Crisi industriali, salari, transizione ecologica, precarietà, guerra in Ucraina: parla il segretario generale nazionale Fiom Cgil Michele De Palma.

“I metalmeccanici sono in una condizione di fortissima difficoltà”: esordisce così Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil, nell’intervista rilasciata a Collettiva sulle condizioni (precarie) e le prospettive (incerte) dell’industria italiana.

“Veniamo da anni di crisi, cui è seguita la pandemia. Adesso ci sono la guerra, l’aumento dell’inflazione e ancora nuove crisi industriali”, prosegue il leader sindacale: “Abbiamo l’urgente necessità di affrontare tutto ciò con iniziative importanti e risolutive, a partire dall’apertura di un tavolo con il governo sul tema”.

Quali i punti determinanti? “Occorre intervenire sul salario dei metalmeccanici”, spiega De Palma, rimarcando che “finora le risorse che sono state investite per le imprese sono andate per la speculazione. Abbiamo invece l’urgenza di mettere soldi in busta paga, ripristinare il potere d’acquisto dei salari e tagliare le tasse alle lavoratrici e ai lavoratori”.

Una grande questione posta dai metalmeccanici Cgil è quella della precarietà: “Chi ha raggiunto una certa età deve poter andare in pensione, mentre le giovani generazioni devono poter avere un’occasione di lavoro stabile, in modo da poter rigenerare l’industria del nostro Paese”.

Impellente è anche l’istituzione di un tavolo sulla transizione ecologica dell’industria metalmeccanica. “Il rischio – aggiunge – è che a pagare le conseguenze di questa trasformazione epocale siano le lavoratrici e i lavoratori. È ora d’investire sul cambiamento dell’industria, attraverso l’innovazione e la buona occupazione”.

Ogni azione positiva, però, deve oggi fare i conti con il conflitto in Ucraina. “Tutto questo si può affrontare – conclude il segretario generale Fiom Cgil – soltanto se tutti insieme decidiamo di dare un grande contributo per fermare la guerra in corso. La guerra sta condizionando l’andamento dei mercati e aumentando i problemi che il nostro Paese già aveva”.

(Marco Togna)