Le domande sono due. E’ possibile scalare l’Everest in ciabatte? Ed è possibile raccontare una lotta durata 100 giorni e 100 notti, condotta tra le montagne dell’Appennino bolognese, d’inverno, al freddo, sotto la neve, e farci stare tutto in un libro?

Impossibile! Diranno i più, e tuttavia…

Tuttavia, entrambe le cose sono riuscite a Primo Sacchetti, il sindacalista della Fiom di Bologna che ha seguito in prima persona la vertenza SaGa Coffe tenendo sul suo profilo Facebook il diario di una lotta la cui notorietà ha travalicato i confini regionali, tanto da meritarsi l’onore di una bellissima pubblicazione da parte della casa editrice Futura.

Qui occorre però una precisazione. Il titolo (La scalata dell’Everest in ciabatte) è la citazione di una frase che l’autore/sindacalista ha pronunciato in occasione di un’assemblea davanti ai cancelli della fabbrica. Rivolgendosi ai lavoratori Primo Sacchetti disse: “Preparatevi, perché la lotta sarà molto lunga e difficilissima. Ci aspetta una scalata dell’Everest in ciabatte!”

Oggi che quella scalata è stata coronata da successo, con un accordo che sostanzialmente ha tutelato sia i lavoratori che il sito produttivo, Primo Sacchetti ci permette di ripercorrere quei 100 giorni consegnandoci un libro che è qualcosa di ibrido, un interessante intreccio di racconti, interviste ai lavoratori, splendide fotografie di paesaggi e vita quotidiana, e un vero e proprio manuale di pratica sindacale.

E’ su quest’ultima parte che desidero soffermarmi. Sfogliando infatti la lunga premessa, in cui l’autore spiega le ragioni di certe scelte e di certe pratiche sindacali, non si possono non notare alcuni titoletti posti a distinzione dei diversi paragrafi: Il presidio; Una questione di democrazia; La Fiom, la Cgil e l’unità sindacale; I media e le Istituzioni; Delocalizzazioni; Ragione e Sentimento; Un lavoro di squadra.

Ne emerge una strategia di lotta ben precisa, che l’autore ha avuto chiara fin dall’inizio. Una strategia strutturata su alcuni elementi cardine che credo rappresentino la quint’essenza di una storia sindacale e umana (quella di Primo Sacchetti) tutta vissuta all’interno della Fiom e della Cgil.

Innanzitutto, la Democrazia. E qui emergono tutti gli ultimi vent’anni di lotte portate avanti dalla FIOM (spesso in solitudine) per consentire ai lavoratori di votare i propri contratti e tutti gli accordi che li riguardavano. Ma Primo Sacchetti si spinge ancor più avanti. Ci racconta infatti di come ogni fase del processo decisionale (dai turni in cucina, alle modalità di lotta, alla comunicazione coi media) sia stata discussa coi lavoratori in assemblea, volta per volta, votando democraticamente.

In secondo luogo, l’importanza di una confederalità vera, che significa, se ho ben capito, evitare a tutti i costi ripiegamenti corporativi, settari, faziosi; in poche parole: se la lotta è complessa, c’è bisogno del contributo di tutti.

E allora, benvenuta la solidarietà portata dalle altre fabbriche del territorio, dalle altre categorie della Cgil, dalla Camera del Lavoro, dalla Cgil nazionale; ma anche dalla Cisl, dalla Uil, dai commercianti, gli studenti, le Istituzioni locali di qualsiasi colore politico, e chiunque avesse a cuore le sorti dei lavoratori e del sito di Gaggio Montano.

Senza gelosie e nel rispetto reciproco. Solo così, secondo l’autore, la vertenza avrebbe potuto concludersi con successo.

Certo, un successo tutt’altro che scontato. Infatti altre volte, purtroppo, lotte di pari intensità, o addirittura superiore, si sono schiantate contro una realtà indeformabile, a meccanismi di potere che non si è riusciti a scardinare.

Ma questa volta è andata bene, forse anche perché la buona sorte ci ha messo lo zampino, come ci ricorda l’autore concludendo con autoironia la premessa: “Quale conclusione ne traggo io? Che un po’ di culo non basta, ma serve!”

Ecco, tutto questo, ma anche tanto tanto altro è il libro di Primo Sacchetti. Un libro schietto, appassionato, commovente, a volte persino spiritoso e ironico; un libro che si è dato una veste pregevolissima (Futura Editrice ha fatto un lavoro notevole di impaginazione) e che vede il contributo, tra l’altro, del sindaco di Bologna Matteo Lepore, del presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, dell’assessore allo Sviluppo economico e Lavoro della Regione Vincenzo Colla, del cardinale Matteo Zuppi, di Maurizio Landini, Francesca Re David, nonché di giornalisti, sindacalisti, e altri che per ragioni varie hanno seguito in prima persona questa lunga lotta.

Ora che ci penso, a scorrere queste belle pagine (anche la carta è gradevolissima al tatto), mi viene in mente un titolo alternativo: A che serve un sindacato confederale. SaGa Coffee, una lotta lunga 100 giorni.

Quale conclusione ne traggo io? Che il libro va letto, ma io coi titoli sono negato.

(Gianni Bortolini)