Cristiano Fini è il presidente nazionale della Cia. In questa intervista affronta i temi caldi del momento e ci parla della situazione della sua associazione.

Presidente, lei si trova a guidare una grande organizzazione agricola in un momento complesso e drammatico insieme. Come ha riorganizzato la “macchina” Cia?

“La drammaticità del momento che ci troviamo ad affrontare, tra emergenza pandemica, crisi energetica e guerra russo-ucraina, finisce inevitabilmente per condizionare la vita quotidiana e l’operato di imprese e cittadini, ivi incluso quello del mondo della rappresentanza politico-sindacale. In tale ambito, la CIA-Agricoltori italiani durante l’emergenza Covid ha messo a disposizione della collettività tutto il suo impegno per svolgere quella funzione di presidio territoriale che tanto è servita per supportare e sostenere i propri soci. In seguito all’invasione della Russia in Ucraina e agli effetti nefasti della crisi energetica la confederazione, che mi onoro di presiedere ha dovuto ricalibrare il suo assetto operativo per affrontare, in un contesto inedito, problematiche in continua evoluzione e proporre soluzioni e strumenti efficaci. Una struttura dinamica e capace di adattarsi velocemente alle incertezze del futuro. Sono queste, in una crisi senza eguali negli ultimi decenni, le condizioni necessarie per ottenere risultati concreti e all’altezza delle aspettative di agricoltori e territori rurali.”

Una riorganizzazione per dare gambe al vostro progetto: come lo potrebbe sintetizzare?

“La Cia ha da tempo intrapreso un percorso progettuale di sviluppo territoriale e agricolo del Paese. Mi riferisco al solco tracciato dalla confederazione negli ultimi anni con alcune iniziative (“Territorio come destino” e “Paese che vogliamo”) che, con lucida analisi e lungimiranza, hanno messo al centro della visione il rapporto tra agricoltura e territorio, con particolare riferimento alle aree interne. Il tutto, alla ricerca dell’equilibrio tra sostenibilità ambientale economica e sociale e con il coinvolgimento delle principali forze del tessuto locale per promuovere iniziative di sviluppo territoriale. Un modello di sviluppo inteso a 360 gradi: dalla sfera economica, a quella ambientale passando per infrastrutture e servizi. Le attività progettuali presenti e future poggiano quindi su gambe solide ed ora, viste le difficoltà, dovranno essere rilanciate con impegno e responsabilità. Siamo impegnati in una rinnovata progettazione che, da un lato dovrà essere tarata rispetto alla congiuntura e, dall’altro lato, dovrà guardare al futuro tenendo presente il contesto globale con il quale le imprese e i cittadini delle aree rurali devono confrontarsi (Green new deal, equilibri geopolitici, nuovi modelli di sviluppo, ecc..).”

Viviamo una fase di emergenza Quali le misure indispensabili per evitare un tracollo del settore?

“Sono non pochi i fronti aperti della crisi che richiedono risposte urgenti e strumenti efficaci per contrastarla. In primo luogo, la fiammata dei costi di produzione con le voci energia e carburanti a farla da padrone e dove, anche sotto la pressione della nostra confederazione, sono stati introdotti incentivi nei recenti provvedimenti che, chiediamo, possano avere un più ampio respiro temporale nella manovra di bilancio. Restano poi irrisolte le difficoltà legate ai rincari degli altri mezzi di produzione come, ad esempio, mangimi e fertilizzanti. Accanto a ciò, è necessario uno sforzo per agevolare le aziende nel reperire, agilmente e in maniera flessibile, la manodopera agricola necessaria a completare il ciclo delle produzioni. Non meno urgente, una progettazione sul tema degli strumenti necessari a gestire le crisi climatiche che, tra siccità e alluvioni, hanno causato danni ingenti all’agricoltura italiana. Infine, ma non ultima per ordine d’importanza, la gestione dei danni da fauna selvatica, ormai divenuta una questione di sicurezza pubblica oltre che economica.”

Com’è cambiato il mondo rurale in questi anni?

“Anche lui vittima della finanziarizzazione dell’economia I territori rurali e l’agricoltura sono stati al centro dei cambiamenti epocali che hanno contraddistinto gli ultimi anni. Nel 2020, in seguito alla pandemia e alle restrizioni sanitarie, molti cittadini hanno riscoperto le aree rurali quale luoghi dove vivere e lavorare. Al tempo stesso gli agricoltori, al pari degli operatori sanitari, sono stati in prima linea continuando a produrre per garantire cibo alla collettività. Con l’invasione della Russia in Ucraina e di fronte allo spettro di una crisi alimentare globale, le imprese agricole sono state ancora una volta protagoniste. Eppure, ciò non le ha messe al riparo dalla crisi al contrario, quello agricolo, resta uno dei comparti più in difficoltà ed i territori rurali hanno ripreso quel processo di abbandono e declino che li ha caratterizzati negli ultimi decenni. Un quadro difficile dove le speculazioni finanziarie legate all’energia ma anche al cibo sono state, e continuano ad essere, una delle principali criticità. È opportuno che ci sia una presa di posizione, su scala mondiale, per rivedere le politiche finanziarie legate a prodotti vitali come quelli dell’agricoltura. In tal senso, l’Unione Europea è chiamata, con urgenza, a svolgere un ruolo di protagonista. Infine i rapporti con le altre organizzazioni agricole La natura confederale della Cia, che la vede diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale, la porta ad essere un soggetto in continuo dialogo con tutte le forze sociali ed economiche. In tale ambito, sono riconducibili anche i rapporti e le relazioni con il restante mondo della rappresentanza agricola dove, nel rispetto delle differenti origini e visioni del futuro, l’unione può rappresentare un elemento vincente per tutelare gli interessi delle tante agricolture presenti nel Paese. In quest’ottica, nei rapporti con le altre organizzazioni, la Cia è sempre stata aperta al confronto, e continuerà ad esserlo, purché sia un confronto costruttivo e in grado di garantire legittimazione e centralità alle istanze e aspettative del mondo agricolo.”

 

(a cura di m.z,)