C’è stato un tempo in cui Pci e Dc hanno affrontato il tema del cosa fare per consolidare la Pace appena ritrovata dopo la seconda guerra mondiale.

La bandiera della Pace esposta al balcone del municipio di Dozza

Si poneva il dilemma se aderire o meno al Patto Atlantico, premessa dell’odierna Nato, che avrebbe unito anche l’Italia agli Usa.

All’interrogativo comune la risposta fu aspramente divergente: la Dc favorevole, il Pci super contro, in linea con i desiderata dell’Urss che risponderà con il Patto di Varsavia.

Ora il quadro è mutato: la dissoluzione dell’Urss ha smantellato il Patto, mentre la Nato è rimasta con lo sguardo difensivo rivolto ai nuovi protagonisti che sono Russia e Cina.

Purtroppo, al nuovo scenario non è seguito un adeguato approccio politico del mondo occidentale.

La sciagurata invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin ha scompaginato il mondo; l’Occidente ha reagito con crescenti sanzioni economiche e con il poderoso invio di armi all’Ucraina, azione alla quale ha partecipato e partecipa anche l’Italia.

La Russia ha incassato il colpo ed ha reagito chiudendo verso ovest i rubinetti del gas e del petrolio, senza deflettere dalla volontà di conquista dell’Ucraina e, soprattutto, delle sue ricchezze.

Il tutto, al prezzo di morti, atrocità e profughi che hanno coinvolto la popolazione ucraina, soprattutto bambini e donne.

Ora, si assiste ad un crescendo rossiniano dell’attività militare con alterni successi di Russia e Ucraina.

Il truce panorama pone alcune domande anche all’Italia.

Il costante invio soprattutto dagli Usa di armi sempre più efficaci e sofisticate all’Ucraina spingerà Putin ad una tregua?

Se le sanzioni vecchie nuove e la armi più recenti metteranno Putin con le spalle al muro, come reagirà per non perdere la faccia dentro e fuori casa?

L’ Italia si è proposta quale compartecipe ad un tavolo di mediazione per raggiungere una possibile tregua.

Questo è bella cosa, ma se continuerà ad inviare armi, pure se in accordo con altri paesi, potrà svolgere il compito di mediatore?

Dubbio che interessa anche gli altri Paesi Nato.

E’ bene che l’ UE ricordi a Joe Biden che l’Unione è nata e si è rafforzata per dare vita ad un’Europa unita nella volontà di pace, memore dell’immane tragedia vissuta in casa propria, diversamente dagli Usa.

Non si vuole abbandonare l’Ucraina alle smanie dello Zar, ma non si può neppure alimentare una guerra all’infinito. E’ l’ora del piedarm!

Una via diplomatica impostata non sull’invio di armi ma sulla ragionevolezza, realismo e pragmatismo è possibile e va ricercata prima che la follia prenda il sopravvento.

Il popolo italiano sta pagando un prezzo socio-economico-politico salatissimo e ad alto rischio.

Quanto tempo resta prima che il malessere sociale diventi rabbia e la rabbia dia corpo a pericolose avventure?

La nostra gente, tutta, senza eccezioni, chiede Pace, lavoro e sviluppo nella serenità.

Giorgio la Pira, che degli appelli alla Pace aveva fatto materia vitale, ha sempre richiamato il mondo politico al dovere della ricerca della Pace tra i Popoli, facendo appello ad una visione politica ispirata dalla Fede.

L’ attuale classe politica, il mondo cattolico e quanti hanno a cuore il bene comune, colonna della coesione sociale, tornino a gridare “Vogliamo la Pace!” in comunione con Papa Francesco.

Non resti inascoltato il pensiero acuto del governatore della Campania De Luca che interpreta il pensiero popolare diffuso nell’intero Paese.

In particolare, a quanti lavorano al progetto di una sinistra unita, democratica e riformatrice spetta il compito di gridare con forza “Vogliamo la Pace” e di operare con il Governo ad iniziative che mirino concretamente almeno ad una tregua della guerra in atto ai confini dell’Europa.

Il silenzio delle armi faccia respirare e vivere il martoriato popolo ucraino.

Il pensiero va anche ai tanti giovani soldati russi mandati a morire ubriachi di nazionalismo imperialista.

(Vittorio Feliciani)