La parola stessa, tradizione, deriva da “tradere”, trasportare, passare di mano ossia deve adattarsi ai tempi in corso e non solo essere monolitica religiosa quando, nel caso del Natale, deve esserci per forza l’albero assieme al presepe.

Adattamenti nel corso dei secoli che videro tanto i festeggiamenti per la festività del 25 proibiti dai puritani inglesi e americani nel XVII secolo perché a lor parere di altra etnia, quanto ciò che “combinò” un errore di stampa di una profezia in versione greca che fece capire erroneamente che il Messia nacque tra due bestie anziché “tra due epoche” come invece doveva essere inteso, i Magi poi in effetti era sì gente conosciuta ma come astrologi e sacerdoti persiani, poco si capì come fecero da lì a poco a diventare tre re.

Presepe (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Refusi o verità il periodo natalizio ruota attorno al coreografico presepe a ricordare ciò che passato e tradizione insegna, ma è dominato dall’albero che ne è “simbolo” quanto addobbato (in segno di festa) perché ciò inventato dal vescovo Bonifacio nella Germania del 724 d.C. per essere lui riuscito a salvare un bambino che doveva essere sacrificato, indicando proprio in prossimità di un piccolo abete il luogo giusto per adorare il Padre del Cielo della mancata esecuzione, appunto guarnendo a festa il sempreverde.
Come allora, ai giorni nostri agli addobbi seguono i doni che creano legami nuovi oltre a rafforzare quelli esistenti, a prescindere dall’“uso” che tende a soddisfare il bisogno e allo “scambio” materiale che può generare la necessità del contraccambio.

L’arte del dono o più semplicemente del regalo è insita in ognuno di noi ma nelle generazioni “credenti” di più perchè maggiormente consapevoli di essere (per volere divino) nati privilegiati di fatto avvertendo così naturale dover restituire il favore che la vita ha fatto loro, per i più laici meno voli pindarici ma stessa condivisione sul luogo di casa in cui trascorrere le Feste in compagnia della propria famiglia col quasi 70% per Gen Z fino a quasi il 90% per i più “maturi” Baby Boomers, entrambe le due generazioni comunque in grande sintonia nel definire cosa è essenziale e a cosa sono disposte a rinunciare.

Merito del sentiment magico che aleggia, degli stati d’animo, le emozione e le sensazioni che sono uniche, anche anticonformista ma fluido secondo lo spirito dei tempi, eppure formale con valori passati di moda come le buone maniere, conversazioni autentiche lontane da Instagram e Zoom che possono proseguire sui divani in quell’euforia contagiosa di essere finalmente tornati dopo un anno a ritrovarsi semmai a pranzo, dimenticando anche solo per un po’ arancini e maritozzi, panino experience e apericena, Fashion&Food e spizzichini.

Infine lui il bambin Gesù, difficile da spiegare come da duemila anni sia la più grande celebrità della terra a fronte di un calo dei cristiani ad ogni latitudine, nella sola Inghilterra sono passati al 46% dal 59% del precedente decennio (il 72% nel 2001), con “no religion” e musulmani in forte crescita, questo forse anche perché i vangeli non hanno mai fornito una biografia di Gesù ma solo proclamato una fede del Messia di Nazareth, peraltro uno dei tanti profeti giustiziati dal potere romano.

Una creazione della fede che ai più laici sembra ovvia, come d’altronde la resurrezione che è un evento non storicamente indagabile e della quale anche nei vangeli non è descritta se non solo “evocata” l’assenza di Gesù dalla tomba. Da qui (forse) qualche dubbio da parte dei meno credenti su quanto e come possa essere stato trasformato da parte delle comunità di allora un personaggio storico in una figura mitica.

Uno dei paradossi più inquietanti è che il cristianesimo rischia di sparire nei luoghi dove è nato, Palestina, Libano, Siria e Iraq e a Gerusalemme dove il simbolo è quasi dimenticato malgrado quello che i cristiani hanno contribuito alla civiltà islamica, riconoscendone il diritto fondamentale di esistere malgrado limitazioni giuridiche, religiose e sociali. Con l’affermarsi dell’Islam politico i seguaci del nazareno si sono trovati isolati, diffidati e minacciati vedendosi presto privati della libertà di culto e di essere cittadini, diventando così obiettivi di jihadisti e di chi sogna un mondo islamico solo per musulmani.

(Giuseppe Vassura)