Oggi vi racconto una favola.

In un piccolo paesino con la testa sui monti e i piedi nel mar Mediterraneo, viveva un pastorello che durante la notte doveva fare la guardia ai valori repubblicani, democratici ed antifascisti conquistati negli anni con il sangue e la morte di tanti valorosi compaesani.

Una notte mentre cantava Bella Ciao per tenersi compagnia da solo vide ai margini del bosco degli occhi famelici che puntavano ai suoi preziosi valori.

Così preoccupato della visione iniziò a gridare: “Al lupo! Al Lupo!”.

E così i cittadini del bel paesino gli andarono incontro e alla loro vista il lupo si rintanò alacremente nel bosco.

I paesani non vedendo nulla chiesero al pastorello cosa avesse visto ed una volta ascoltato quello che aveva da dire, gli risposero che era impossibile fosse un lupo, perché tanto erano stati sconfitti nel ’43 dopo la guerra.

E così il giovane pastorello seppur ancora un po’ scosso, ma tutto sommato rincuorato, continuò ligio nel suo lavoro di guardiano dei valori.

I giorni passarono e le notti anche, fino a quando il pastorello scosso da un brivido di paura vide un lupo uscire dal sottobosco, illuminato dalla luna, più chiaro che mai con la sua camicia nera e i suoi ululati d’ordine “Luna, Bosco e Branco!”.

Così il pastorello ancora sbigottito iniziò a gridare: “Al lupo! Al lupo!”.

Ancora una volta i paesani accorsero verso il bosco e ancora una volta il lupo sentito il mormorio dei cittadini fuggi di nuovo nel bosco.

Una volta raggiunto la radura non vedendo di nuovo nulla chiesero seccati spiegazioni al pastorello, che ancora molto scosso disse quello che aveva visto, il lupo che esce dal bosco, la camicia nera e gli ululati d’ordine, ma mentre questo spiegava fu interrotto bruscamente.

Coralmente gli abitanti lo rimproverarono dicendogli che è impossibile esistessero ancora lupi e che se mai ce ne fosse ancora qualcuno in circolazione non avrebbe mai osato mettere le zampe fuori dal bosco.

Passarono i giorni, i mesi e gli anni, il pastorello divenne pastore e anche se non più giovane, non divenne mai meno attento e solo grazie alla sua attenzione costante riuscì a vedere una figura che lentamente si avvicinava al pascolo.

Subito il pastore non capì, ma più la figura si lasciava il bosco alle spalle e più nella mente del pastore si palesava un pensiero.

Non poteva essere un lupo, si chiese lui, non aveva la classica camicia nera ed anche gli ululati d’ordine non sono più gli stessi, eppure quegli occhi carichi di violenza fissi sui valori lui li ricordava bene.

Così per la terza volta urlo con tutta la forza che aveva: “Al lupo! Al lupo!”

Questa volta però non tutti i paesani andarono e questa volta il lupo non sentendo il solito brusio di persone non scappò, decise di restare lì, fuori dal bosco ben illuminato dalla luna.

Così quando una parte degli abitanti del paese arrivarono lo videro li, con il bosco ben alle spalle e a separarlo dai preziosi valori solo il pastore ormai vecchio ma non meno saldo nella sua posizione.

Alla vista dei compaesani il pastore chiese loro una mano per cacciare il lupo e difendere quei valori ereditati grazie al sacrificio di altri compaesani prima di loro, eppure dei presenti nessuno si mosse.

Infondo è impossibile che sia un lupo, lo sanno tutti che i lupi non ci sono più e che se mai ci fossero starebbero nascosti nel bosco e che nel caso uscissero dal bosco avrebbero la camicia nera.

Così quello che prima era un pensiero di pochi divenne opinione di molti, quello nella radura non era un lupo.

Dopo questo avvenimento i lupi iniziarono a prendere sempre più spazio, uscirono dai boschi ed iniziarono andare stare anche in quel bel paese che ha la testa sui monti ed i piedi nel mare.

Ogni volta che però i lupi, ormai irriconoscibili se non per quegli occhi pieni di violenza, provavano ad andare alla vecchia radura dove stavano i valori democrati repubblicani e antifascisti trovano puntualmente il pastore, irremovibile nella sua difesa.

Morale della favola:
On. La Russa non importa quante camicie cambia o quale carica lei ricopra, non importa quanti diranno che la minaccia fascista non esiste più o quanti minimizzeranno i suoi saluti romani a semplice goliardia, noi la vedremo sempre per quello che è: un fascista violento e nostalgico di un regime liberticida.

Saremo sempre pronti come il buon pastorello a proteggere quei valori conquistati con il sangue e la sofferenza delle lotte partigiane, oggi come ieri e come sempre viva l’Antifascismo!

(a.c.)