In carica dal 22 dicembre 2014 come presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha rotto gli indugi qualche settimana fa annunciando la propria candidatura a nuovo segretario del Partito democratico, convinto delle proprie capacità di soddisfare i tanti italiani progressisti che, soprattutto dopo il flop dello schieramento di centro sinistra delle recenti elezioni politiche, hanno invocato a gran voce strategie e visioni politiche nazionali che collimano con ciò che lui persegue da anni come amministratore regionale.

Stefano Bonaccini

Una storia quella della regione “rossa” per eccellenza e dei suoi amministratori che ha conosciuto un “Pil politico” anomalo fin dallo storico discorso di Palmiro Togliatti nel 1946 a Reggio Emilia su Ceto Medio ed Emilia Rossa, come anomali sono stati negli anni a venire candidati sindaco che non provenivano dal Pci ma dai Cristiano Sociali, dalla Margherita, ecc.

E’ successo tempo fa a Ferrara, città dell’ex segretario Dario Franceschini, dove il candidato sindaco fu Tiziano Tagliani dei Cristiano Democratici, come a Forlì dove nella cui sede si inneggia a “Karl Marx” ma il sindaco uscente fu battuto da Roberto Balzani un ex repubblicano, per non parlare poi della Bologna dell’ex margheritino Flavio Delbono candidato del centrosinistra o a Cavriago piccolo centro appena fuori Reggio Emilia noto soprattutto per ospitare in Comune un busto di Lenin dove Rifondazione Comunista si presentò in una lista civica senza la falce e il martello.

Questo a dire che a volte per salvare il partito o anche solo lo schieramento l’ideologia è meglio accantonarla e serva più una generazione (politica) di salmoni che risalga la corrente più di una che in regime di “bonaccia” voglia per forza (o per abitudine) uscire in mare con la barca, quello che poi è successo alla “storica” Dc dei decenni passati che non capì e, fatti i debiti distinguo, quello che sta capitando al Pd.

L’exploit di Matteo Renzi alle Europee 2014 dove portò il Pd ad ottenere il 40,81% dei voti, diede la scossa ma durò poco perché finì nel pantano del “fuoco amico” e dei tatticismi delle correnti interne così da sperperare credibilità (e voti) sotto gli occhi di tutti.
Peggio ancora durante l’ultima campagna elettorale in vista delle politiche decantata come di “spessore”, forte e coesa con gli altri compagni di viaggio, promossa dall’allora segretario Letta nell’attesa del miracolo dell’urna e dell’inversione di tendenza dei sondaggi, che logicamente non avvenne complice un’astensione record giovanile che ormai non crede più a questa classe politica.
Poi si sa com’è andata a finire, strada spianata al centrodestra anche grazie alle giravolte della premiata ditta Calenda&Renzi ed i virtuosismi del Movimento 5 Stelle di Conte che hanno annichilito persino un “navigato” come l’ex segretario Letta.

Ecco per cui il partito della responsabilità cui si dovrebbe ispirare il Pd dovrà sempre più far convivere imprenditorialità e giustizia sociale, interfacciando proposte e risposte tanto al mondo economico e della finanza quanto al terzo settore ed al sindacale, di cui non si capisce la necessità del centinaio di sigle, visto che sempre più saranno due facce della stessa medaglia con cui la nostra società avrà sempre più a che fare.

Dinamiche queste che Stefano Bonaccini conosce bene fin dai primi passi in carriera mossi col Pci modenese virando poi verso un’ideologia più riformista anche all’interno del Pd nazionale, un’ottica questa lungimirante e premiata dopo la vittoria di Renzi a segretario Pd nel 2013 con la nomina di Bonaccini a responsabile degli enti locali in segreteria nazionale, apripista alla vittoria alla presidenza della regione emilia romagna nel 2014.

Un governatore Bonaccini molto attivo in ambito “sanità” abolendo per primo il cosiddetto superticket e promuovendo la realizzazione delle Case della Salute e nuovi Hospice per portare servizi alle comunità locali esponenziando così facendo il diritto alla salute, “occupazione” in primo piano con “Il Patto per il Lavoro” 2015, in cui la regione ha operato assieme a sindacati, imprenditori, scuola, camere di commercio e banche, e dove sono stati stanziati fondi per ridurre disuguaglianze ed investire su persone e loro capacità.

In ambito pandemia da Covid-19 2020/2022 tutto sotto controllo malgrado l’alto numero di contagi grazie a Hub vaccinali efficienti e funzionali. E’ stato perciò grazie al buon lavoro su queste (e altre) problematiche che l’esito quanto mai incerto del turno elettorale amministrativo di secondo mandato è stato superato bene, anche grazie al movimento delle sardine ed i suoi slogan contro i sovranisti tutti, soprattutto quelli di Salvini.

La montagna di guai combinati da un politico che è stato seguito “ad occhi chiusi”, e che è nei nostri ricordi più bui, deve sempre farci riflettere come imparare a prestare attenzione ai consensi elettorali (voto), perchè la fede politica (come quella religiosa) può essere una maldestra tentazione irresistibile seguita a volte per interesse o per debolezza ma che alla lunga non paga perchè seguire qualcuno o qualcosa “ciecamente” è una sudditanza a cui è meglio non dare ascolto.

Di questo ne è immune Stefano Bonaccini, un politico che al contrario cerca spesso il confronto per essere anche criticato e così spinto a migliorare ulteriormente, un dna di tanti amministratori degni di encomio come ad esempio Matteo Ricci che è alla fine dei due mandati come sindaco di Pesaro e che ho conosciuto bene per un triennio.

Matteo l’ho visto “teletrasportare” la bella città di Rossini da un cupo anonimato di località simil-termale a centro balneare e culturale di prima grandezza anche andando “contro le correnti” (Pd) come un salmone, da questo punto di vista Stefano gli assomiglia molto forse perché entrambi accomunati in gioventù dalla pratica del gioco del calcio, sport di squadra che fa “squadra”, che lega, che fa team ad ogni latitudine, dove il successo del singolo è frutto anche del lavoro e abnegazione da parte degli altri compagni, così al campetto di periferia così a San Siro. L’augurio è d’obbligo, ma basterà a Stefano Bonaccini questo “imprinting” a fare team per fare bene anche al Pd?

(Giuseppe Vassura)