Continua la collaborazione letteraria fra Franco Gaddoni e Davide Menghi, al loro terzo romanzo a quattro mani. Guidati più che altro dal desiderio di divertirsi mettendo a frutto le loro doti creative e letterarie, Gaddoni e Menghi hanno cominciato scrivendo insieme racconti, testi per il cabaret e commedie, pubblicati o rappresentati in ambito regionale.

Davide Menghi (a sinistra) e Franco Gaddoni

Poi i romanzi, nel 2011, “La cantante di liscio”, seguito nel 2019 da “Ciclo mortale” (Pendragon). L’ultimo libro è stato appena presentato, ed è già in libreria: si intitola “Il 71° del lattaio” (Pendragon). Come è nata la collaborazione? Menghi e Gaddoni si sono conosciuti circa quarant’anni fa al mare, suonando la chitarra davanti al fuoco. Dopo pochissimo tempo hanno iniziato a scrivere insieme. Le trame ancora nascono al mare, chiacchierando “con i piedi nell’acqua”.

Gaddoni e Menghi provengono da esperienze lavorative e personali differenti, che contribuiscono nella maggior parte dei casi indirettamente, a creare e ad arricchire il contesto delle loro storie.

Franco Gaddoni, dopo il liceo classico, proseguì con studi universitari scientifici e si laureò negli anni ‘70 in chimica e tecnologia farmaceutiche. Farmacista di professione, si è dedicato altresì ad attività organizzative musicali e sociali.

Davide Menghi, di formazione tecnica, dopo esperienze lavorative di tipo amministrativo e contabile, si è in seguito dedicato al settore pubblicitario come copywriter freelance e ha intrapreso l’attività di assistente video steadicam.

Trama e riflessioni

Siamo a Forlì. Un lattaio scompare, forse rapito, forse in fuga dalla sua stessa vita. In questura si comincia ad indagare in ambito locale, con pochi risultati. Ma ecco che si profila un’ipotesi che potrebbe apparire perlomeno azzardata, se non addirittura fantasiosa, ma che interpreta molto bene i dati disponibili, e che alla fine si rivela vincente.

Ciò che resta a lettura ultimata del nuovo romanzo di Davide Menghi e Franco Gaddoni, è quella sensazione di benessere che si genera con il divertimento. E infatti si tratta di una lettura distensiva, gradevole e, appunto, divertente, che può essere una parentesi tra gli impegni vari, un modo di rilassarsi e pensare ad altro senza per questo buttare via il tempo o aver l’impressione di buttarlo via. E così ci si rasserena nel seguire i movimenti dei protagonisti, ci si ritrova nelle loro osservazioni sulla vita di ogni giorno, nei rapporti che si stabiliscono fra loro.

In verità si tratta di un thriller, come emerge dalla breve sintesi, ed effettivamente lo è, essendo presente una trama violenta di tutto rispetto e anche molti morti ammazzati. Ma i morti ammazzati sono stati tali lontano nel tempo e l’orrore per quelle morti non si percepisce se non come fatto storico. Tutto questo a beneficio dei lettori che preferiscono poco sangue, a favore di altro. E non sono pochi, piuttosto il contrario.

Ma che cosa tiene il lettore incollato alle pagine? Che cosa lo attira nella lettura?

Innanzitutto i personaggi: l’ispettore Endrizzi che conduce l’indagine è molto ben caratterizzato e di frequente spassoso nel suo modo di agire, parlare. E’ trentino, vive solo con una madre lontana ma all’altro capo del telefono e, incredibilmente, ama il lavoro a maglia! Simpatiche anche la sua perspicace collega Maria Antonietta De Novellis, abruzzese, e la capo del gruppo, come anche molti altri che pure appaiono solo saltuariamente nella narrazione.

L’immersione totale nella Romagna di oggi è sicuramente un altro fattore che concorre al gusto e alla simpatia da parte di chi legge, gradevole per chi la vive di regola, molto gradevole e conoscitiva per chi è “straniero”.
Così i minuscoli bar del circondario, o altri luoghi di aggregazione, appaiono molto reali, briosi ed eventualmente accoglienti, la scuola di ballo e la TV locale anche, come pure l’asilo nido, la vita di condominio, ecc..
Anche la questura di Forlì, popolata da impiegati e poliziotti provenienti da tutta Italia è assolutamente verosimile, vivace e piacevole. Appaiono altri aspetti del mondo di provincia, come tratti di grande umanità fra le persone e un particolare modo di interagire, familiare e immediato.

Ma Il romanzo comunica anche altro, in particolare alcuni tratti della realtà odierna, quasi fosse un documento d’epoca sui rapporti sociali. Per cominciare, la normalità di vivere soli, di essere single: Endrizzi in primo luogo, ma anche il lattaio stesso, i due principali protagonisti. E poi le relazioni fra donne e uomini, le amicizie, il modo di allevare i bimbi…. Questi i tratti più evidenti che collocano il romanzo nel nostro tempo. E non dimentichiamo il rapporto degli ispettori di polizia con chi sta scontando una pena: forse si tratta di atteggiamento buonista? e forse contemporaneamente di una critica neanche molto velata alla giustizia italiana?

Gli autori ovviamente sono completamente inconsapevoli di tutto questo. Ma non possono esimersi dall’essere figli del loro tempo e quindi di trasmettere, descrivendola, la loro realtà, quella in cui stanno vivendo.

(Carla Cardano)