Imola. Un sogno che diventa realtà per molti gourmet: da oggi è possibile brindare e cenare dentro alle cucine del ristorante stellato più antico d’Italia, sancto sanctorum della grande cucina italiana, il cui accesso per decenni era riservato a pochi intimi. Oggi le cucine sono completamente rinnovate, modernissime e aperte ai commensali attraverso due nuovi punti di contatto: un bancone con sgabelli a tu per tu con la cucina e uno lussuoso privé, la “Saletta22”, che guarda alla cucina attraverso una finestra adornata, come per gustarsi lo spettacolo delle cucine e vedere senza essere visto.

Prima innovazione: un bancone a lato della cucina stessa, pensato come un pass con quattrosedute che creano uno spazio informale, quasi ludico, completamente aperto. Si accede dal fondo del ristorante, tramite un passaggio ricavato nell’ex Giardino d’Inverno. E’ un luogo inedito dove sedersi mezz’oretta, degustare Champagne e tortellini fritti o un piatto leggero, scambiare due chiacchiere con lo chef, osservare la brigata al lavoro a contatto quasi diretto.

La Saletta22 invece è una vera e propria chef table incastonata in una stanza a sé, un privé curato in ogni dettaglio – elegantemente decorata di ceramica scura, arredi artigianali, opere d’arte e luci soffuse, tutto in declinazioni di nero, grigio scuro, ottone, oro e vetro. Dentro alla Saletta22 si degusta un menu alla cieca pensato al momento da Max Mascia – grandi vini e proposte inedite, create ad hoc e declinate in funzione delle stagioni, del mood, del mercato… Ogni dettaglio è curato dalle maestranze selezionate da Max Mascia: tele Rubelli, Pelletterie Consani e Giannini, lampadario Drew drops Bomma, tavolo Terza Dimensione di Imola, mobili Garofoli. Le pareti e i pavimenti sono firmati Cooperativa Ceramica di Imola, la scultura è una Carmelo Cappello mentre la cantinetta vini è di Cibin a San Dona di Piave. Il progetto è firmato Max Mascia assieme ad Antonio Gasparri, studio di architetti A2 studio di Imola.

Questa piccola rivoluzione è opera di Max Mascia, 39 anni, attuale chef del San Domenico, amatissimo nipote dei fratelli Valentino e Natale Marcattilii entrato a fare parte del ristorante a soli 14 anni. Max rinnova le cucine del ristorante storico più amato d’Italia a sua immagine, ponendo l’attenzione al “far bene” e alla convivialità come valore principale, come stile di vita e soprattutto permettendo ai commensali di entrare nella cucina per condividere, degustare assieme, scoprire menu speciali…

Le cucine nuove sono interamente rinnovate, volute, ideate e disegnate da Max Mascia. Un progetto completo, maturato in oltre due anni di lavoro assieme ad architetti e tecnici, che riflette e traduce la sua visione a 360 gradi da imprenditore, da chef e infine da nipote. Max ha studiato il progetto perché possa entrare nelle campagne degli incentivi statali, perché le cucine diventino sostenibili con introduzione dell’induzione e il controllo globale dei flussi energetici, delle eccedenze. Il progetto coinvolge tutto il territorio attraverso aziende e maestranze italiane e locali, tra cui De Manincor di Trento che ha affiancato Max nello studio e la progettazione, le ceramiche di Imola e molti altri artigiani locali. Mobili e banconi sono di grès e marmo grigio, intrise di alta tecnologia, interconnesse 4.0, sostenibili, pensate all’insegna della praticità contemporanea e con la massima attenzione al benessere lavorativo: i flussi in cucina sono rivisti, gli spazi ripensati. E per la prima volta in 52 anni, i commensali entrano in cucina, da amici e da gran gourmets con una chef table accanto alla cucina e un bancone con sgabelli dove prendere un calice.

Il rinnovo delle cucine rappresenta uno dei cambiamenti più significativi di questi primi dieci anni da chef; dieci anni di lavoro incessante per portare il San Domenico nel 21esimo secolo: un percorso iniziato concentrandosi prima sulla ricerca del prodotto e la scelta della filiera, poi sulla materia prima fino ad arrivare ai piatti.

Mascia ha lo sguardo gentile, attento e ponderato di chi sa leggere l’anima le persone, valutare le materie prime, dirigere una brigata e una sala da oltre 15 persone, da sempre animato dalla forte volontà naturale di riconoscere e tirare fuori il meglio di ogni persona, di ciascuna materia prima, di ciascuna circostanza. Mentre in cucina ha il particolare dono della bontà inflessibile: esigente verso se stesso e per chi lavora con lui, nutre immenso rispetto per il ristorante storico di cui oggi è l’anima. Non solo cucine: Mascia rinnova anche la mise en place ai tavoli del ristorante, sostituendo lo storico servizio di Richard Ginori, ormai fatigué, con la linea Diamond di William Edward. Piatti, ciotole, tazzine di Fine Bone China decorate di un motivo geometrico di oro brunito e mica dorata; le posate sono di oro brunito con stemma bianco.

Max Mascia commenta “Sento la necessità, oggi che il San Domenico compie 52 anni, di donare le mie forze e i miei sacrifici alla Casa che mi ha accolto, cresciuto, formato; che mi ha dato e che mi dà ogni giorno la possibilità di esprimere me stesso attraverso una cucina semplice, attenta, precisa, vera. Le cucine nuove sono un sogno che si realizza, sintetizza la volontà di migliorarsi ogni giorno, di non accontentarsi, di non dare niente per scontato perché nella vita, non solo nel lavoro, le cose scontate non esistono. Esistono l’impegno e la passione che tutte le ragazze e tutti i ragazzi ogni giorno mettono a disposizione dell’ospite che è e rimane il fulcro del nostro lavoro. Questo progetto è una dichiarazione d’Amore per il San Domenico, per la sua storia che ammiro e rispetto e per il futuro che voglio scrivere”.

Un’avvincente sfida voluta fortemente da Mascia che, se sarà portata avanti come sempre finora con lavoro e umiltà, potrebbe essere il viativo verso una futura terza stella Michelin per il San Domenico.

(m.m.)