Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta alle ragazze e alle donne iraniane da parte di Cristina Zanasi e dell’associazione PerLeDonne di Imola.

Le immagini che i mass media ci trasmettono dall’Iran sono drammatiche.

Nonostante l’oscuramento e la censura impediscano di avere una visione completa di ciò che sta accadendo nel Paese, ugualmente è possibile rendersi conto, con sgomento e trepidazione, che la mobilitazione in atto da oltre un mese di migliaia di ragazze e giovani donne che rivendicano le più elementari libertà sta incontrando la più feroce e spietata repressione.

Basta portare male il velo, non cantare l’inno nazionale, ballare e cantare in pubblico per rischiare la morte: Masha, Asra, Nika e tante altre hanno pagato con la vita le loro “trasgressioni pericolose” allo Stato.

L’Iran, un grande Paese, con tante risorse ed un passato glorioso, è governato da una dittatura teocratica che, sulla base di norme religiose interpretate nella maniera più arretrata e liberticida, ha instaurato un sistema istituzionale che si traduce in un clima di terrore per la popolazione e per le donne in particolare.

Questo regime, come altri nel mondo, ha fatto il suo tempo e non riuscirà ad arrestare le aspirazioni e la voglia di autonomia, di conoscenza, di emancipazione delle giovani generazioni, dei suoi cittadini e soprattutto delle sue cittadine. L’onda è inarrestabile, ma proprio per questo la dittatura mostra il suo lato peggiore.

Tuttavia, la passione delle donne che manifestano per i loro diritti, la loro determinazione e spesso il loro sangue, non sono sacrifici inutili. Ci piacerebbe non aver bisogno di eroine, ma siamo convinte che alla fine l’obiettivo sarà raggiunto.

Noi donne imolesi siamo a fianco delle donne iraniane: esprimiamo la nostra piena adesione

alla loro lotta e le stringiamo in un grande abbraccio, da sorelle a sorelle.

Le ciocche di capelli che raccogliamo e che invieremo all’Ambasciata iraniana sono un piccolo gesto di solidarietà che ci piacerebbe allargare ad altre occasioni.

(Cristina Zanasi e associazione PerLeDonne Imola)