Scrivere de “La Svedese” e inserire il libro tra i “gialli” sarebbe un vistoso errore. Giancarlo De Cataldo unisce, nelle sue parole scritte, tutta la sua esperienza di scrittore, di magistrato e di “romano”: è cittadino romano da molti anni e si avverte nello splendido inserimento di “parlata romana” praticamente in ogni pagina del romanzo.

Il racconto risulta essere una fotografia assai fedele di un mondo sommerso, quello della malavita romana e non solo, che ci vive accanto quasi a nostra insaputa, disturbati unicamente quando, di tanto in tanto, i media ci riportano tristi fatti di cronaca o azioni improvvise (ma nella realtà approntate da molto tempo) di polizia. Per il resto sembra quasi di vivere in una realtà a doppia dimensione dove, solo raramente e mai per puro caso, le due realtà finiscono per intrecciarsi tra di loro.

Ma il grande valore del racconto risiede nella vicenda del principale personaggio, la “Svedese” appunto che, ovviamente, non ha nulla di svedese, anzi, si tratta di una romana nata nell’estrema e abbandonata periferia della città dalla quale, quasi a sua insaputa cerca disperatamente di fuggire. La vicenda la vede avvicendarsi in un mondo della malavita e del malaffare che pur non appartenendole finisce per avvolgerla, per circondarla e per colpirla immancabilmente. Le vicissitudini della storia la vedono protagonista da “assente” in un mondo che non le appartiene ma che, inevitabilmente, la tiene ben stretta in spire sempre più strette.

Di grande valore e di pari effetto l’immagine scritta del suo tuffo in alto mare (si trova su di una lussuosa barca a vela al largo delle coste della Sardegna) dove cerca di confondersi nei tuffi di due delfini o cerca di galleggiare insieme ad una bellissima tartaruga: questo mondo di azzurro, di libertà, di bellezza, non le appartiene, non le può appartenere e infatti svanisce in un batter di pinne …

Un racconto da leggere con calma, assaporando il lieve ma efficace tratteggio di figure mai secondarie: tutti i partecipanti alla vicenda sono uguali pur nella abissale diversità di ruolo e di … potere. Ma, forse, non siamo anche noi tutti attori partecipanti di una insieme di eventi ai quali crediamo di partecipare ma che, amaro risveglio nella realtà, ci sorprendono e ci superano quasi a nostra insaputa.

Poco più di duecento pagine di colore e sapore che non sarà facile dimenticare.

(Mauro Magnani)

P.S.: Nello svolgimento della vicenda propongo una seria riflessione circa l’importanza della movimentazione delle banconote: una riflessione che finisce di portarci ben oltre il pur annoso problema dell’evasione fiscale, ma ci lancia immagini impietose circa il danno della libertà lasciata alle banconote, portatrici di ricchezza lorda e di false immagini di vita.