Imola. “La ricerca storica non ha mai fine, sia perché si possono rivisitare e ripensare eventi già indagati in passato, sia perché vi sono fatti ed argomenti per nulla o non sufficientemente approfonditi”, spiega il professor Marco Pelliconi riferendosi all’argomento trattato dal libro “Repressione. Storia della Giustizia fascista”, il nuovo lavoro dell’avvocato ravennate Andrea Valentinotti (dato alle stampe in collaborazione col sito informativo «Leggilanotizia»). Libro che, su iniziativa dell’Anpi, verrà presentato a Imola lunedì 17 ottobre, alle ore 20.30 nella sala conferenze del Cidra, in via Fratelli Bandiera 23, alla presenza dell’autore.

Si tratta di un saggio che vuole offrire al lettore una panoramica sulle modalità utilizzate da Mussolini, dopo la presa del potere, per cancellare ogni forma di opposizione. E proprio la “Giustizia” fu una delle armi utilizzate come e più della violenza, dei brogli, della propaganda. “Fu un’arma più subdola delle altre – spiega ancora Pelliconi – perché ammantata di oggettività, imparzialità, difesa delle istituzioni e garante della sicurezza dei cittadini. Per questo risulta meno evidente ed è stata meno indagata rispetto agli eventi legati alla forza bruta. Ma, nonostante ciò, fu altrettanto efficace nel consolidare il potere”.

Durante la dittatura il Partito unico fascista e lo Stato vennero a identificarsi e l’autore elenca ed analizza gli strumenti normativi, voluti da Mussolini e messi in campo da Alfredo Rocco, volti a modificare in senso autoritario e dittatoriale lo Stato, tra cui spicca il nuovo Codice penale comunemente indicato col cognome dell’estensore, “Codice Rocco” appunto. O come il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, vero strumento per attuare una dura persecuzione verso chi si opponeva al regime dittatoriale.

Tale attività durò per tutto il ventennio della dittatura. A farne le spese migliaia e miglia di antifascisti, privati dei diritti civili perché imprigionati o mandati al confino o addirittura condannati a morte. La stessa Imola vide un numero assai alto di condannati dal Tribunale speciale, per lo più comunisti, ma anche socialisti, cattolici, anarchici, democratici di vario genere, che si opponevano alla dittatura sull’esempio e sull’onda delle idee socialiste-repubblicane-democratiche qui radicatesi fin dai tempi di Andrea Costa, Luigi Sassi e tanti altri.

Il Tribunale speciale venne soppresso dal regio decreto-legge n. 668 del 29 luglio 1943, dopo l’arresto di Mussolini. Ma il 3 dicembre 1943, con decreto legislativo del duce n. 794, un tribunale omonimo venne ricostituito nella Repubblica sociale italiana, rimanendo operativo fino alla Liberazione.