Il nuovo reato, principalmente previsto per impedire nuovi rave party, va considerato uno strumento a tutela della collettività o una legge liberticida?

Con questo nuovo reato, è punito con pene severe (da 3 a 6 anni di reclusione) chi prende parte a raduni con più di 50 persone contro, in alternativa tra loro, l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica, la salute pubblica con invasione in terreni o edifici altrui.

Sulla tutela della salute pubblica torneremo alla fine.

Il primo dato che deve colpire è che questo nuovo reato è stato introdotto con un Decreto Legge, strumento costituzionale per situazioni emergenziali per i quali non vi è tempo per il canonico iter parlamentare per l’approvazione di una legge (è il Governo ad approvarlo, poi verrà convertito dalle Camere entro 60 giorni). La creazione di un reato con uno strumento emergenziale è terribilmente anomala, senza contare un aspetto non secondario: dal momento che la nostra Costituzione prevede all’art. 25 che “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. In altre parole, questo nuovo reato non potrà applicarsi agli autori dei fatti di Modena, nonostante sia stato voluto dall’attuale Governo proprio a seguito di quella vicenda.

Quindi, considerato che il fatto che il rave party di Modena è stato sciolto, abbiamo già la prima conclusione: con le precedenti leggi in vigore indubbiamente si può affrontare il problema.

Senza elencare ogni testo di legge di nostro interesse, basti citare la normativa in materia di contrasto allo spaccio e diffusione di sostanze stupefacenti, oppure il reato di chi invade terreni o edifici con lo scopo di occuparli.

Qui siamo su un versante differente, ossia il solo fatto di entrare, astrattamente anche momentaneamente o di passaggio, in un terreno senza pregressa autorizzazione. Si pensi ad esempio ad una spontanea protesta all’interno di una fabbrica od altro luogo di lavoro, magari all’interno dell’area adiacente oppure, ancora più probabile, una manifestazione ambientalista.

Il punto più importante è un altro: il raduno deve essere, secondo la nuova legge, contrario all’ordine pubblico. E quindi, a chi spetta di volta in volta decidere e valutare la contrarietà all’ordine pubblico? Il rischio più che concreto sarà quello di trovarsi di fronte ad arresti per raduni, giudicati in modo del tutto arbitrario, contrari all’ordine pubblico.

L’assicurazione offerta dal Ministro degli interni, secondo il quale possiamo dormire sonni tranquilli in quanto il nuovo reato toccherà solo i rave party e non piuttosto manifestazioni, sfiora il ridicolo. L’interpretazione della legge spetterà a chi di volta in volta la dovrà far applicare senza che una intervista dello stesso Ministro possa costituire linee guida.

Un ulteriore elemento non trascurabile: nello stesso Decreto Legge mentre da una parte si limita, come abbiamo visto, la libertà di manifestazione anche a tutela della salute pubblica, dall’altra si decide il rientro di vari medici no-vax, a suo tempo sospesi per ragioni (questa volta concrete) a tutela di quella stessa salute pubblica.

In conclusione, questo nuovo reato è di pura demagogia, non potendosi applicare ai fatti di Modena, per i quali si è dimostrata l’efficacia degli altri strumenti. Il rischio concreto è di uno strumento per impedire la libera manifestazione, in nome di un arbitrario ordine pubblico.

(Andrea Valentinotti)