In passato abbiamo ricordato una grande donna, Giulia Cavallari Cantalamessa, “la donna dei record”. Ebbene, “buon sangue non mente”, infatti la figlia Laura ha conseguito successi ed è divenuta importante e famosa quasi come la madre.

Laura Cantalamessa è nata a Bologna il 16 dicembre 1886, da Ignazio e Giulia Cavallari. Il padre (1856-1896), professore di anatomia patologica, primario dell’Ospedale Maggiore ed autore di numerose pubblicazioni, proveniva da un’importante famiglia marchigiana, ma purtroppo morì appena quarantenne per un’infezione contratta durante lo svolgimento della sua professione.

Della madre abbiamo già scritto, ma di lei ci resta una testimonianza degli obiettivi a cui fu educata la piccola Laura: “In che modo può essere dignitosa una donna? È dignitosa non macchiandosi mai con azioni riprovevoli, adempiendo sempre coscienziosamente i propri doveri, non vergognandosi di lavorare, non pavoneggiandosi nel beneficare, non insuperbendo nella prospera fortuna, non sconfortandosi nell’avversa; agendo, insomma, in modo da meritare costantemente la propria e l’altrui stima”.

La sua vita

Orfana del padre ad appena nove anni, frequentò le scuole primarie a Bologna per poi trasferirsi a Torino al seguito della madre, dove si iscrisse allo storico Liceo Massimo D’Azeglio e si laureò in Medicina nel 1911: tra le carte di Giovanni Pascoli si trova una cartolina illustrata a lui inviata da Torino in quell’anno firmata da Giulia e Laura Cantalamessa.

Si avvicinò, anche a seguito dell’amicizia con un altro giovane medico, Olga Caporali, alle idee socialiste, che aveva avuto modo di conoscere fin da bambina dalla bocca di quell’Andrea Costa, che era stato, insieme a Cavallotti, Saffi, Ferrari, Pascoli e Carducci, uno dei frequentatori del salotto di casa ai tempi felici di Bologna.

Seguiva il padre di Olga nelle visite domiciliari nei quartieri più poveri della ex-capitale ed aiutava alcune prostitute che volevano lasciare il loro pericoloso mestiere.

Per la specializzazione in pediatria andò a Monaco di Baviera dove, durante le vacanze estive, veniva raggiunta dalla madre: là le due donne tennero per alcuni anni corsi gratuiti di alfabetizzazione in favore degli emigrati italiani, iniziativa cui si interessò la stampa dell’epoca.

L’attività lavorativa

Nel 1913 rientrò a Bologna, dove lavorò per un biennio come medico all’Ospizio degli esposti, per poi essere assunta nel 1916 al Servizio d’Igiene Comunale, incarico che tenne sino al 1956, dando un contributo fondamentale allo sviluppo delle istituzioni bolognesi per l’infanzia, ben oltre lo specifico ambito medico. Inizialmente si occupò anche dell’Ospizio Murri, una grande colonia marina a Rimini destinata a bambini “a rischio”, per la salute precaria e provenienti per lo più da famiglie in stato di povertà.

L’ospizio Murri

L’inizio del secolo scorso fu caratterizzato dall’imperversare della tubercolosi, prima causa di morte in età giovanile: colpiva con maggiore intensità nei contesti urbani sovraffollati e dalle pessime condizioni igieniche e presso i ceti più poveri, dove all’ambiente abitativo malsano si aggiungeva una malnutrizione cronica. Si svilupparono a livello europeo numerose iniziative per prevenire la malattia, con percorsi mirati che coniugassero formazione scolastica, ambiente salubre, nutrizione di qualità ed adeguata attività fisica: sorsero le cosiddette “scuole all’aperto”.

La Scuola Fortuzzi

Una delle più importanti esperienze italiane fu la Scuola Fortuzzi, realizzata all’interno dei Giardini Margherita di Bologna in luminosi ampi padiglioni dove gli alunni si “rifugiavano” solamente nei momenti di grande freddo o di tempo brutto. Grazie a un particolare tipo di banco leggero, pieghevole e facilmente trasportabile, veniva privilegiata l’attività all’aperto, coniugando momenti di scuola tradizionale (il dettato, il far di conto) ad altri che spaziavano dall’osservazione diretta della natura alla coltivazione dell’orto.

Scuola Fortuzzi (Foto tratta dalla pagine Facebook “Scuola Elementare Fortuzzi”

La pediatra incaricata di scegliere i bambini da inserire nell’innovativo progetto, di seguire l’evoluzione del loro stato di salute, di definire le pratiche di natura medica e igienica nonché il regime dietetico ottimale era la dott.ssa Laura Cantalamessa, la quale già nel 1908 – ancor prima della laurea – aveva dato alle stampe il volume “La scuola all’aperto nel campo sanitario e sociale: collaborazione fra medico e maestro”.

Al servizio dei più bisognosi

La Prima Guerra Mondiale, con la conseguente perdita di reddito familiare, portò ad un inevitabile peggioramento delle condizioni di vita dei ceti popolari, specie dei bambini: in quei terribili anni Laura seguì i figli dei richiamati per garantire condizioni di vita accettabili tramite la creazione di asili situati in “locali ampi ed arieggiati con giardino e prato adatti ad accoglierne il maggior numero”. Dalle iniziali 500 iscrizioni si giunse a ben 2.300 a fine 1919: agli alunni venivano garantiti attività fisica, forme di istruzione o svago, assistenza medica e tre pasti al giorno: caffè e latte la mattina, minestra a mezzogiorno e merenda alle 17.

Tali scelte professionali portavano Laura a contatto non solo con bambini e ragazzi malati e svantaggiati per motivi familiari e sociali e ne avvertiva la profonda ingiustizia, come ci ricorda in un suo breve scritto “la colpa di tutti gli episodi di violenza commessi dai fanciulli ricade sulla società, su noi adulti che non sapemmo vedere e non tendemmo a tempo la mano”.

Si cercò di rispondere al problema attuando le classi differenziali alla Manzolini, la lotta allo sfruttamento dei minori nell’accattonaggio, l’accoglienza dei bambini provenienti dalle aree più povere del Sud affidati alle famiglie emiliane per un periodo di recupero medico e alimentare, l’avvio di un centro di orientamento che tenesse conto delle attitudini personali.

Laura si impegnò anche per riqualificare la vita all’interno del carcere minorile del Pratello, introducendo attività lavorative e intellettuali che impegnassero la giornata dei giovani ospiti.

Ricordiamo che in quegli anni le donne medico erano solo circa duecento in tutta Italia.

La vita personale

Per quanto riguarda la vita personale, poco dopo il suo ritorno a Bologna, il 19 dicembre 1914 si sposò con il collega Manlio Montanari, dal quale ebbe le figlie Anna (1915) e Graziella, nata nel 1920 e morta ad appena due anni di encefalite fulminante, una pena doppia per la mamma medico, che aveva salvato la vita di tanti bambini, spesso con mezzi di fortuna.

Sfollata a causa della guerra nel 1943 a Mercato Saraceno, qui morì il marito nel 1944.

Terminato il conflitto, continuò a lavorare come medico Vicecapo dell’Ufficio d’Igiene nel Comune di Bologna fino al 1953, proseguendo l’impegno tra cura sanitaria e dedizione educativa: favorì la conoscenza del metodo Montessori nelle scuole bolognesi, si occupò di orientamento professionale anche dopo il pensionamento. Si interessò pure degli “anormali” psichici e caratteriali, nonché degli affetti da ipoacusia, conducendo opera di profilassi attraverso un centro di psicotecnica. Inoltre, partecipò e fu relatrice a convegni nazionali ed esteri e fu socia di diversi organismi medici e culturali, ad esempio fece parte nel secondo dopoguerra del primo nucleo di Dottoresse in Medicina che rifondarono l’Associazione Italiana Donne Medico.

Ha avuto due figlie, Graziella purtroppo deceduta all’età di due anni e Anna Montanari Baldini, che è citata come buona, generosa e di forte carattere, inoltre è stata pediatra come la mamma e scrittrice come la nonna: “buon sangue non mente”.

Laura Cantalamessa morì a Rimini il 23 marzo 1970. A lei è dedicata a Bologna una Scuola per l’infanzia.

Le sue pubblicazioni

Durante la sua lunga vita, nonostante l’attività frenetica, trovò il tempo di stendere numerosi articoli e pubblicare parecchi volumi, alcuni insieme alla figlia Anna, per lo più incentrati sulla necessità che la scuola si faccia veicolo di trasmissione di una corretta educazione sanitaria e sulla natura del rapporto tra insegnante e medico.

Nell’Archiginnasio di Bologna c’è l’archivio personale della madre Giulia Cavallari Cantalamessa, che comprende carteggio, scritti, documenti e fotografie, sia a carattere familiare sia relativi all’attività professionale e letteraria e sono inoltre presenti carte relative a Ignazio Cantalamessa, primario dell’Ospedale Maggiore di Bologna e docente universitario, marito di Giulia, alla loro figlia Laura Cantalamessa, medico pediatra, al marito di lei Manlio Montanari, chirurgo, ed a Giulio Cantalamessa, museologo, pittore e critico d’arte, fratello di Ignazio.

Tra i vari riferimenti per una ricerca, ricordiamo che la professoressa dell’Università di Bologna Mirella D’Ascenzo, i cui interessi di ricerca vertono tra l’altro sulle politiche educative, sulla storia della professione docente (anche al femminile) e della pedagogia, ha più volte dedicato scritti e studi alla nostra Laura Cantalamessa; citazioni da parte di altri autori si trovano in diverse opere e raccolte di studi e ricerche.

(Marco Pelliconi)