Non pensavo di doverne parlare al passato perché per me Learco Andalo è sempre stato il presente. Credo ci conoscessimo da cinquant’anni.

Nel 1995 lui ha portato al Museo di San Domenico la mappa di Leonardo ad Imola ed io ero con lui, da assessore alla Cultura del nostro Comune. A raccontarlo adesso sembra banale; allora fu un’avventura.

Perché dovemmo far costruire un una bacheca apposita per la mappa di Leonardo con criteri di climatizzazione unici, perché quando arrivò a Imola al museo di San Domenico la curatrice dei disegni di Windsor, Jane Roberts era accompagnata dalla polizia e dai carabinieri, portava la valigetta con la mappa legata a polso e si era portata i ganci speciali per appendere la mappa all’interno della bacheca.

Ma Learco è stato per me sempre una persona, ma anche un’idea di cultura.

Una cultura che si fondava sull’amore per il territorio, l’impegno civile (era stato un grande assessore alla cultura per la Provincia di Bologna), e rivelava sempre una sensibilità, un’attenzione, uno sguardo attento tutto intorno con la forza di chi crede che la cultura debba essere promozione umana, crescita, sviluppo, futuro.

Non posso dimenticare che è merito di Learco Andalò se il paesino di Grizzana è stato legato per sempre al nome del pittore Morandi; non posso dimenticare che ha pensato al periodo del Rinascimento come ad un periodo fondativo della nostra città: Leonardo Machiavelli Cesare Borgia e Caterina Sforza furono qui.

Di Leonardo ci portò la mappa, a Machiavelli dedicò una mostra che ha girato il mondo presso gl’Istituti Italiani di Cultura e da ultimo abbiamo portato nella stessa casa di Machiavelli a Sant’Andrea in Percussina per le celebrazioni dei 500 anni del Principe.

Learco fu dietro gli eventi promossi nel 2009 per i 500 anni dalla morte di Caterina Sforza a Palazzo Sersanti; Learco aveva portato ad Imola una copia degli esperimenti dì Caterina Sforza e restituito le ossa della sorella dì Caterina sforza Bianca Landriani la cui tomba spicca nel portico del convento dell’Osservanza.

Vaste le sue amicizie; due soli nomi: Umberto Eco e Carlo Pedretti; innumerevoli le sue frequentazioni nei centri di ricerca storica, da Napoli a Bologna e i paesi nella rete degli Istituti Italiani di Cultura.

Era un uomo generoso di sé e delle sue cose; ha lasciato ad Imola, alla Bim e al Cidra lasciti documenta, unici e preziosi.

Io posso solo ricordarlo, per non sentirne già la mancanza e sperare che Imola come è scritto sulla mazza d’argento del gonfaloniere del 1619 non sia “mai ingrata a chi la serve”.

(Fabrizia Fiumi)