C’è chi lo vuole lungo e ragionato, qualcun altro lo preferisce breve e incisivo.
C’è chi rilascia dichiarazioni ogni 12 ore e chi macchina nell’ombra.
Insomma non importa come ti piace il congresso, l’importante che tutto rimanga come prima.

Piuttosto che il congresso del primo partito di opposizione sembra la versione dei fratelli Vanzina di “Morto Stalin, se ne fa un altro”, anche se con le attuali pressioni di alcuni dirigenti il film “Natale al Nazareno” è un’opzione probabile.

Segnali di discontinuità per ora non pervenuti, non penso che nessun militante si aspettasse delle scuse e men che meno dei passi indietro, ma che non si sia fatto un minimo di mea culpa pare eccessivo.

Durante l’analisi della sconfitta si è sentito di tutto: c’è chi affetto dalla sindrome del locatore pensa che la colpa sia del logo e che quindi basti una mano di bianco per sistemare il problema, dirigenti nazionali che si lamentano delle scelte del gruppo dirigente dimenticando  di farne parte, fenomeni di mutismo selettivo, nel senso che ogni 7 ore rilasciano un intervista televisiva ma poi una volta in direzione non prendono la parola, capicorrente che si lamentano delle correnti e altri che preferirebbero sciogliere il Pd piuttosto che lasciare il posto ad una nuova classe dirigente.

Nel frattempo il povero Letta che ha servito il suo scopo di agnello sacrificale, di nuovo, sperava che a sto giro sarebbe intervenuto un angelo per fermare la mano del gruppo dirigente, ma nessuno lo aveva avvertito che nelle sedi del Pd Dio è morto, Marx pure e la Base non si sente molto bene.

Foto di Elisa da Pixabay

Con queste premesse si preannuncia un congresso gattopardiano in cui ci possiamo aspettare di tutto tranne che un reale cambiamento, in fondo “Corpus omne perseverare in statu suo” ma cosa ci si può aspettare di più da una generazione di dirigenti cresciuta con l’idea della fine della storia?

Il Futuro è arrivato da svariati anni ma abbiamo fatto finta di niente, i giovani chiedono di essere ascoltati, perché di soluzioni e risposte date dalla generazione che li ha preceduti ne hanno piene le tasche.

Qui serve la rivoluzione, che non è un congresso di gala, voglio il confronto e lo scontro, voglio grande confusione sotto il simbolo del Pd così che la situazione sia eccellente, voglio che il Partito si perda per poi ritrovarsi, perché un Partito ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.

Voglio un congresso permanente, una discussione seria e costante su chi siamo e dove vogliamo andare, voglio energia e moto non staticismo, perché senza il dire, il fare è amministrativismo spicciolo della contingenza, privo di visione, destinato a gestire un eterno presente che ignora il passato ed esclude il futuro.

Voglio un Partito che vive e non si accontenta di esistere, un Partito che si interroga sulle questioni più alte e risponda ai bisogni più bassi.

Voglio il pane e le rose, ma da questo congresso avrò solo un nuovo segretario.

(Alberto Carnelos, segretario del Pd di Massa Lombarda)