Da molti anni a questa parte (le prime testimonianze sono degli anni ‘80!) il lupo è stabilmente presente nei nostri territori, dapprima in montagna, poi è sceso in collina ed ora ci sono avvistamenti anche a nord della via Emilia (e a tutto c’è una spiegazione).

Lupo (Foto di Steve Fehlberg da Pixabay)

Schivo, silenzioso (tranne eccezioni) e sostanzialmente notturno (tranne eccezioni), normalmente evita scrupolosamente l’uomo, che percepisce a grande distanza. Ne è prova il fatto che anche da parte dei cacciatori che si muovono in braccata (mute di cani e uomini che battono intere valli), l’incontro non è così frequente.

Insomma è oramai un nostro coinquilino, eppure di lui ne sappiamo molto poco, certamente meno del licaone e della gazzella. La vita del lupo nostrano non “buca lo schermo”, forse perché in un paese che vive di tifoseria non c’è tanto bisogno di capire, basta l’immaginario, tutt’al più “… tizio ha detto che…”, e poi ci si schiera, pro o contro, fine del film.

E’ chiaro che il lupo ha complicato non poco la vita ad allevatori e agricoltori, che si sono visti predati greggi e animali lasciati in libertà e/o senza adeguati sistemi di protezione. Passati i primi drammatici impatti, la maggior parte di loro, oggi, utilizza recinti, ricoveri chiusi per la notte, cani da difesa maremmani o abruzzesi, ma talvolta non basta.

La Regione Emilia Romagna è operativa da circa vent’anni, tre le altre attività, fornisce agli allevatori supporto e finanziamenti, consegna reti e linee elettrificate, sostiene altre spese vive per organizzare le difese e rimborsa il valore degli animali predati. E’ in fase di avvio un progetto comunicativo specifico, anche perché nei media le voci che si levano sono lapidarie: “… complimenti agli ambientalisti che ce l’hanno portato!”, … “sono aumentati ed ora sono proprio troppi!”, …. “ce li troviamo in mezzo alle case!”, …. “il mio cane è stato assalito!”, … “bisogna cominciare a toglierne qualcuno di mezzo”, … “prima o poi ci scappa il morto”, e così via.

Da circa 15 anni abito in una casa rurale isolata, in mezzo a un bosco, a 400 metri di quota. Ho dovuto recintare gli orti ed ogni singola pianta da frutto per difenderli da caprioli, lepri, gatti selvatici, tassi, istrici, volpi, cinghiali… del lupo trovo regolarmente le “fatte” nei sentieri di crinale, ma lui se ne guarda bene dal farsi vivo. Certo, non ho pecore, né capre, né vitelli, solo una gatta alquanto guardinga, cosa ci verrebbe a fare attorno a casa mia?

A un certo punto, comunque, mi sono messo “di sbuzzo buono” e di informazioni ne ho trovate parecchie, da molteplici fonti (a piè di pagina ne riporto qualcuna). Provo a fare un sunto, grossolano e impreciso, di quanto ho capito:

1) nessuno ha “ripopolato” i lupi. Nel nostro paese, dallo sterminio “storico” se ne sono salvati qualche centinaio nelle montagne più selvagge dell’appennino centrale e da lì, a seguito della crescita esponenziale degli ungulati (a sua volta possibile per via dello spopolamento umano), si sono messi in marcia con le proprie gambe (che in una notte, sono capaci di fare oltre 50 km = dieci notti fanno 500 km);

2) come tutti i predatori il lupo ha una sola regola: massimo risultato con il minimo sforzo e minimo rischio. Chi glielo fa fare di sfiancarsi dietro un capriolo o rischiare il dente del cinghiale se può saltare addosso ad una pecora? Se poi trova degli avanzi di cibo belli profumati a lato delle strade (che dovevano essere messi dentro gli appositi bidoni), non ne dovrebbe approfittare? E quelle belle ciotolone strabordanti di crocchette lasciate attorno alle case di campagna per cani e gatti… mica è scemo, piacciono pure a lui, se poi, nel frattempo arriva il rispettivo cagnolo, che magari fa anche un po’ lo smargiasso… è chiaro come andrà a finire.

3) negli ultimi 200 anni non è stato documentato nessun assalto alle persone, neppure in Abruzzo, dove il lupo non si è mai estinto. Gli esperti sostengono che i lupi attuali riconoscono bene l’uomo, che non è una loro preda, e lo trovano troppo rischioso per la loro incolumità. In tutte le circostanze d’incontro accidentale, ed anche provocato, sfuggono via silenziosi. Ciononostante è un animale selvatico e come tale va tenuto a debita distanza e non importunato, men che meno se cucciolo.

4) in tutta Italia si stima la presenza di circa 3.000 esemplari, dalla Calabria al Friuli. La sua densità biotica, ossia il numero di individui per kmq, è strettamente in relazione al cibo disponibile. Più cibo si traduce in cucciolate più numerose, branchi con più individui e aree controllate più piccole. Meno cibo viceversa. La perdita di qualche individuo non sposta l’equilibrio territoriale del branco perché nel giro di poco viene rimpiazzato da un nuovo nato o dall’arrivo di qualche esemplare “in dispersione”.

5) il territorio controllato da un branco può andare da 200 a 400 kmq, dipendente da vari fattori, tra i quali la disponibilità trofica e l’orografia della zona. Un branco, generalmente, è composto da 7-8 individui, più eventuali cuccioli. Il territorio viene “marcato” e difeso da altri branchi (per questo motivo le “fatte” sono bene in vista). Quando le cucciolate vanno a buon fine (per varie cause la mortalità è circa del 60% al primo anno) il branco diventa troppo numeroso e all’età di due anni i subadulti vanno in cerca di un nuovo territorio. Questi spostamenti, naturalmente, seguono il cibo, ovvero i selvatici (guarda caso il capriolo ed il cinghiale stanno popolando la pianura) o qualsiasi altra cosa dia loro sostentamento. In questo modo dall’Abruzzo i lupi appenninici hanno progressivamente colonizzato, verso nord, l’Umbria, le Marche, la Toscana, l’Emilia Romagna, la Liguria.

Se tutto questo è vero, quando un’ampia regione è stata definitivamente colonizzata, ci sono solo due possibilità: tornare allo sterminio o convivere.

Ora, indipendentemente dalle considerazioni morali riguardo al nostro antropocentrismo ed anche a riguardo della situazione normativa (il lupo è nell’elenco delle specie particolarmente protette ai sensi della Direttiva europea “Habitat” n. 43 del 1992 e delle conseguenti leggi nazionali) è chiaro che sterminarlo non è più plausibile, né con le carabine, né in qualsiasi altro modo.

E’ altrettanto chiaro che la convivenza con il predatore per eccellenza richiede un nostro adeguamento. Allevatori, agricoltori, abitanti delle campagne o frequentatori delle seconde case, camminatori, mountain biker, cacciatori, fungaioli, tartufai, pescatori di fiume, ma anche gli amministratori locali, tutti dobbiamo tenere conto che, anche se non si fa tanto vedere in giro, il lupo è stabilmente nel nostro territorio e questo richiede la nostra attenzione. Perchè il lupo non è ne buono, né cattivo, fa solo del suo meglio per sopravvivere, facendo l’unica cosa che sa fare, ossia il lupo.

Iniziative

Il ritorno del Lupo nel territorio bolognese: conoscerne il comportamento per affrontare le criticità“. Giovedì 29 dicembre, ore 17.30, a San Benedetto Val di Sambro un incontro con la Polizia locale della Città metropolitana.

Per saperne di più

Lupo e cane da guardiania: buone norme di comportamento >>>> 

Riferimenti

Il ritorno del lupo nelle montagne vicentine – Jessica Peruzzo – 2022

Le conseguenze del ritorno. Storie, ricerche, pericoli e immaginario del lupo in Italia – Luca Giunti – 2021

Il ritorno del lupo in Italia – Roberto Salvini – 2017

https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/caccia/temi/lupo

https://www.iononhopauradellupo.it

(Luca Bartolucci)