Eravamo posizionati sulle nostre caselle di partenza in attesa che la partita iniziasse: noi otto pedoni bianchi davanti, dietro il re, la regina, i due alfieri, i due cavalli e le due torri; dalla parte opposta erano schierati allo stesso modo i pezzi neri.

Pedoni (Foto di Steve Buissinne da Pixabay)

I primi a muovere furono i pedoni centrali, perché in fase di apertura è fondamentale ottenere il controllo del centro della scacchiera, mentre io, pedone di cavallo, sarei stato uno degli ultimi a muovere, anche perché, insieme al pedone di alfiere e a quello di torre, avrei dovuto mantenere coperta la posizione dell’eventuale arrocco.

Noi pedoni, poi, siamo pezzi che hanno più che altro una funzione ausiliaria e difensiva, almeno in apertura o nel mediogioco, tanto che a volte ci si ricorda di noi solo nel finale, quando risultiamo utili per la “promozione”, che consente di recuperare pezzi perduti.

Dopo una prima fase di sviluppo del gioco, la scacchiera era un vero e proprio ingarbuglio di pezzi bianchi e neri; i due giocatori erano concentratissimi sulla partita e talmente assorti in pensieri riguardanti la strategia da seguire e le mosse da fare, che sembrava che il mondo si fosse ridotto a quelle 64 caselle sulle quali si disputava la sfida.

L’unico rumore che si sentiva attorno era il ticchettio dei cronometri che indicavano il tempo di riflessione rimasto a disposizione di ciascun giocatore. Per sbloccare la situazione arrivò il momento dello scambio di pezzi, riducendone il numero in campo per “semplificare” il gioco, prestando molta attenzione a mantenere equilibrato il valore delle forze nella contesa.

Improvvisamente noi bianchi subimmo un pericoloso attacco all’arrocco, che fortunatamente fu sventato, pur con un sacrificio di alfiere; sarebbe stato frustrante capitolare così, anche perché non ero ancora stato mosso per tutta la partita e, nonostante fossi comunque a difesa del mio re, mi sentivo del tutto inutile. Contrattaccammo poco dopo un ulteriore scambio di pezzi, che proiettò la sfida nella sua fase finale.

Noi tre pedoni dell’arrocco fummo spinti in avanti, coperti dal re che avanzava a sua volta. Incontrammo la simile formazione nera, ma il monarca avversario fu messo sotto scacco da un nostro pedone più centrale e, catturandolo, tolse la protezione ai suoi tre. Nei ripetuti scambi che ci videro protagonisti mi ritrovai superstite in posizione avanzata nella colonna di torre. Giunsi dunque a “promozione”, facendo rientrare in campo la regina e ciò ci portò a vincere.

Era stata una partita equilibrata e ben giocata, dove alla fine la cattura di un pedone centrale aveva fatto venir meno una copertura e consentito poi ad un pedone di cavallo di recuperare una regina.

Negli scacchi, dunque, anche un pedone apparentemente insignificante può essere determinante, così come nella vita, anche se ci si sente di poco valore, si può fare la differenza.

(Marco Martelli)