Non risulta facile distinguere tra superficialità o disattenzione, eppure ci si deve rendere conto di una certa realtà: accadono eventi estremamente significativi capaci di coinvolgerci nel profondo e noi sembriamo glissarli, ignorarli. Eppure sono eventi destinati ad incidere il nostro profondo anche in assenza della nostra disattenzione, della nostra superficialità. Forse siamo troppo attenti a rincorrere le ultime fake news sul social del momento o troppo immersi nel sogno dell’ultima ibrida o elettrica lanciata sul mercato, ma attorno a noi accadono eventi destinati ad incidere nel nostro profondo.

Ricordate il 2012? L’attacco sistematico e fortissimo dei mercati internazionali all’euro? Stava nascendo una nuova valuta commerciale mondiale capace di proporsi come valida alternativa nella quasi totalità delle transazioni commerciali mondiali e la cosa doveva creare non pochi problemi a chi, al momento di allora, deteneva la possibilità di fare il buono e il cattivo tempo negli interscambi, di determinarle gli equilibri, di favorire ora l’uno ora l’altro. Un certo Draghi fu esplicito: interverremo quanto sarà necessario e, statene certi, sarà sufficiente. E la battaglia fu vinta.

Dieci anni dopo, un’altra tremenda battaglia ha sconvolto il mondo intero e, in modo ancora più forte, la vecc … nuova Europa. La nascita di una nuova potenza economica e sociale dotata di capacità e potenzialità fin troppo forti, ha finito per infastidire e distruggere i sogni di chi è sistematicamente avvezzo a modificare, con ogni mezzo, la volontà politica e sociale delle popolazioni.

Quale miglior test per un popolo di trovarsi davanti ad una catastrofe come la guerra ai propri confini per valutarne la consistenza, la determinazione, il forte desiderio di sopravvivenza? Ebbene, il signor Putin ha davvero sbagliato i suoi calcoli finendo per trovarsi difronte ad una coesione di un insieme a lui sconosciuta, ad una potenzialità economica dodici volte la sua ed in grado di stare unita e decisa nella via da seguire: armi, mezzi, aiuti di ogni tipo hanno finito per determinare la scoperta dell’inganno sovietico e per determinarne la sconfitta che, ora, è pesantemente nell’aria.

L’immagine di un’Europa stretta nella morsa del gelo, manifestazioni di piazza e a tumulti di massa faceva sognare il signor Putin, ma non è andata come lui, stupidamente, immaginava.

Tubazione del gas (Foto di David Mark da Pixabay)

Un po’ più dell’ottanta per cento del gas russo manca all’Europa dall’inizio della guerra ma in poco più di otto mesi siamo riusciti a rifornire i nostri stoccaggi al 95% e abbiamo ridotto i consumi di gas del 15%. Il tentativo non è riuscito e abbiamo fatto si che il prezzo della preziosa materia prima sia diminuito di 2/3 rispetto al prezzo di agosto.

Eppure, di questa grande vittoria non c’è traccia nell’opinione pubblica come nelle cancellerie di gran parte d’Europa.

Abbiamo dunque vinto? Non la guerra, ma una grande battaglia si! Abbiamo dovuto assistere all’infiltrazione nella nostra società di un livello di inflazione sconosciuto da anni e ci siamo finalmente resi conto della nostra dipendenza energetica e della fragilità del nostro sistema di crescita economica e industriale, ma i valori nei quali crediamo sono ancora intatti. Da noi si vota ancora democraticamente e magistrati e giornalisti non vengono vessati o incarcerati e non sempre il più forte risulta vincitore.

Questa è la vera vittoria e se non è quella di una grande guerra è sicuramente quella di una battaglia di non poco conto.

(Mauro Magnani)