C’è ad Imola via Francesco Quarantini, così definita nello stradario comunale: “Da via Tiro a Segno a via Santa Lucia, mt. 520. Nasce nel 1877 e muore nel 1922. Mezzadro imolese, fu tra i fondatori della Camera del Lavoro di Imola e deputato nel 1919 per il Partito Socialista.

Poi, aggiungiamo noi, anche fondatore del Partito Comunista.

Francesco Quarantini ha una biografia poco nota in conseguenza probabilmente a fatti che spiegheremo, ma assai ricca ed interessante per cui merita di essere riscoperta e conosciuta; ma, soprattutto, perché sia stato “dimenticato”: forse perché omosessuale?

Nato il 16 febbraio del 1877 a Castel Guelfo da Giuseppe e Teresa Lazzaretti, con licenza elementare, di professione mezzadro. Fin da giovanissimo fu simpatizzante degli anarchici, poi aderì al Partito Socialista nel 1899 e divenne dirigente sindacale dei coloni, prima a Castel Guelfo e poi a Sesto Imolese dove si era trasferita la sua famiglia.

Subì numerose denunce per l’intensa attività sindacale svolta e fu tra i fondatori e primi dirigenti della Camera del Lavoro di Imola. Fu l’organizzatore della prima Lega di Coloni e Mezzadri aderente alla Camera del Lavoro, fondata nel gennaio 1907 con una settantina di famiglie di Sesto Imolese e Spazzate Sassatelli: una significativa novità, perché fino ad allora i socialisti avevano organizzato per lo più i braccianti poveri ed i “casanti”, mentre tradizionalmente i mezzadri progressisti erano repubblicani.

Nel 1908 fece parte della delegazione sindacale che doveva discutere davanti al Prefetto con gli agrari del Patto Colonico, poi stipulato nel giugno, ma non tutti erano soddisfatti, tanto che nel marzo 1909 si tenne un incontro in casa di Andrea Costa per discutere su cosa fare in particolare con le Fratellanze Coloniche cattoliche, meglio considerate dagli agrari. Quarantini sosteneva la necessità di mantenere i mezzadri entro la Camera del Lavoro in quanto anch’essi soggetti allo sfruttamento, un’idea all’avanguardia ed un po’ controcorrente in un periodo in cui la sinistra guardava prevalentemente ai braccianti, ma che fu accolta, anche grazie al sostegno di Romeo Galli.

Alla fine nel luglio 1910 ci fu un accordo, che scontentava ancora parecchi; tuttavia, la Lega Colonica di Sesto Imolese guidata da Quarantini (che secondo lo storico Luciano Forlani la dirigeva con pugno di ferro e controllava il territorio) ottenne le tariffe bracciantili più alte di tutte.

In quegli anni si stava affermando come leader dotato di un ampio consenso popolare: ad esempio, domenica 16 aprile 1916 si tenne un congresso straordinario delle Leghe aderenti al sindacato socialista, “presieduto dal colono Francesco Quarantini”, a cui partecipano 52 leghe per complessivi 4897 iscritti, uomini e donne, lavoratori della terra e dell’industria.

Nel luglio 1914 fu eletto al Consiglio Provinciale di Bologna per il collegio di Medicina e vi restò sino al 1920 quando l’ente fu sciolto in seguito alle agitazioni fasciste.

Nel 1919 vi fu l’ingresso nella “grande politica” in quanto venne eletto deputato per la XXV legislatura del Regno, dal 1/12/1919 al 7/04/1921, nella circoscrizione di Macerata-Ascoli Piceno: non si trattò di una candidatura formale, là Quarantini aveva svolto una intensa attività forte delle precedenti esperienze sindacali e della conoscenza del mondo delle campagne da dove proveniva, al punto che Il 17 gennaio 1920 fu denunciato a seguito degli incidenti tra lavoratori e polizia a Raiano (AQ) e il primo luglio seguente per quelli di Tolentino (MC) durante una manifestazione di contadini, con l’accusa di incitamento alla rivolta. Per questo la sinistra lo candidò.

In quel periodo si riunì il congresso nazionale straordinario della Federterra, presenti 150 delegati e tutti i dirigenti politici e sindacali: gli onorevoli Bentini, Marabini, Zanardi, Graziadei, il nostro Quarantini, Grossi e Bucco; Argentina Altobelli e Mazzoni per la Federterra nazionale; Martini per la Federazione del Psi e Bernaroli e Cantelli per la cooperazione agricola.

1920: fabbriche presidiate dalle Guardie Rosse (Di Anonimo – Storia de Fascismo di Enzo Biagi, Volume 1, pag 98, Pubblico dominio)

Così Quarantini tornò ad operare nel Bolognese ove fu protagonista di un evento significativo ed assai noto: il 4 novembre 1920 capeggiò una colonna di 96 “guardie rosse” imolesi, tutte armate, chiamate a Bologna dal segretario della Camera del Lavoro Ercole Bucco per difendere la sede sindacale dall’annunciato assalto fascista.

Le “guardie rosse” erano state reclutate il giorno prima a Imola e trasferite a Bologna la mattina: Imola era considerata zona “rossa” sia per il grande radicamento socialista, sia per la forza dei comunisti di Anselmo ed Andrea Marabini e di Antonio Graziadei.
Claudio Montevecchi, antifascista, poi partigiano e nel dopoguerra Presidente dell’Anpi di Imola, che faceva parte del gruppo, ha scritto che il giorno 3, quando a Imola si sparse la voce che i fascisti volevano organizzare delle manifestazioni contro la sede sindacale, si mobilitarono spontaneamente un centinaio di lavoratori, giovani e adulti, che si recarono a Bologna alla spicciolata, chi in treno, chi in bicicletta, chi in camion, guidati dall’onorevole Quarantini, da Amedeo Tabanelli, da Mario Peloni e da Armando Cocchi consigliere comunale di Bologna.

Nella notte tra il 4 e il 5 quando i fascisti – mentre la polizia si era ritirata – attaccarono con fucili e rivoltelle la sede sindacale, Bucco ordinò alla “guardie rosse” di deporre le armi, telefonò al questore e chiese la protezione della polizia: gli agenti intervennero, ma, anziché fermare i fascisti armati, penetrarono nella sede sindacale ed arrestarono decine di “guardie rosse” e Bucco e Quarantini, entrambi deputati, i quali, grazie alla carica ricoperta, dopo alcuni giorni di detenzione furono scarcerati.

Subito dopo a fine novembre fu tra gli organizzatori della riunione a Imola della Frazione Comunista, cioè la corrente massimalista del PSI, per preparare la scissione, insieme a Bucco, Bombacci, Graziadei, e Marabini, poi partecipò al XVII congresso nazionale del PSI a Livorno del gennaio 1921 dove fu tra i promotori della scissione e tra i fondatori del nuovo Partito Comunista d’Italia.

Quarantini era proiettato ai massimi livelli politici della sinistra, dopo una vita passata nel mondo delle campagne: purtroppo quasi subito le cose si misero male. Infatti, iI 3 febbraio 1921 fu espulso dal gruppo parlamentare comunista per ragioni che non furono né chiare né rese note nei particolari, di fatto perché accusato di essere omosessuale, una “colpa” grave per la sinistra dell’epoca, che era “bacchettona”, sia perché Engels l’aveva condannata (anche se Marx non ne aveva parlato), sia perché le destre (ed in seguito i nazisti) dal 1920 accusavano i comunisti di omosessualità.

Fu colpito da campagne di diffamazione per cui, anche se una commissione d’inchiesta dichiarò “non provata” l’accusa di omosessualità, Quarantini non fu ripresentato candidato alle elezioni politiche del maggio 1921. Un ulteriore evento assai grave lo portò in un vicolo cieco: il 25 giugno 1921, mentre si trovava in via Irnerio a Bologna, venne sequestrate dai fascisti, portato nella sede della casa del fascio in via Marsala 30, e con la violenza fu costretto a sottoscrivere una dichiarazione avversa a socialisti e comunisti, cosa che segnò la sua definitiva fine politica.

Probabilmente a causa di questi ultimi fatti la biografia di Quarantini, pur, come si vede, ricca ed interessante, è rimasta in ombra nel corso dei decenni e qui noi in un certo senso lo riabilitiamo.

Morì poco dopo ad Imola di malattia il 24 dicembre 1922.

Nel febbraio successivo, quando al processo di Milano per la strage di Palazzo d’Accursio di Bologna alcuni avvocati fascisti rievocarono le sue vicende personali, l’esecutivo nazionale del PCI emise un comunicato ufficiale nel quale si legge che “due severe e successive inchieste condotte dal Partito socialista e comunista hanno riconosciuta e pubblicamente dichiarata calunniosa e falsa l’accusa gravissima e infamante” e “riconsacra la fede del nostro compagno esaltandone la purezza di vita chiusa in povertà fiera e sdegnosa”.

Così post mortem Quarantini fu completamente riabilitato dal suo partito e furono messi in risalto l’impegno e la rettitudine politica che aveva dimostrato in tanti anni di militanza e che lo avevano portato ai massimi livelli del sindacato, delle istituzioni e dei partiti Socialista e Comunista: oggi noi riportiamo alla mente dei nostri contemporanei la sua figura.

(Marco Pelliconi)