Rimini. “Il nostro futuro sarà verde” ed Ecomondo è “la più importante occasione di confronto, proposta, vetrina di tutto ciò che in Italia ruota attorno al futuro, perché il nostro futuro non potrà che essere verde, con un modello di sviluppo sostenibile e circolare”, parole del neo ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Stand Astra ad Ecomondo. In piedi da sinistra Barbieri, Camurani, Gabusi e Pesci

E a questo importante appuntamento, tra i principali espositori nel settore servizi integrati per l’ambiente e impianti di recupero rifiuti dell’Emilia Romagna, non poteva mancare il Consorzio AstraEcologia di Faenza, insieme ai soci Eco.Ser Srl e Recter Srl. Un’occasione per presentare a Rimini i propri servizi con la guida del presidente Remo Camurani e del direttore Stefano Gabusi. “Le priorità attuali nel settore rifiuti – sostiene Gabusi – sono quelle di aumentare la prossimità dello stoccaggio puntando all’autosufficienza impiantistica regionale per tutti i tipi di rifiuti, inerti o speciali che siano”.

Barbieri di Eco.Ser, azienda emiliano romagnola che tratta rifiuti industriali speciali ribadisce che è indispensabile per il nostro paese “superare la sindrome Nimby” (Not in my back yard, ndr) e quindi dotare i territori di una propria autosufficienza impiantistica per il recupero e per il riuso. Concetti, questi, evidenziati anche da Irene Priolo, vice presidente e assessore all’Ambiente della Regione Emilia-Romagna la quale ha rimarcato: “Usciamo dalla logica dell’emergenza e passiamo alla programmazione, occorre collocarsi in maniera più decisa rispetto alla transizione ecologica, c’è bisogno di uscire dalla logica dell’emergenza per entrare in quella della programmazione. La politica deve dunque cambiare passo e approccio, anche a costo di scelte difficili”.

Boris Pesci presidente di Recter si allaccia a quanto sostenuto dall’assessore Priolo comunicando l’allarme verso il nuovo decreto n. 152 del 27.09.22 recante il “Regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti da costruzione e demolizione (C&D)”, che entrerà in vigore il 5 maggio 2023. “Dal 2023 anche i calcinacci finiranno in discarica, perché non saranno più recuperabili, pertanto gli impianti che accolgono questo tipo di rifiuti rischieranno la saturazione con rischio di probabile chiusura”.

Da sinistra Boris Pesci presidente Recter, Remo Camurani presidente Astra, Berto Barbieri direttore Eco.Ser.

“Astra, Recter e le altre aziende del settore ambientale – spiega Pesci – ne hanno già segnalato i grossi limiti ieri ad Ecomondo, le soglie massime di concentrazione imposte dal nuovo decreto Cingolani sono troppo restrittive considerano i materiali recuperati alla stregua di quelli che devono essere impiegati esclusivamente su suoli agricoli o destinati a verde pubblico. Questo tipo di utilizzo oggi rappresenta solo il 5% del complessivo impiego dei materiali ottenuto dal recupero, a fronte di oltre il 90% di utilizzo in edilizia o nelle opere infrastrutturali (ad esempio per sottofondi stradali, rilevati, piazzali industriali, ripristini ambientali di siti industriali), che finora richiedevano requisiti meno restrittivi ma comunque in linea con gli altri paesi europei”.

“Se si vuole veramente andare verso una economia circolare – ribadisce Pesci – servono norme che vadano in questa direzione, favorendo il recupero e  il riutilizzo dei prodotti   recuperabili evitando così l’introduzione di vincoli ancora più stringenti, ma comunque in linea con le norme Europee e la tutela ambientale”.