Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta del Consultorio familiare di Imola.

Parlare di  violenza alle donne ed ai minori significa confrontarci con un tema delicato e complesso, perché la violenza assume forme diverse, accade in molti contesti e relazioni e le sue radici traggono linfa da variabili molteplici.
Quest’anno piuttosto che soffermarci nel riferire quello che si è fatto, vorremmo evidenziare quello che dobbiamo ancora fare.

Crediamo che il compito più difficile e prioritario debba essere quello di superare pregiudizi e stereotipi che tutti abbiamo e che più o meno consapevolmente trasmettiamo ed alimentiamo.

Vorremmo in particolare affrontarne uno fra i tanti che per noi operatori sarebbe importante poter superare. Le donne che subiscono violenza non sono donne FRAGILI. E’ un modo diffusamente utilizzato per descrivere e rappresentare le donne che subiscono violenza. Lo si scrive nelle relazioni che vanno ai Tribunali, lo si utilizza nelle discussioni fra colleghi quando ci si confronta su un caso e più in generale per spiegarci come mai quella donna si trovi coinvolta nella violenza.

Le donne che subiscono violenza posso essere sofferenti, annichilite, cariche di vergogna o se va bene piene di sensi di colpa, spogliate a volte delle loro dignità o anche identità, dominate, annullate, abusate, spesso arrabbiate o aggressive, a volte uccise, ma non fragili.

Se continuiamo a pensare che siano donne fragili promuoviamo l’idea che siano deboli come debole è da sempre stato considerato il genere femminile. Le donne non subiscono violenza in quanto fragili, subiscono perché incastrate in Relazioni Fragili.

Relazioni rese ancora possibili dal presupposto di una disparità nella gestione del potere, esercitato da una parte a danno dell’altra. Il maltrattamento, quando tale, si configura come un reato compiuto nella pienezza di volontà, non è un raptus e non è l’esito di una malattia mentale.

Relazioni fragili possono incatenare quella donna per anni, per sempre. Nascono come naturali relazioni affettive che nel tempo si strutturano in modo perverso. Perverso perché si confonde l’amore con il possesso, l’interesse con il controllo, l’intimità con la violenza.

Una donna che resiste in questi contesti, in realtà è una persona molto forte, troppo, perché chiede aiuto, se lo farà, dopo molto tempo, proprio perché è riuscita a resistere sperando in un cambiamento del compagno per una vita migliore per sé stessa e per i figli.

Se liberate da queste relazioni fragili, se rese consapevoli della loro forza, se affrancate da quel contesto relazionale perverso, le donne possono vivere libere, mostrando la loro forza. Il superamento di questi aspetti è una difficile conquista che il lavoro di rete può ottenere e che la donna stessa può raggiungere.

Continueremo operando in questa direzione, perché crediamo che il nostro impegno possa contribuire alla prevenzione, al disvelamento precoce, alla presa in carico di donne che hanno subito e subiscono violenza, per far sì che questo fenomeno venga quanto più possibile arginato.
Per questo motivo c’è molta attenzione sul tema e l’Azienda Usl lavora su molteplici progetti.

Tavolo tecnico di contrasto al maltrattamento

E’ il luogo in cui Ausl, Asp, Associazioni e Forze dell’Ordine, coordinati dal Consultorio Familiare, si riuniscono per un confronto nel quale ogni componente apporta il proprio contributo al fine di rafforzare il lavoro della rete. Tale collaborazione è indispensabile al fine di contrastare efficacemente un fenomeno tanto complesso e trasversalmente diffuso. Il Tavolo ha prodotto inoltre l’opuscolo “Diciamo No”, nel quale le donne che subiscono violenza possono trovare le prime informazioni fondamentali per avere l’aiuto necessario per uscire da questa spirale.

Formazione

Il Tavolo ha anche il compito di programmare azioni utili a contrastare il fenomeno della violenza contro le donne come ad esempio la formazione agli operatori socio-sanitari che possono intercettare donne che subiscono violenza al fine di poter dare le giuste indicazioni per il coinvolgimento della rete nella presa in carico della donna.

“I muscoli e il cuore”

Un gruppo di auto mutuo aiuto, attivato dall’Azienda Sanitaria di Imola alla fine del 2016, formato da uomini che si incontrano per confrontarsi, parlare del proprio disagio ed affrontare il delicatissimo tema delle relazioni violente con le proprie compagne. Occasione per riflettere sui sentimenti e le emozioni che emergono in queste relazioni, su come gestire le situazioni difficili, quando rabbia e risentimento prendono il sopravvento.
Al gruppo si accede liberamente. “Non è un percorso sanitario – precisa il dottore Ennio Sergio –  la frequenza e le date vengono stabilite dal gruppo stesso e si basa sulla presenza volontaria”.

Diamoci un taglio

Questa iniziativa nasce dall’idea di incontrare i bisogni delle donne a partire dai luoghi della loro quotidianità. Dal parrucchiere, dall’estetista mentre sta prendendosi cura di sé la donna può trovare “sentinelle” formate che possano eventualmente orientarla, se racconta di subire violenza, ai servizi che se ne possono occupare. Dal Parrucchiere infatti: “tra una donna e il suo acconciatore si instaura spesso un legame che va oltre il taglio e la piega”

Il progetto è stato importato ad Imola alla fine del 2019.

Per accedere al Consultorio: accesso telefonico allo 0542.604190 dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 9 e dalle 12 alle 13.30. Accesso diretto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 10.

per colloqui con le psicologhe: accesso telefonico allo 0542.604194 o diretto il mercoledì dalle 14 alle 17.

(Operatrici, psicologhe, ostetriche e ginecologhe del Consultorio familiare di Imola)