Le riflessioni e le pratiche legate al concetto di “sovranità alimentare” hanno una storia che viene da lontano, nel tempo e nel luogo, e configurano un’idea di agricoltura che non nasce certo con  il nome dato al ministero dell’Agricoltura dal nuovo governo Meloni.

Parliamo infatti del Messico degli anni ’90, quando durante la Conferenza internazionale svoltasi a Tlaxcala, nel 1996, il concetto di sovranità alimentare fu lanciato per la prima volta dal movimento internazionale Via Campesina, un’organizzazione internazionale popolare di contadini e consumatori che si batte per la biodiversità, la giustizia e sostenibilità climatica, l’equità commerciale, sociale e di genere.

Non solo: Via Campesina si oppone ai fenomeni globali come oligarchia delle sementi, sfruttamento sconsiderato di risorse ambientali e umane, accaparramento di terre, acqua e risorse – sottratte alle popolazioni indigene con il cosiddetto land e water grabbing – da parte di grossi gruppi industriali e aziende multinazionali.

Nulla a che fare quindi con l’autarchia o il sovranismo di destra e il protezionismo della produzione agroalimentare nazionale.
La sovranità alimentare, al contrario, è un tema profondamente radicato nella cultura ecologista, che si ispira alla sostenibilità come principio fondante di tutte le relazioni: fra agricoltori e terra, fra acquirenti e prodotti, fra produttori e produttori.
In questo contesto il termine ‘consumatori’ – che qui uso per praticità – in realtà viene messo in discussione perché porta con sé l’idea del ‘consumare’ ovvero dare fondo a, esaurire, dissipare, deteriorare.

La sovranità alimentare invece è conservativa e sostenibile, volta com’è per sua natura a mantenere, preservare, considerare il cibo non come una merce bensì uno strumento di relazione tra uomo e ambiente, con i contadini nel ruolo di intermediari, custodi del territorio, ma anche creatori di relazioni.

Non è solo una questione di “ananas no, barbabietola sì”, come hanno ironizzato in molti, anche fra coloro che avrebbero dovuto invece accendere un faro sul tema, anziché banalizzarlo a suon di battutine e perdendo così un’occasione per mettere in luce una grande contraddizione, ossia quella del Governo Meloni che affibbiava il concetto di ‘sovranità alimentare’ al ministero dell’Agricoltura proprio mentre i nuovi ministri annunciavano politiche profondamente anti-ecologiche.

Sarebbe molto grave se, come sembra, questo governo intendesse utilizzare a proprio uso e consumo il principio della sovranità alimentare – che nasce e vive come espressione di un movimento nato dal basso, autonomo, pluralista, multiculturale – senza mettere in discussione gli attuali modelli produttivi dominanti basati sull’uso delle fonti fossili, sull’agricoltura e la zootecnia intensive, la cui produzione atterra nei canali della grande distribuzione, monopolizzandola.

Nel nostro territorio esistono alcune realtà che da anni propongono un’alternativa alla pervasività del modello agroindustriale intensivo dei grandi numeri, sostenendo lo sviluppo dei mercati contadini e l’alleanza tra produttori e consumatori consapevoli.
A Bologna, l’associazione Campi Aperti per la Sovranità Alimentare fa questo lavoro da vent’anni, affiancando le piccole realtà contadine che soccomberebbero se rimanessero isolate, così come è successo e succede a milioni di aziende in Italia e nel mondo.

Di recente, insieme ad altre realtà, Campi Aperti ha realizzato un documento – che è possibile consultare sul loro sito – che contiene alcune proposte per garantire la sovranità alimentare delle comunità del bolognese, che hanno rivolto ai diversi livelli istituzionali.

Si tratta di un progetto che mi sono impegnata a portare all’attenzione della Regione Emilia-Romagna e che intendo sostenere con un ciclo di incontri come quello che ho coordinato sabato 12 novembre “Sovranità alimentare: cosa è e cosa non è”, nel quale sono intervenuti, oltre a Giovanni Bazzocchi, docente alla facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, alcuni rappresentanti di realtà molto attive a livello locale: Lucio Cavazzoni, presidente del Comitato per la promozione del Distretto Biologico dell’Appennino Bolognese, Pierpaolo Lanzarini dell’Associazione Campi Aperti e Francesca Marconi del Forum regionale per l’economia solidale.

L’iniziativa ha riscontrato un grande interesse da parte del pubblico presente e collegato online sulla mia pagina Facebook. E da parte di molti è stata espressa la volontà di approfondire, monitorare e condividere maggiori informazioni sulle pratiche legate alla sovranità alimentare e sulle realtà che la presidiano e la promuovono con determinazione da anni.

Chi fosse interessato alla registrazione può trovare tutto a questo link: https://fb.watch/gTlVFU1EYZ/

(Silvia Zamboni, vice presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna e Capogruppo di Europa Verde)