Bologna. Le Aziende sanitarie dovranno effettuare una attenta valutazione delle attività a cui saranno adibiti gli operatori sanitari non vaccinanti e reintegrati per effetto delle scelte del nuovo governo Meloni, evitando che siano collocati in reparti in cui vi siano pazienti prevalentemente affetti da patologie che riducono in maniera significativa le difese immunitarie, come ad esempio trapiantati di organo solido o di midollo, malattie oncoematologiche, malattie in trattamento immunosoppressivo e simili. In più, per il reintegro degli operatori non vaccinati si dovrà mantenere l’obbligo dell’utilizzo rigoroso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie e il rispetto delle norme igienico comportamentali.

Sono alcune delle indicazioni emerse dalla riunione della Cabina di regia Covid della Regione Emilia-Romagna per il reintegro degli operatori sanitari che si sono sottratti all’obbligo di vaccinazione anti-Covid, come stabilito dal Ministero della Salute lo scorso 31 ottobre. Le indicazioni sono contenute in un documento che la Direzione generale dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute sta per inviare alle Aziende sanitarie e agli altri enti e organismi della sanità pubblica e privata dell’Emilia-Romagna.

Inoltre, le Aziende Sanitarie dovranno mantenere in essere per tutti gli operatori “i programmi di screening previsti e potranno valutare in rapporto a situazioni specifiche, come l’insorgenza di focolai tra pazienti e operatori, l’adozione di ulteriori misure di prevenzione”.

“La scelta antiscientifica, non basata sull’Evidence Base Prevention – si legge ancora nel documento messo a punto dalla Cabina di regia -, del rifiuto alla vaccinazione ha quindi riguardato una esigua parte di sanitari, che niente modifica riguardo al successo ed all’efficacia della campagna vaccinale. La vaccinazione risulta tuttora un presidio sanitario imprescindibile per la tutela della salute pubblica ed in particolar modo per i soggetti più fragili”.

La vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19 in Emilia-Romagna è stata somministrata, infatti, a una percentuale maggiore del 90% della popolazione, “consentendo una forte riduzione della patogenicità e modificando profondamente la situazione epidemiologica rispetto alla fase iniziale. Gli operatori sanitari hanno aderito in maniera massiva alla vaccinazione, assicurando la copertura complessiva del 99,4% di professionisti, tecnici e amministrativi della sanità pubblica”.

In Emilia-Romagna sono complessivamente 467 gli operatori della sanità non vaccinati, ovvero lo 0,64% del personale dipendente al 31 ottobre. In particolare, di questi 166 sono infermieri, 88 gli operatori socio-sanitari, 14 i medici dipendenti delle aziende, 21 quelli di medicina convenzionata.

Per quanto riguarda l’Ausl di Imola, sono tornate al lavoro da inizio novembre undici persone NoVax: 3 Oss, 5 infermieri, un amministrativo, un’ostetrica e un medico di base in  accordo con i rispettivi ordini professionali. Non sono stati demansionati, c’è stata solamente l’accortezza di non inserirli in luoghi dove potrebbero essere a contatto con pazienti particolarmente fragili.