L’Amministrazione comunale di Bologna sembra intenzionata a far di tutto per favorire i ciclisti. Bene, si tratta di un mezzo ecologico, non inquina, almeno teoricamente (sottolineatura d’obbligo visto che diffondendosi quelle elettriche c’è comunque da smaltire le batterie). In passato obbligava certamente a far ginnastica, ma con l’elettrico questo non è sempre vero.

Il problema è: ma ciclista è diventato sinonimo di maleducato? Sembrerebbe di sì. Chiunque transiti per le strade bolognesi sarà indotto a porsi questa domanda.

I velocipedi viaggiano a velocità (scusate la cacofonia) improbabili, nel senso che se tentassero di fermarsi trovandosi di fronte ad un ostacolo improvviso sicuramente non ci riuscirebbero, salvo ribaltarsi.

Normalmente si muovono contromano spesso non avendo nemmeno molta cura a spostarsi se chi viaggia nel senso giusto gli va incontro. Il loro è un vero sprezzo del pericolo che si replica ad ogni semaforo. Verde, giallo o rosso segnalati da quello che per loro è un oggetto misterioso (si chiama semaforo) non contano nulla: si passa sempre e comunque, salvo non sia in corso un transito veloce di auto, perché se si tratta solo di pedoni ci si cimenta in un divertente (forse per il ciclista) slalom tra i malcapitati.

Certamente siamo in presenza di un fenomeno che chiamerei di “livellamento sociale, generazionale e di genere”. I comportamenti di cui sopra sono praticati da tutti: giovani spavaldi studenti, “operaiacci” in tuta, professionisti incravattati con zainetto firmato sulla schiena, lavoratori sfruttati a cottimo per le più diverse consegne, signore più o meno eleganti, anziani di varia fascia d’età compresi quelli già in area matusalemme.

A chi fa loro notare le scorrettezze tutti (o quasi, è sempre sbagliato generalizzare) rispondono non con “scusi, scusi”, un sorriso imbarazzato, un gesto che sostituisce parole di rammarico o con il silenzio. No, questo si usava una volta. Ora i tempi sono cambiati. Normalmente ci si sente rivolgere – da uomini e donne – “che c… vuoi”, “ma va affanc…”, oppure il gesto che sostituisce efficacemente queste espressioni. A volte c’è anche il silenzio menefreghista.

Tali comportamenti stanno espandendosi anche ai pedoni sempre più intruppati come pecore dietro al primo che passa col rosso.

Tornando ai ciclisti mi è capitato anche di assistere a sconti tra loro, poiché simili comportamenti come quelli descritti necessariamente portano a far confliggere anche tra maleducati.

Insomma un bel quadro. Non c’è da stare allegri circa il livello comportamentale della nostra umanità allegramente (non tutta, perché, lo ribadisco, è sempre sbagliato generalizzare) indirizzata verso sempre più gravi disastri ambientali.

Va detto che piste ciclabili semplicemente disegnate sul terreno non favoriscono la sicurezza di chi ci si avventura così come altre, pur in sede dedicata, come in Strada Maggiore, per le caratteristiche che hanno, non ne favoriscono l’uso dato l’evidente pericolo di andare sbattere contro la stessa barriera che deve proteggerle.

I problemi tecnici sono tanti, ma se a questi si aggiunge l’ottusità umana siamo fritti.

(La secchia rapita)