La lettura del libro di Martina CastiglioniLibere. Il nostro No ai matrimoni forzati” (*) si annunciava per me come un piccolo combattimento interiore per non soccombere davanti a vicende particolarmente tristi.

Invece non ho versato nemmeno una lacrima. Sono rimasta impietrita dalla “banalità del male”, dalla normalità assurda di storie familiari che spesso ci scorrono accanto, invisibili e anonime. Le vicende tragiche di ragazze che per i nostri attuali (e tutto sommato piuttosto recenti e comunque opinabili) parametri sarebbero “modello”: studiose, affettuose, volenterose e che invece proprio per questo sono considerate pessimi soggetti nelle famiglie e nelle “comunità” d’appartenenza.

C’è una famiglia-moloch che ti ha dato la vita e ora vuole disporne: la vita non è tua sebbene ti sia toccato in sorte di viverla. Come per Saman Abbas, la ragazza uccisa “per onore” a Guastalla nel 2021.

La famiglia e il matrimonio forzato ti richiedono contemporaneamente di essere incredibilmente forte, dimenticando te stessa, ma anche completamente debole, accettando (a prescindere) la legge dell’uomo e dell’onore. Patriarcato antico e violenza radicata che si vestono con gli abiti di una religione spesso travisata.

E poi tante madri, che ignorano il dolore delle figlie, lo accettano come ineluttabile o le tradiscono, anche se questo costerà la vita alle ragazze. Molti padri tengono più all’onore e alla rete famigliare che alla salvezza di chi hanno generato.

Non ho emesso nessuna lacrima, leggendo ma ho provato molta rabbia in un accavallarsi di considerazioni. E il desiderio di solidarizzare, per quel che è possibile.

Innanzitutto straordinari il coraggio, la compostezza e il pudore di queste giovani: niente scivoloni nel melodrammatico, accuse, vittimismo ma un profondo senso di giustizia insieme a un desiderio di sopravvivenza, per niente scontato quando si perde tutto il proprio mondo, il sistema di riferimento, gli affetti, le conoscenze e ci si lancia in un mondo ignoto.

Mi è capitato di discutere con un professore di filosofia delle religioni, che constatava il ritorno “volontario” – secondo lui – delle ragazzine di certe comunità londinesi contemporanee alle mutilazioni genitali pur di non sentirsi escluse dal gruppo di riferimento. Deve prevalere l’identità individuale o culturale, religiosa e sociale? Il problema non è di facile soluzione ma questo libro e la forza delle ragazze mi hanno consolidato la convinzione che la libertà di scegliere e l’integrità psicofisica di ogni persona sono al primo posto in un sistema di valori democratico. Non c’è altra via che la possibilità di autodeterminarsi, indipendentemente dal sesso: la libertà sta lì.

La relatività dei valori culturali e religiosi nei vari contesti e nello stesso tempo la loro inossidabile potenza mi hanno fatto riflettere sul fatto che invece di “modelli” ci servono diritti certi con una educazione capillare ai sentimenti, alla solidarietà, al pensiero critico.

Sono anche rimasta molto colpita dalla trasmissione intergenerazionale di relazioni familiari così fortemente disfunzionali: appare difficilissima da interrompere e in cui i soggetti più deboli e a rischio, sono – per un perverso meccanismo – quasi sempre invisibili, “impossibili” da raggiungere e da tutelare pur se talvolta (le ragazze che vanno a scuola, in modo particolare) ci sia la consapevolezza dei diritti e delle possibilità.

Si può e si deve fare molto a livello sociale, culturale e legislativo. Non per un generico “altruismo” verso soggetti immigrati e/o svantaggiati, Queste riflessioni ci riguardano direttamente: le donne e l ragazze italiane non sono fuori da discriminazioni e violenze (in famiglia e fuori)

Fra i tanti compiti che ci aspettano se vogliamo cambiare questa situazione orrenda è anche trovare il modo per coinvolgere ed educare gli uomini e i ragazzi, combattendo la violenza aperta del maschilismo e le mille sotterranee complicità .

Il libro di Martina Castigliani, nella sua forbita semplicità, nel rispetto che sempre dimostra per le persone e per le loro storia, non ha il minimo intento sensazionalista ma riporta con nitida accuratezza 5 vicende di ragazze straniere in Italia, raccontate da loro. A rendere più ricco il libro schede, “suggerimenti per chi vuole sottrarsi a un matrimonio forzato”, le testimonianze di Alessandra Davide e di Tiziana Dal Pra (dell’associazione imolese “Trama di terre”, donne native e migranti, a cui saranno destinati i proventi del libro), del pakistano Wajahat Abbas Kazmi, di Angela Bottari e altre.

Interrogarci sul futuro che vogliamo e come raggiungerlo: non è poco.

(Nicoletta Folli)

(*) Paper First: 220 pagine per 17 euro. Illustrazioni di Elisabetta Ferrari, prefazione di Cinzia Monteverdi