Abbiamo appena celebrato la giornata del 25 novembre e ritengo opportuno riflettere sulle cause/motivazioni che determinano, hanno determinato e, purtroppo, determineranno ancora tanti e ancora tanti episodi di violenza da parte di uomini (mariti, fidanzati, amanti, conoscenti, amici, ecc. ecc,.) su donne: non si potrebbe trovare migliore traccia di riflessione di quello che sta tuttora accadendo in Iran.

Nel Paese in questione è in atto una vera e propria rivolta di gran parte della popolazione contro i dettami di una casta religiosa al potere di governo. Poco conta di quale religione si tratti: solo leggere sfumature, dettate nella maggior parte dei casi da situazioni di localizzazione o di origine, diversificano le varie religioni al riguardo e per una ragione molto semplice: quando i dettami della religione stessa vennero fissati, gli uomini (i maschietti) erano di gran lunga i più importanti rappresentanti delle genti in quanto fisicamente i più forti (e la forza risultava essere una qualità non di second’ordine). Con il trascorrere dei secoli questa caratteristica (la forza fisica) ha perso di importanza ma i residui delle scelte di carattere religioso non hanno saputo (potuto, compreso, …) adeguarsi ragguardevolmente al trascorrere del tempo. E non avrebbe potuto essere altrimenti, vista l’immutabilità dei dettami religiosi (volontà divina).

È sufficiente riflettere sui dettami del Cristianesimo, che vede la creazione di un uomo (Adamo), dalla costola del quale, in un secondo tempo, nasce la donna, Eva.

Sarebbe interessante scoprire se gironzolavano per il Paradiso Terrestre con o senza ombelico, ma la questione appare di secondaria importanza. La conferma dal grande Michelangelo che raffigura il soffio della vita raggiungere un uomo (nel cielo della Cappella Sistina) e della donna neppure si parla.

Così, per secoli e secoli, la religione ha visto dettami e ancora dettami che riguardavano la supremazia maschile e il relegare la parte femminile di molto dietro l’angolo. A tutt’oggi, abbiamo papi e cardinali e releghiamo le donne in celle di clausura: in mezzo molte sfumature di varia importanza, ma quando si tratta di comandare la divisione è nettissima.

Non c’è da stupirsi, quindi, se nella mente di molti uomini permane il retaggio di supremazia sull’altro sesso, ampiamente giudicato inferiore, e il senso innato di punizione quando ci si trova davanti alla ribellione o anche solo alla denuncia di una mutazione.

Inaccettabile! La mancanza di cultura, la debolezza di personalità e l’assenza di capacità di accettazione del mutarsi di uno status quo finiscono per determinare lo scatenarsi si una punizione. Spesso, dopo la vendetta personale, subentra il rimorso e si crede di porre rimedio con il suicidio.

Occorreranno molti anni ancora, forse secoli, non solo in Iran, ma un po’ in tutto il mondo, prima che si riesca a stabilire un sano equilibrio tar i due sessi, e pensare che sarebbe sufficiente riflettere che in assenza di parità di ruolo e di valori la nostra razza sarebbe destinata all’estinzione: una vera e propria incontrovertibile realtà alla quale non hanno dato il necessario peso gli antichi scrittori di dettami di fede religiosa!

Quell’essere derivante da una nostra costola “cerca” a volte di rialzarsi da un ruolo che le è stato assegnato da secoli di prepotenza tutta maschile e, come ben si sa, le cattive e scontate abitudini non sono facili da perdere. Riflettiamo su come ancora al giorno d’oggi sia oggetto di richiamo quando una donna (una donna!) assume ruoli che fino a ieri erano esclusivo appannaggio di uomini: nello svolgimento dell’attuale campionato mondiale di calcio ha fatto vistosamente notizia il fatto che una donna abbia arbitrato per la prima volta una partita di tale livello, mentre ci si dovrebbe ampiamente stupire del fatto che il “fatto” non sia accaduto già molti anni fa: gli occhi sono gli stessi, la possibilità di scorrazzare da una parte all’altra del campo pure e il fiato da inserire impetuosamente nel fischietto pure. Dunque?

Comincino quindi tutte le “Religioni” a rivedere le molte posizioni ostative ricordando che, secondo i loro Dei, tutti siamo uguali davanti alla giustizia divina. Proprio tutti?

(Mauro Magnani)