con fonti rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico) per 90/100 TWh, i restanti 180 TWh sono prodotti con fonti fossili (carbone, gas).
Il prezzo dell’elettricità però è agganciato a quello del gas, che nell’ultimo anno grazie all’Hub Ttf di Amsterdam è salito fino a 14 volte, con oscillazioni paurose.

Vi sono molti Hub per le contrattazioni finanziarie sul gas in Corea del Sud, Messico, Canada, Francia, Inghilterra, Austria e altrove ma il più importante è lo Henry Hub negli Stati Uniti. Tutti hanno prezzi diversi. Al momento il prezzo sull’Henry Hub (che misura in MMBtu mille mille british thermal units cioè un milione Btu) è di almeno cinque volte inferiore a quello del Ttf olandese.[3]

La produzione del gas ha un costo fisso, ma il trasporto per mare (invece che per oleodotto) del LNG e i processi di rigassificazione lo rendono più costoso (anche più pericoloso).

Sui mass media il coro canta che è tutta colpa di Putin. Cito Salvatore Carollo (esperto di trading elettronico) intervistato da Marco Biscella (22.09.2022)[4] ‘Fino ad ora interruzioni di gas russo per volontà russa non si sono verificate.[5]Mosca è sempre attenta ai contratti esistenti.[6] Il gas russo è ancor oggi disponibile e arriva[7]

Non solo: gran parte del metano che giunge in Italia passa dai gasdotti dell’Ucraina, che nonostante la guerra in corso non sono mai stati toccati né bombardati.’ Biscella chiede delle interruzioni del gasdotto North Stream 1, risponde Carollo: ‘Per la Russia è stata una questione di forza maggiore: siccome le sanzioni dell’occidente colpiscono soprattutto la possibilità di acquistare pezzi di ricambio degli impianti, che Mosca fa molta fatica ad acquisire, turbine del gas comprese, tutto ciò si è riflesso sulla funzionalità del North Stream 1.

Con il peggiorare dello scontro si alza il rischio di una chiusura totale del gas russo verso l’Europa, per ora il gasdotto che passa per l’Ucraina va a pieno regime. Il North Stream 2 coprirebbe il nostro fabbisogno anche in caso non si riaprisse il North Stream 1.

I problemi sono due: la disponibilità di gas sostitutivo di quello russo e il suo prezzo. Il gas è in natura molto più abbondante del petrolio, il prezzo del gas era fino a 10 anni fa agganciato a quello del petrolio. Si riteneva che il rischio fosse di un prezzo del gas troppo basso e si sono creati dei gas futures exchanges, il Ttf (Title transfer facility) olandese[8], altri future Hubs in Gran Bretagna, estremo oriente, Australia e Canada, il più importante è l’Harry Hub in USA.

Gli scambi di contratti gas futures sono destinati al reale acquisto del gas solo in minima parte (si calcola che il ‘titolo’ cambi di mano circa 20 volte (mani di speculatori, pardon, investitori) prima di essere comprato da un fornitore di gas al mercato.

Un future (option) è un contratto che mi dà diritto (titolo) a comperare tot gas in una certa data e ad un prezzo x convenuto, quale che sia la quotazione di mercato.
All’avvicinarsi del giorno convenuto se il prezzo del gas è inferiore a X avrei in teoria perso soldi (perché devo comprare ad un prezzo superiore di quello di mercato) ma se è superiore a X compro del gas ad un prezzo inferiore a quello cui posso rivenderlo.

Queste operazioni finanziarie si ritiene facilitino il libero scambio a vantaggio dei consumatori. Contratti a lungo termine come quelli con Gazprom, utilizzando gasdotti sono assai più vantaggiosi economicamente ma sono ritenuti meno consoni al libero mercato.

Nel suo recente libro ‘The Destiny of Civilisation’ il noto economista Michael Hudson riferisce che ‘ Quando gli Stati Uniti lasciarono ferrovie ed altre infrastrutture in mani private si verificò un tale disastro che, sul finire del diciannovesimo secolo, si votarono le leggi anti-trust (anti-monopolio). Scopo di tali leggi era limitare il prezzo dei beni o servizi al costo necessario per produrli. Agenzie locali e federali regolavano servizi di pubblica utilità quali elettricità, gas, canali e pedaggi. Pagamenti di interessi e dividendi agli investitori non superava specifici tassi di profitto’.
Aggiunge però che ‘ Nell’ultimo mezzo secolo la deregolamentazione economica ha praticamente eliminato globalmente la legislazione antimonopolio’[9] Afferma persino che il settore finanziario ha cannibalizzato il suo substrato industriale, non producendo profitto ma sottraendolo a coloro che lo producono.

Quando ottengo un contratto gas future devo pagare circa il 10% del suo valore, ma il soggetto che me lo vende nel momento in cui identifica mie possibili perdite fa dei ‘margin calls’, richiede cioè una percentuale maggiore della cifra (Ricordate Lehman Brothers?).

In questa situazione i distributori di gas potrebbero ricevere richieste per margin calls fino a un totale di un trilione di Euro.[10]Essi sanno di essere potenzialmente solventi (stanno facendo ricchi profitti) ma al presente chiedono aiuto a banche (per prestiti) e al governo (per garanzie) perché la richiesta (margin call) è di versamento immediato.

Con questi prezzi altissimi anche Gazprom riesce, vendendo petrolio e gas che l’Europa non compera più, a guadagnare più di prima.[11]
Gli aumenti del costo del gas, che nel corso dell’ultimo anno (sul Ttf olandese) è passato da una media di 25 a 350 Euro (!), con violenti sbalzi, hanno causato un aumento parallero del costo dell’elettricità.
Tale costo viene fissato con riferimento al prezzo del gas (anche l’elettricità fatta dai pannelli solari e rivenduta dall’Enel).

Le conseguenze sono pesanti sulle bollette domestiche, ma assai più sul tessuto produttivo: più colpite le aziende che consumano molto gas o elettricità: aziende chimiche e metalmeccaniche, produttori di acciaio, carta[12] e vetro.

In Francia e Slovacchia stanno chiudendo i produttori di alluminio e il 70% dei produttori europei di fertilizzanti pensano di non farcela.

In Gran Bretagna, dove le bollette sono raddoppiate, 6 industrie su 10 hanno ridotto o sospeso la produzione, nonostante il governo inglese abbia messo un tetto all’aumento delle bollette per i privati e permesso solo il 50% in più nelle bollette per le aziende ( per i prossimi sei mesi).

La commissione europea si orienta verso un tetto al prezzo del gas (da tutti i fornitori).  La Germania si dichiara contraria al tetto per il gas (richiesto da 15 paesi EU tra i quali l’Italia). Ritiene che il tetto al prezzo ( 180 Eur/MWh?) disincentivi i venditori e possa diminuire il gas disponibile.

Teniamo sempre presente che i problemi sono due: il quantitativo di gas disponibile e il prezzo richiesto per ottenerlo. Non confondere un tetto per tutti i fornitori di gas con il tetto al prezzo del petrolio russo che il G7 ritiene di poter imporre verso la fine del 2022, quando l’Europa dovrebbe cessare di rifornirsi di petrolio russo (salvo eccezioni: Ungheria).

Improbabile che Opec+ sia disposta a collaborare (include la Russia) aumentando la produzione. Il rischio è che anche i prezzi del petrolio si impennino. Fortunatamente la Cina ha rallentato la crescita e la recessione probabile in Europa e possibile in Usa  ridurrà le richieste di idrocarburi.

Si ridurranno le nostre  importazioni e questo metterà in serie difficoltà i mercati emergenti che già hanno difficoltà a importare cibo e fertilizzanti e devono competere per il LNG (a meno che non ne siano produttori) con paesi industrializzati che hanno maggiori disponibilità economiche.

La caduta di valore di tutte le valute (salvo il rublo che si rafforza) rispetto al dollaro ha fatto aumentare il prezzo effettivo del petrolio, che è scambiato con pagamento in dollari (salvo tentativi fra Arabia, India, Cina, Iran e Russia di usare rubli o remimbi, tentativi in uno stadio iniziale ma che potrebbero minare il dominio del dollaro sul mercato petrolifero).

Se una quinta colonna dei servizi segreti russi si fosse impegnata a far danni non avrebbe potuto far di meglio. In tutta Europa il gas dovrà essere razionato ma la Commissione è paralizzata dai diversi interessi e bisogni degli stati membri e dalla consuetudine delle decisioni all’unanimità.

La Germania, che è maggiormente a rischio, si sta preparando all’inverno con riduzioni dell’uso del gas, ha spostato le risorse finanziarie che erano destinate all’emergenza covid a sostenere le ditte che comprano e distribuiscono il gas ed ha attivato linee di credito per permettere loro di far fronte ai margin calls.
Per questo ha destinato quasi 200 miliardi di euro, suscitando il risentimento di paesi (Slovacchia) che non hanno un portafogli altrettanto fornito.

I francesi beneficiano delle centrali nucleari con le quali producono elettricità.  Vi sono state consistenti dimostrazioni di cittadini tedeschi contrari alla chiusura delle forniture di energia dalla Russia, alcune richiedevano l’apertura del North Stream 2, l’opinione pubblica tedesca solo in parte sostiene la linea dura. Il ministro degli esteri Annalena Baerbock[13] (dei Verdi) è famosa per aver affermato che la Germania sostiene l’Ucraina e non importa cosa ne pensino gli elettori!

L’Italia riceve gas dall’Azerbaijan, speriamo dall’ Angola, ed LNG da Quatar e Usa[14], ma ha bisogno di altri rigassificatori. L’Eni e la Snam sono importanti risorse per il paese, abbiamo un gasdotto che ci lega all’ Algeria che è molto ben disponibile ma potrebbe non avere produzione sufficiente per i 9 miliardi di mc di gas aggiuntivi promessi (oltre ai 22 che già ci forniva nel 2021), o aver bisogno dell’Eni per mettere in produzione altri giacimenti[15]. Le nostre riserve di gas sono quasi piene ma basterebbero solo per metà dell’inverno, molto dipende inoltre da quanto l’inverno sarà freddo.

Le sovrastrutture finanziarie, come i derivati future sul gas del Ttf si scontrano in questo frangente con il fatto che c’è ben poco gas che possa arrivare sul mercato nel ‘22/’23 (e forse anche oltre), specialmente se il gas russo viene eliminato totalmente.

Da più parti si sottolinea la necessità di intervenire sul Ttf, che presenta numerose difficoltà.[16]
Il piccolo quantitativo di scambi permette di alterare i prezzi del gas anche disponendo di piccoli capitali: un favore fatto agli speculatori[17].
Occorre slegare il prezzo dell’elettricità fatta con fonti rinnovabili da quello dell’elettricità prodotta con il gas.
Il Ttf non ha un meccanismo per sospendere le contrattazioni quando la volatilità è troppo alta, come avviene nelle borse.

L’offerta di gas circolante in Europa è limitata. In teoria con prezzi così alti l’offerta dovrebbe aumentare (se ci fosse dell’altro gas disponibile).
Per inciso, meccanismi speculativi analoghi sono attivi per cibo, fertilizzanti e metalli.

Gli aumenti terrificanti che hanno portato il prezzo del gas a 350/EurMWh in un anno (iniziò a salire nell’inverno del 2021) corrispondono a una spesa per il gas equivalente al 10% del Pil, o al raddoppio delle tasse. Questo porta a una spirale inflazionistica e ad uno shock fiscale che porterebbe dritti a una crisi del debito italiano, nel mentre gli speculatori avrebbero realizzato miliardi.

Legarsi a investimenti, come i de-gassificatori, che richiedono una ventina d’ anni per il recupero dell’investimento, negherebbe l’impegno a de-carbonizzare l’economia al più presto.

Bisogna regolamentare[18] lo Hub Ttf e calmierare il prezzo del gas. Se a 60Eur/MWh la domanda cala, a 300 verrebbe distrutta l’economia. Salvatore Carollo: “Liberiamoci dal Ttf: l’Authority per l’energia potrebbe stabilire il prezzo sulla base della media pesata dei prezzi d’importazione degli operatori che distribuiscono il gas in Italia. Questi prezzi dovrebbero essere più bassi del prezzo del Gnl (gas naturale liquefatto: in inglese LNG) che viene dagli Usa dove c’è un mercato del gas liquido Henry Hub’.

Il mercato dovrebbe essere aperto solo a coloro che distribuiscono il gas. Cagnoli suggerisce di richiedere a chi acquista un contratto lo stoccaggio del gas entro 15 giorni dalla dichiarazione. Questo costringerebbe gli speculatori a vendere immediatamente tutti i loro contratti, probabilmente abbassando di molto il prezzo. In tempi normali il libero mercato funziona se il gas è disponibile, il prezzo fissato rappresenta un equilibrio fra domanda e offerta, ma i tempi non sono affatto normali e il gas non è disponibile nelle quantità richieste, il prezzo potrebbe salire alle stelle ma non aumenterebbe la disponibilità di gas.

Un altro suggerimento: aumentare il margine del contratto al 100% (oggi al 10-15%) per ridurre i rischi.
Sarebbe utile che la Bce creasse un fondo anti-speculazione per stabilizzare il prezzo del gas.

Una colpevole inazione dei governi a livello nazionale ed europeo porterebbe ad una violenta recessione, una valanga di fallimenti e un aumento della disoccupazione. Non è detto che ci si possa risollevare economicamente in tempi brevi né che l’Unione Europea sopravviva nella sua forma attuale.

Sento che la gente sta facendo scorta di legna e penso che l’esito delle recenti elezioni politiche sia frutto di un diabolico progetto di Enrico Letta per far sì che quest’inverno al timone ci sia la destra!

Ultime notizie! In data 27 settembre vicino all’isola danese di Bornholm i gasdotti North stream 1 e 2 avuto una grossa perdita di metano dovuta a quattro squarci causati da due esplosioni registrate da sismografi.
Il consenso è che si sia trattato di un sabotaggio e che solo una grande potenza avrebbe avuto gli strumenti (sottomarino) per piazzare le cariche di TNT necessarie a fratturare pesanti tubi fasciati di cemento.

Entrambi i gasdotti, sebbene non in funzione, erano pieni, e grandi quantità di metano non immediatamente pericolose per l’ambiente, riversandosi nell’atmosfera rafforzeranno il riscaldamento globale. Il metano, di cui sono stati recentemente notati inspiegabili aumenti, è un gas serra 80 volte più potente del CO2, ma si degrada rapidamente, in dieci anni.

I prezzi del gas sono aumentati ma restano al di sotto dei picchi stratosferici raggiunti. Sul Ttf sono comunque di 200 volte superiori ai prezzi di un anno fa. Le nazioni che per anni si sono vigorosamente opposte alla costruzione recentemente conclusa del North Stream 2 sono nell’ordine: Stati Uniti, Ucraina e Polonia.

E’ dubbio che l’Ucraina abbia la capacità per un sabotaggio del genere. La Polonia (o anche la Gran Bretagna) con il consenso e l’aiuto di Nato o US avrebbero potuto farlo. I russi, sui quali si sono appuntati i sospetti dei media[19], hanno ricordato le pubbliche affermazioni di Biden in febbraio che, se la Russia avesse attaccato l’Ucraina il NS2 sarebbe divenuto ‘un ammasso di ferraglia in fondo al mare ’. Di fronte aveva il primo ministro tedesco che è sbiancato[20].

A causa di sanzioni Usa che cercavano di impedirne il completamento[21] la maggior parte del costo di NS2 è stato sostenuto da Gazprom, che ne ha il possesso. Se la Russia voleva (e qui sopra argomento che la chiusura dei due gasdotti è realmente dovuta a ‘forza maggiore’) ricattare l’Europa tagliando il gas non aveva alcun bisogno di sabotarsi: entrambi i gasdotti erano chiusi, il NS1 in attesa di turbine della GE, che non ho capito bene se siano state riparate (come affermano i tedeschi) e dove si trovino ora.

I russi ripetono che non hanno le garanzie scritte richieste per la riparazione. L’unica turbina ancora funzionante aveva cominciato a perdere olio. La zona del baltico, dove in questi giorni viene inaugurato un gasdotto dalla Norvegia che dovrebbe risolvere la fornitura di gas per la Polonia, è controllata e sorvegliata dalla Nato, che in giugno vi ha fatto esercitazioni che comprendevano sottomarini.

E’ assai improbabile che un sottomarino russo sia riuscito ad entrarvi inosservato[22]. Una commissione d’ inchiesta potrà controllare i gasdotti (che nel tratto interessato si trovano a 70/80 metri di profondità) solo quando il metano avrà cessato di uscire, se Gazprom non ne farà parte l’esito dell’ispezione avrà attendibilità pari a quella dell’esito dei referendum in Ucraina.

Si chiede solitamente chi abbia il motivo per fare un’azione, ne tragga vantaggio e abbia anche i mezzi per compierla. Questo sabotaggio a mio parere non danneggia solo Gazprom, danneggia in maniera importante l’Europa e la Germania (che resta insolitamente taciturna sul caso), quanto a Putin, a giudicare dagli insulti di cui ha ricoperto i suoi avversari (il G7) nel discorso di Venerdì 30 settembre, è molto arrabbiato[23].

Citerò una fonte importante ma non mainstream americana: il blog nakedcapitalism.com, che trovo molto utile, e in esso i contributi di Yves Smith, John Helmer, Michael Hudson[24] e Scott Ritter.
Il sabotaggio è avvenuto alle soglie del periodo in cui il fango limiterà le operazioni militari, che riprenderanno attorno a Natale, un buon periodo per dare spazio alla diplomazia, evidentemente ‘qualcuno’ non vuole assolutamente che si giunga ad un accordo.

Si ritiene che Scholz si sia recentemente recato in Arabia non solo per trovare del gas ma per ingaggiare MBS in una mediazione per una tregua in Ucraina. La Germania è all’angolo: se la pressione popolare per una riapertura alle forniture di gas russo dovesse aumentare non vi è più la possibilità di utilizzare i gasdotti, restano lo Yamal (in balia della Polonia) e il Druzba che attraversa l’Ucraina e che potrebbe essere chiuso da una disputa che si ripete da anni: il Naftogas ucraino dice di non poter pagare il gas russo (a causa della guerra).

Poiché i guai non vengono mai soli nel Nord Europa (che usa molto eolico) non c’è vento (questo potrebbe durare per mesi), sconsigliabile sperare nella solidarietà fra tutti i paesi europei per il gas, anzi stanno aumentando la protesta e il malumore.

L’Europa dipenderà dallo LNG (quindi dalle navi di gas compresso) e i produttori del gas americani prospereranno, ma gli ‘alleati’ affrontano un inverno politicamente esplosivo ed economicamente disastroso. Conviene agli Usa de-industrializzare la Germania e impoverire l’Europa, che, una volta scoperto il mandante di questo sabotaggio criminale, sarebbe risentita e inabile a difendersi? Esagero se uso la parola tradimento? Non solo un tradimento degli alleati, ma anche un tradimento delle classi dirigenti europee nei confronti della popolazione che dovrebbero proteggere. Esiste il detto: ‘Essere nemici degli Stati Uniti è molto pericoloso, ma essere loro amici può diventare letale’, lo ha mai sentito Zelensky?

(Cecilia Clementel)

[1] Questo non accade in Italia ma si argomenta che sarà necessario.

[2] Ricordiamo la formula: maggior uso di combustibili fossili=maggiori emissioni di CO2=maggior riscaldamento globale.

[3] Per la par condicio in difesa del Ttf e del libero mercato finanziario: Domenicantonio De Giorgio e Andrea Paltrinieri ‘Un po’ di chiarezza su TTF e Henry Hub’, 6 Settembre 2022 sulla newsletter energia di rivistaenergia.it

[4] Marco Biscella ‘EMERGENZA GAS. All’Algeria serve ENI ma l’Italia si è consegnata alla speculazione’.Ilsussidiario.net 22.09.2022.  (Grazie Michela per questa gemma segnalatami).

[5] Mentre l’Ucraina ha bloccato un ramo di Druzba, il gasdotto che continua a scorrere in Ucraina a pieno carico, dicendo che era in zona occupata dai separatisti del Donbass.

[6] Cosa su cui i russi insistono, ma non si può escludere che chiudano il rubinetto quest’inverno.

[7] Con l’eccezione della Polonia e pochi altri che hanno rifiutato la richiesta russa di pagare la valuta pregiata (euro e dollari) in una banca russa con sede in Svizzera che trasforma tale valuta in rubli. La Germania ha rediretto il flusso del gasdotto Yamal a rifornire la Polonia e i baltici. Putin si è offerto di aprire il North Stream 2, pronto ma non ancora approvato dalla Germania. Probabilmente Putin richiederebbe un alleggerimento delle sanzioni alla Russia, o una contropartita per l’esproprio in Germania di depositi e raffinerie Gazprom.

[8] Il mggiore giacimento di gas in Europa si trova a Groningen in Olanda, ma la produzione ha causato dei sismi.

[9] Michael Hudson The Destiny of Civilisation’ Inset, 2022, p.85.

[10] Tom Wilson e Gill Plimmer ‘Europe’s power producers face 1 Trillion Euro Margin Call’ Financial Times 18.09.2022.

[11]  L’Iran sottoposto a sanzioni simili per la vendita degli idrocarburi è in grado di venderne una parte con ‘navi fantasma’ , compratori e banche disposti a correre il rischio di sanzioni secondarie.

[12] Il maggior produttore tedesco di carta igienica è in amministrazione controllata.

[13] ‘I colloqui di pace con Putin non hanno senso’ Baerboeck. I verdi tedeschi hanno virato dal pacifismo all’Atlantismo.

[14] Tuttavia coloro che estraggono gas dallo shale in US hanno fatto sapere di non potere aumentare la produzione.

[15] L’Algeria è ben contenta di venderci il gas agli alti prezzi del Ttf, ma non avendo investito con nuovi impianti potrebbe semplicemente non avere tanto gas da vendere..

[16][16] Giovanni Cagnoli ‘Vincere la guerra, tre proposte per fermare subito la speculazione sul prezzo del gas’ Linkiesta.it 20.09.2022.

[17] Se qualcuno vi racconta che ci sono regolamenti per impedire abusi (vero) fategli spiegare come e se funzionano.

[18] Piaccia o no agli olandesi.

[19] La CNN ha riferito la presenza di navi russe nell’area e nel periodo di tempo in questione, ha riconosciuto che questo avviene normalmente. Vi è stato un tentativo sventato di sabotaggio del NS2 prima che fosse completato.

[20] L’ineffabile Victoria Nuland ha espresso sentimenti analoghi.

[21] Danimarca, Polonia e baltici hanno manifestato forte opposizione.

[22] Questi russi sono dei gran masochisti: si bombardano le prigioni in cui tengono i prigioneri di guerra ucraini, bombardano la centrale nucleare che essi stessi controllano e infine sabotano un gasdotto di loro proprietà in cui hanno investito miliardi. Probabilmente sono loro a bombardar(si) sistematicamente obiettivi civili nel Donbass separatista fin dal 17 Febbraio 2022.

[23]  La Russia intende sollevare il tema di questo sabotaggio al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

[24] Michael Hudson: ‘America’s real adversaries are its European and other allies’, 8 Febbraio 2022.