Un altro protagonista della “mia Imola” se n’è andato. È stato il mio editore quando ho avuto l’onore di dirigere il giornale della città.

Ha avuto tante vite.

È stato un Magnacucchi (e già su questo ci sarebbe da scrivere un libro). Ha militato nel Partito Socialista dove non si trovava a casa. Fu tra i fondatori imolesi del Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP) ottenendo anche risultati elettorali lusinghieri, fino a quel pomeriggio elettorale di inizio anni ‘70 quando le iniziali del partito diventarono l’acronimo di: Partito scomparso in un pomeriggio.

Così con altri dirigenti si iscrisse al PCI, anche se fu sempre un po’ “irregolare”.

Learco era un uomo intelligente, curioso, scrupoloso e molto studioso. Ha fatto l’amministratore con dedizione ed onore. A Bologna da assessore alla Cultura della provincia ha forse dato il meglio di sé, diventando amico di Umberto Eco e di tanti intellettuali italiani. Con Maurizio Costanzo ha progettato un appuntamento nazionale a Castel San Pietro Terme, per ragionare, all’inizio degli anni ‘90, sul futuro delle televisioni. Senza steccati. Senza ideologia. Con grande apertura culturale.

La cosa che mi ha sempre colpito di lui è che riteneva che nulla fosse impossibile e che con la capacità di intessere relazioni ogni obiettivo era realizzabile. La dimostrazione più clamorosa fu nel riportare a Imola la mappa di Leonardo da Vinci grazie alla complicità realizzata con il più importante studioso leonardesco del mondo, Enzo Petrini.

Learco pensava in grande. Questo in una città come la nostra non sempre è stato considerato un valore. Tutt’altro.

È stato un onore conoscere e lavorare con Andalò. Apprezzare la sua mitezza e la sua tenacia. Condividere la sua anima innovatrice e la fame di cambiamento. La tensione al cambiamento del mondo: la ragione per cui ha un senso la sinistra.

(Claudio Caprara)